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Il 9 marzo il Parlamento europeo ha votato per togliere l’immunità ai parlamentari catalani Carles Puigdemont (già presidente della Generalitat catalana), Antoni Comín e Clara Ponsatí. Le conseguenze giuridiche non sono ancora chiare, perché deve essere ancora deciso se le autorità giudiziarie del Belgio, sollecitate da quelle spagnole, faranno estradare i tre europarlamentari in Spagna, dove comunque li aspetterebbe una condanna certa a molti anni di prigione. Destino già capitato a diversi altri deputati del parlamento di Catalogna che hanno condiviso la loro azione politica, nonché a esponenti della società civile.

La questione sta tutta nell’aggettivo: “politica”. Puidgemont e gli altri due non sono dei delinquenti. Non hanno preso tangenti, non si sono arricchiti a danno dell’erario. Sono stati e sono perseguiti dalla giustizia spagnola perché chiedevano l’indipendenza della Catalogna.

Si può essere o meno d’accordo con il fatto che gli Stati nazionali, che sono il risultato degli ultimi due secoli di storia dell’Europa, di mille guerre e di mille trattati di pace, debbano rimanere così come sono per i prossimi secoli. Vi sono buone ragioni per affermarlo, non ultima delle quali è che ogni modifica significherebbe destrutturare profondamente l’Unione europea, la cui struttura è un accordo tra Stati nazione.

Ma in nessun caso, per nessuna ragione, né morale né politica, la diversità delle visioni politiche può diventare un crimine, e per di più punito con decine di anni di prigione, come nel caso di Puidgemont e degli altri deputati della Catalogna.

Tutti noi ricordiamo i movimenti politici della Scozia, che hanno spinto per l’indipendenza dal Regno Unito. Movimenti che sono ancora forti e vitali. Mai il governo del Regno Unito e il parlamento di Westminster hanno pensato di muovere il potere giudiziario, esercito e polizia, per contrastare il movimento indipendentista. Lo hanno contrastato sul piano dell’opinione pubblica, del consenso, delle regole della più antica democrazia del mondo.

La Carta delle Nazioni Unite riconosce il diritto dei popoli all’autodeterminazione. È un principio generale dello ius gentium, che è parte fondamentale della nostra civiltà occidentale. Come questo diritto debba e possa esercitarsi è una questione che dipende dai tempi e dalle circostanze. Ma il principio è un principio di civiltà. Punto e basta.

Nel caso di Puidgemont e degli altri catalani, la cosa forse più assurda, e anche ripugnante, è che essi sono stati trattati dalla giustizia spagnola come se fossero dei criminali comuni. Sono stati condannati come dei ladri, perché avrebbero usato i fondi pubblici della Catalogna per pagare il referendum dell’ottobre 2017 sull’indipendenza. Come se un referendum fosse un beneficio privato, e non invece la più alta manifestazione della democrazia.

Che nel cuore dell’Europa moderna possa esistere una vicenda come questa non è un problema politico. È un problema morale. L’Europa si è costituita ed esiste sulla base della duplice ed inseparabile unione dei diritti della persona e dei diritti dei popoli. In ogni parte del mondo, l’Unione europea si batte perché non vi siano popoli obbligati a rimanere in Stati con i quali essi non condividano una comunità di destino. L’autodeterminazione dei popoli è un faro dell’Europa.

Tragicamente, questo faro lo abbiamo girato verso il nulla nel caso di Puidgemont. Il Parlamento europeo ha trattato una questione fondamentale di diritti della persona e di diritti dei popoli come una questione di opportunità politica.

Io ho votato convintamente contro la rimozione dell’immunità garantita ai parlamentari europei per Puidgemont, Comín, Ponsatí. Non l’ho fatto per esprimere una mia posizione sulla questione secessionista catalana.

La ragione per la quale, orgogliosamente, ho votato contro è che gli Stati nazionali devono sempre rispettare i diritti dei cittadini e i diritti dei popoli. Non si può avere un’Europa unita, un’Europa dei diritti, se gli Stati nazionali non lo fanno. Personalmente sono rattristata che un Paese di eccelsa civiltà come la Spagna, nazione sorella dell’Italia, abbia deciso di trattare la questione del movimento indipendentista catalano come se fosse una questione criminale. È una questione politica, che deve essere trattata e risolta sul piano politico.

L’Europa esiste ed esisterà solo come spazio di libertà. Di diritti, di discussione. Fuori da questo, non ha un futuro.

catalogna

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