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E se Donald Trump scegliesse le vie legali? Avrebbe una quarantina di giorni di tempo: il termine ultimo per un’eventuale decisione della Corte suprema è il 14 dicembre. Lo spiega a Formiche.net Francesco Clementi, professore di Diritto pubblico comparato all’Università di Perugia e curatore assieme a Gianluca Passarelli del volume Eleggere il Presidente (Marsilio).

Professore, che cosa succede se Donald Trump decide di dar battaglia legale in caso di sconfitta contro Joe Biden?

Siccome il sistema elettorale è decentrato sugli Stati, ogni contrasto sui voti (come una richiesta di riconteggio, per esempio) si svolge Stato per Stato. In questo modo nel giro di poco tempo ci potremmo ritrovare alla Corte suprema degli Stati interessati. Da lì il passo alla Corte suprema federale è breve.

Quanto tempo ha Trump a sua disposizione?

Il termine ultimo per un’eventuale decisione della Corte suprema è il 14 dicembre. Abbiamo una forchetta temporale di meno di sei settimane in cui si devono svolgere tre cose: il conteggio di tutti i voti postali, la risoluzione di tutti i conflitti in merito al conteggio, l’eventuale decisione della Corte suprema federale dopo quelle delle Corti supreme statali coinvolte.

E se questi passaggi non si risolvessero in questo arco temporale?

Potrebbe accadere come nel 2000, quando il terzo passaggio fu più rapido: allora la Corte suprema federale, investita da un giudizio pendente in una Corte suprema statale, vedendo passare i giorni decise lo stop al riconteggio dei voti.

Rivedremo un 2000?

È un 2000, ma molto più diffuso e potente. Allora si giocò su qualche migliaio di voti. Oggi si tratta di 100 milioni di voti, quelli postali.

Trump farà ricorso in ogni caso?

Se Biden diventasse presidente grazie a uno Stato in bilico le probabilità di ricorso aumenterebbero. Penso che il margine per Trump per tentare le vie legali sia inferiore a 25 grandi elettori, che sono poco più di uno Stato in bilico. Basti pensare che la Pennsylvania ne vale 20. La forchetta è dunque più ampia di quanto si può pensare.

Ciò a cui stiamo assistendo in questo ora che segnale è per la democrazia americana? Molti hanno ripreso le profezie del declinismo americano già a più riprese rivelatesi false, come ha raccontato Josef Joffe alcuni anni fa nel volume (ante Trump) Perché l’America non fallirà (Utet).

È una democrazia molto polarizzata ma è una democrazia sana. E aggiungo un dato che mi sembra pochi stiano sottolineando: chiunque vinca, la maggioranza al Senato non sarà ampia. E ciò rende il prossimo presidente molto più imbrigliato di quanto si creda.

Anche Biden?

Con la Camera “blu” e un Senato “blu” ma di poco (ben al di sotto di quanto suggerivano i sondaggi alla vigilia), anche Biden avrebbe difficoltà. Il Senato è destinato a diventare, com’è stato nelle elezioni degli ultimi 20-25 anni, il vero luogo di snodo della negoziazione politica. Questo super-presidente che noi al di qua dell’Atlantico spesso ci raccontiamo in realtà è molto meno forte di quanto l’elezione diretta possa suggerire, come abbiamo sottolineato nel volume Eleggere il Presidente.

Ci sono dei precedenti in questo senso?

Beh molti, a maggior ragione se consideriamo pure le elezioni di mid-term, ad esempio, del 1994, 2006, 2010 e 2018, provocando un governo diviso. Rischiamo quindi o un presidente senza una maggioranza forte al Senato oppure senza una maggioranza omogenea al Congresso.

Ultimo tema. La Corte suprema. Si pensa che per Trump sia più agevole l’eventuale passaggio visto che ci sono sei giudici “conservatori” (di cui tre nominati dal presidente) contro tre “progressisti”.

Mi sembra un’analisi semplicistica e anche piuttosto irrispettosa verso l’autonomia di giudizio dei togati. La storia della Corte suprema americana insegna che per un giudice è abbastanza facile liberarsi immediatamente “dall’abito” con cui è entrato. Non possiamo dimenticare che si tratta di una carica a vita. E anche questo è un segnale chiarissimo della tenuta del modello democratico, che può aiutare a fare scelte meno scontate rispetto a quanto in apparenza si sostiene.

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