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Si sta così, come d’autunno, sul Mes. Luigi Di Maio scrive su Facebook un lungo post per dire no al Fondo Salva Stati Ue. Ma non cala il sipario, anzi, lo socchiude appena. “È giusto e corretto dire che nessun Paese Ue finora ha fatto ricorso al Mes e che facendolo l’Italia lancerebbe un segnale negativo e di difficoltà ai mercati finanziari”, spiega l’ex capo del Movimento Cinque Stelle e ministro degli Esteri.

Citando il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, Di Maio snocciola cifre e proiezioni. Dal Mes l’Italia non incasserebbe 36 miliardi di euro, ma 300 milioni, “i risparmi – ha detto Gualtieri – non sono i 37 miliardi aggiuntivi ma sono i risparmi di interessi (come anche noi spieghiamo da tempo) ed equivalgono a 300 milioni di euro”.

Ma si affretta subito a precisare di non voler “alimentare nessuna polemica”, di credere che “il dovere di chi rappresenta le istituzioni sia muoversi in base agli interessi del Paese e non di partito”, e ancora che “è giusto e corretto, infine, che ognuno avanzi le proprie valutazioni e che le difenda. Il confronto è il sale della democrazia”.

I toni non sono certo quelli della fatwa. La linea ufficiale del Movimento, lo ha ribadito il reggente Vito Crimi, è un no secco ai fondi del Mes. Ma fra i giri di parole un po’ Dc del ministro fa capolino uno spiraglio. Il risultato è un altro rinvio a data da destinarsi, che si aggiunge a un valzer del premier Giuseppe Conte che va avanti da giorni, tra il no in conferenza stampa sul Dpcm per il coronavirus e il nì il giorno dopo.

Neanche il Pd ha le idee chiare. Se il titolare di Via XX Settembre Gualtieri fa l’attendista, altri spingono sull’acceleratore e buttano benzina sul fuoco. Come il vicesegretario Andrea Orlando, che ha aderito all’intergruppo parlamentare sul Mes lanciato dai renziani fra i mugugnii di alcuni compagni di partito.

Il pressing di Nicola Zingaretti su Palazzo Chigi per il Mes gli è tornato indietro come un boomerang. Tutto rimane sospeso, come le foglie di Ungaretti, agli Stati generali dei Cinque Stelle il 9 novembre, via zoom. Un ritorno in grande stile di Di Maio, è la speranza del tandem Gualtieri-Conte, può forse mettere da parte i veti incrociati, a giudicare da quel post su Facebook che chiude, ma solo a metà.

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Con un post su Facebook il ministro degli Esteri spiega perché il Mes non serve ma dice anche no ai veti ideologici, “il confronto è il sale della democrazia”. Suona come una mezza apertura, che lascia appeso il governo e il duo Conte-Gualtieri agli Stati generali del M5S. Se Di Maio torna leader, quei soldi Ue non sono più un tabù

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