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L’intensificazione delle relazioni turco-ucraine è uno dei principali nuovi sviluppi degli ultimi anni. Rappresenta un importante fattore di stabilità, poiché ristabilisce un equilibrio di forze che era stato turbato dall’annessione russa della Crimea nel marzo 2014, certamente illegale dal punto di vista del rispetto del diritto internazionale, anche se avvenuto nel quadro di un forte inasprimento delle tensioni internazionali a livello sistemico a causa della crisi ucraina.

Russia e Turchia sono “unite” da interessi comuni come il commercio di energia, la vendita di sistemi di armamento (in particolare il sistema missilistico S-400, che permette di controllare il Mar Nero nel suo insieme e parte del Mediterraneo, area che la Turchia guarda sempre più aggressivamente), una comune avversione per i sistemi politici liberali e soprattutto dalla necessità di mantenere il Mar Nero sotto il dominio esclusivo delle principali potenze costiere.

Questo senza contare che la Turchia rimane un membro fondamentale della Nato, anche se non più considerato un alleato affidabile da molti altri Stati membri. Erdogan usa abilmente, quanto molto spregiudicatamente, l’appartenenza alla Nato per opporsi alla Russia in caso di necessità, e allo stesso tempo minaccia di espandere le relazioni con la Russia per ottenere concessioni dalla Nato, nella misura in cui essa svolge un ruolo chiave per la protezione militare statunitense in Medio Oriente e oltre.

Ma questi elementi da soli non sono sufficienti a determinare un’intesa duratura tra le principali potenze del Mar Nero, perché Russia e Turchia sono divise anche da problemi regionali; vedi il Caucaso meridionale, e il Nagorno-Karabakh in particolare, e la Siria e il Mediterraneo orientale, dove il pan-turchismo, o panturanismo, si scontra inevitabilmente con le mire espansionistiche del vicino russo. Queste ovviamente instillano paura anche in uno Stato militarmente potente come la Turchia (la cui forza militare si è comunque indebolita dopo le purghe dell’esercito seguite al tentativo di colpo di stato del luglio 2016).

Sullo sfondo di questo stato di cose troviamo quindi un’intensificazione delle relazioni commerciali attraverso un accordo di libero scambio e militare, ma anche di natura diplomatica, di cooperazione tra Turchia e Ucraina, i due Stati costieri più importanti dopo la Russia.

La Turchia sostiene senza riserve od ambiguità la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina all’interno dei confini internazionalmente riconosciuti e accoglie quindi con favore la cooperazione nel quadro della Piattaforma per la de-occupazione della Crimea cui Mosca ovviamente si oppone unilateralmente, ma fermamente, perché rimette in discussione una questione che considera ormai chiusa.

I ministeri della Difesa e gli altri dipartimenti coinvolti dei due Paesi devono assicurare il successo di tutti i progetti bilaterali. Essi intendono completare al più presto i negoziati per un accordo di libero scambio tra l’Ucraina e la Turchia, intensificare la cooperazione nell’ambito della Commissione intergovernativa per il commercio e la cooperazione economica e aumentare gli investimenti turchi in progetti di infrastrutture in Ucraina.

I due Paesi ospiteranno l’Anno dell’Ucraina in Turchia e l’Anno della Turchia in Ucraina. Inoltre, si prospetta una sorta di gemellaggio, nel senso che l’Ucraina si è dichiarata interessata a promuovere una cooperazione con la Turchia anche in campo religioso.

Questo prevede addirittura la costruzione di una nuova importante moschea a Kiev, un modo per riconoscere e premiare la piccola comunità musulmana ucraina, presentando allo stesso tempo l’Ucraina come aperta al mondo musulmano, facendo del Mar Nero un mare di commercio e comunicazione interreligiosa.

A livello diplomatico internazionale, questa singolare alleanza tra Turchia e Ucraina finirà per spostare i voti di molti Stati islamici verso l’Ucraina quando l’Onu sarà chiamata a decidere sulla questione della Crimea, occupazione nel passato già sanzionata dall’Onu più di una volta.

Ciò che è chiaro è una sorta di accesa competizione tra Russia e Ucraina per ottenere il favore del mondo arabo, e del cosiddetto Terzo Mondo in generale a livello internazionale e soprattutto nell’ambito delle Nazioni Unite,(non a caso,  ultimamente si nota un forte attivismo russo in cerca di voti per resistere alle risoluzioni di condanna in sede Onu per l’occupazione della Crimea e di sbocchi commerciali e geopolitici in Africa, soprattutto lungo le coste meridionali del Mar Rosso, in particolare a Port Sudan, avamposto strategico per il controllo della navigazione in transito per il Golfo Persico e l’Oceano Indiano dove si svolge una parte cospicua del traffico commerciale ed energetico a livello mondiale) e uno per accedere ai mercati mediorientali, per i quali il controllo del Mar Nero si rivela assolutamente essenziale, come lo è per l’estrazione di gas e petrolio, di cui il Mar Nero è ricco e la cui contesa estrazione da parte della Russia  rappresenta un ulteriore elemento di tensione e discordia tra Mosca e Kiev che, idealmente, andrebbe discusso nel quadro di complesse trattative multilaterali che appaiono però inevitabilmente irte di difficoltà.

Inutile dire che questa convergenza di intenti e di interessi tra Turchia e Ucraina è fortemente disapprovata da Mosca e seguita con un certo allarme in quanto intrinsecamente volta a contenere le aspirazioni espansionistiche della Russia nel Mar Nero stesso (e soprattutto come proiezione nel Mediterraneo orientale ed in Siria), nonostante tra Russia e Turchia esista una importante collaborazione di tipo settoriale, quindi non organica e strutturale dal punto di vista politico.

D’altra parte, alcuni attori esterni alla regione, gli Stati Uniti in particolare, vedono positivamente un’alleanza tra Ankara e Kiev, come un’alleanza specificamente mirata a trattenere Mosca dal soddisfare le sue esigenze strategiche di proiezione che la aiuterebbero ad aumentare il volume degli scambi commerciali e politico-diplomatici con il resto del mondo. Accrescendone quindi in modo direttamente  proporzionale lo status politico e diplomatico e permettendole quindi di divenire od essere uno dei poli indipendenti della politica mondiale, il cosiddetto nuovo ordine multipolare, cui la leadership  ed in una qualche misura la stessa popolazione russa fortemente aspira, che si esemplifica nel concetto di velikoderzavnost o di Grande Potenza.

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