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Si chiama Autonomous Collaborative Platform (Acp) il progetto con cui anche la Svezia si unisce al gruppo di Paesi europei che perseguono lo sviluppo endogeno dei cosiddetti Collaborative Combat Aircraft (Cca). La società svedese Saab, responsabile dell’iniziativa, ha presentato un modello in scala reale denominato A3 durante le celebrazioni per il centenario dell’Aeronautica militare svedese. Non è ancora un programma di produzione, ma rappresenta la direzione verso cui Saab potrebbe sviluppare il sistema a partire da due dimostratori, A1 e A2, già in fase di sviluppo.

L’obiettivo di Saab è proporre un velivolo non solo realizzato in casa, ma anche più sofisticato rispetto ai Collaborative Combat Aircraft statunitensi. L’Acp dovrebbe essere in grado di operare in spazi aerei fortemente difesi e svolgere missioni di combattimento aria-aria, guerra elettronica, soppressione delle difese aeree e attacco di precisione in profondità. Il sistema è pensato soprattutto come complemento del Gripen E. Saab immagina il caccia con equipaggio come comandante tattico di uno o più Acp, operando insieme anche al GlobalEye. Il pilota potrebbe così coordinare una formazione di piattaforme autonome, aumentando sensori, armi e capacità disponibili senza esporre necessariamente un equipaggio alle missioni più pericolose.

L’A3 presenta una configurazione senza deriva, una fusoliera ottimizzata per la bassa osservabilità, capacità interne per carburante e armamenti e una configurazione blended wing-body. Il progetto mantiene alcune caratteristiche dei precedenti concept Saab, con una geometria che richiama anche il Saab Draken della Guerra fredda. Ancora non ci sono tempistiche per l’entrata in servizio.

Al contrario, la versione A1 dovrebbe volare entro i prossimi 15 mesi. Utilizzerà il motore General Electric F414 del Gripen E/F, capace di circa 22mila libbre di spinta e sufficiente a garantire prestazioni supersoniche. Il suo obiettivo principale sarà dimostrare la capacità di costruire e far volare un drone a bassa osservabilità. A2 avrà invece una stiva interna per gli armamenti e servirà a testare anche materiali e sensori avanzati. La tabella di marcia guarda agli anni Trenta. Se Stoccolma finanzierà il programma, un contratto di sviluppo potrebbe arrivare intorno al 2030, con il primo volo dell’A3 nei primi anni del decennio e una capacità operativa iniziale dalla metà degli anni Trenta. Al momento, però, non esiste ancora un contratto per trasformare il concept in un programma di produzione.

Le alte capacità del velivolo senza pilota lascia pensare che l’Acp potrebbe anche diventare la base tecnologica per il futuro successore con equipaggio del Gripen. L’Aeronautica svedese deve ancora decidere se sviluppare un nuovo caccia nazionale, aderire a un programma internazionale di sesta generazione oppure puntare su una flotta composta da una combinazione più ampia di piattaforme con e senza equipaggio. Una decisione al riguardo da parte del governo di Stoccolma è attesa tra il 2028 e il 2030.

La Svezia si inserisce in un quadro europeo ormai affollato. Nel Regno Unito, Bae Systems ha presentato a Farnborough, nel luglio 2026, il Brontanax, primo Cca interamente britannico, sviluppato con fondi propri e candidato al requisito Storm Fighter della Raf, con primo volo atteso nel 2027 ed entrata in servizio entro la fine del decennio. Al salone Ila di Berlino, lo scorso giugno, Airbus ha svelato l’U760 Ravenstorm, previsto per i primi anni Trenta, mentre Helsing ha mostrato il Ca-1EA, velivolo da attacco elettronico pensato per operare in coppia con l’Eurofighter e atteso attorno al 2031. In Francia, Dassault Aviation lavora dal 2024 al drone da combattimento stealth destinato ad affiancare il Rafale allo standard F5, con orizzonte 2033.

Resta però aperto in parallelo il canale transatlantico, con la partecipazione di imprese Usa a progetti europei: Airbus integra i propri sistemi di missione sull’Xq-58A “Valkyrie” di Kratos per garantire alla Luftwaffe una capacità operativa entro il 2029, General Atomics lavora a una variante europea del suo Cca attraverso l’affiliata tedesca Ga Aerotec Systems e Anduril ha portato il Fury dentro il quadro di sovranità digitale “Battlesuite” di Rheinmetall.

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