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Si chiama Rodrigo Paz il nuovo presidente eletto della Bolivia. Con una vittoria del 54,5% dei voti nel secondo turno delle elezioni presidenziali, il candidato del centrodestra ha battuto il candidato di destra – ed ex presidente – Jorge Quiroga.

Nato a Santiago di Compostela, in Spagna, nel 1967, a causa dell’esilio dei genitori durante i governi militari, Paz è figlio dell’ex presidente Jaime Paz Zamora, alla guida della Bolivia dal 1989 al 1993.

Paz ha seguito la strada politica del padre ed è stato deputato, sindaco, nonostante la sua formazione accademica sia nel mondo dell’economia e delle finanze. Ha studi in rapporti istituzionali e una esperienza nel settore pubblico come consigliere municipale, sindaco della città di Tarija (dal 2015 al 2020) e anche come senatore dall’opposizione (dal 2003 al 2005).

È stata la gran sorpresa nel risultato elettorale del primo turno, il 17 agosto: il candidato che ha raccolto più voti, sebbene non sia stato considerato nei sondaggi. Anche nel secondo turno tutte le analisi sostenevano che Quiroga avrebbe vinto. Secondo gli esperti, il suo successo è attribuito alla connessione raggiunta con le classi popolari delle zone rurali e periferiche.

La Bolivia attraversa la più grave crisi economica degli ultimi anni. La campagna elettorale boliviana è stata segnata dalle preoccupazioni economiche che sono arrivate con l’aumento dei prezzi, la mancanza di rifornimento di combustibili e la difficoltà per accedere a beni importati e valute straniere (principalmente i dollari). La delusione politica è stata la protagonista di queste elezioni. Il Movimento al Socialismo, guidato dall’ex presidente Evo Morales, ha governato per più di 20 anni senza avere portato grandi risultati per il Paese.

E la proposta elettorale di Paz, di aprire il “capitalismo per tutti”, con crediti facili a basso tasso di interessi, per sostenere gli imprenditori, nonché abbassare i dazi e le imposte fiscali per l’importazione di automobili e materiale tecnologico, ha trovato terreno fertile.

Paz ha anche proposto la legalizzazione delle automobili “chutos” (o senza documenti), provocando molte critiche in Cile, perché sostengono che si tratta di vetture rubate nel Paese vicino.

Un’altra proposta è concedere più del 50% delle risorse dello Stato direttamente a nove regioni della Bolivia. Questa promessa di decentralizzazione, per portare le risorse economiche alle autorità locali, ha ravvivato la speranza dei boliviani.

L’economista ha escluso di andare “all’estero a chiedere soldi” perché non vuole che la Bolivia sia “schiava di alcuna banca internazionale”. Il Paese tornerà a riprendere passo dopo passo la sua immagine a livello internazionale, sia dal punto di vista geopolitico, sia dal punto di vista geoeconomico, ha dichiarato Paz. Una nuova dimensione “con le mani rivolte all’interno della patria – ha assicurato – per lavorare con tutti, uomini e donne dal Parlamento, dalle organizzazioni sociali e altri settori con l’obiettivo di andare avanti”.

Sebbene Paz abbia espresso la disposizione di aprire il Paese ai rapporti con gli Stati Uniti, come sottolinea il quotidiano The New York Times, dopo l’incontro con funzionari e istituzioni finanziarie statunitensi, i legami con Washington non sono stati centrali nella sua campagna elettorale, a differenza dell’altro candidato, Quiroga, molto più predisposto agli investimenti e i rapporti con entità straniere.

Ma la vera carta vincente di Paz sembrerebbe essere il suo compagno elettorale, Edman Lara, candidato alla vicepresidenza. Ex capitano della polizia, è diventato famoso per avere denunciato molti casi di corruzione e irregolarità all’interno dell’istituzione sotto il profilo di “Capitan Lara” sui social network, specialmente su TikTok.

Bolivia Rodrigo Paz

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