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Disagio. Forse non ancora disperazione, forse. Ma disagio forte, quello sì. Si sente montare nella società e i più intuitivi se ne accorgono.

Goffredo Bettini certamente, uomo di potere ma anche di “popolo”: sente che qualcosa di grosso “bolle in pentola”, e lo dice chiaro chiaro in direzione. Ma forse lo avverte lo stesso presidente del Consiglio, e questo spiegherebbe il suo tentennare, quasi come avesse paura di diventare presto il capro espiatorio di una situazione non più tollerata. Persino Roberto Saviano mette da parte per una volta l’ideologia e non bolla come semplice fascio-camorrismo la jacquerie napoletana. Gridi di allarme isolati, e ancora troppo deboli. Non si vedono vie di uscita, non si sentono parole rasserenanti né parole di verità. Si vede invece un Paese diviso sempre di più, in preda al suo “normale” caos che però questa volta non sembra essere creativo come in altri momenti della storia patria.

Divisioni troppo profonde solcano la società e la politica le riflette e ingigantisce: fra governo e opposizione, ma anche all’interno di maggioranza e minoranza, fra lo Stato centrale e le amministrazioni locali, all’interno dello stesso governo e fra gli organi dello Stato. In altri tempi, non si sarebbe esitato sulla strada di un governo di unità nazionale, ma oggi questa soluzione sembra tabù, riaffiora sempre ma poi è rimossa. Nessuno vuole fare un passo indietro: la nave sembra andare incontro a un precipizio a cui ci si è come rassegnati. Né si ha notizia di seri tentativi sotterranei per arrivarci. È evidente che il problema è prima di tutto di cassa: i soldi del Recovery Fund sono ancora un traguardo remoto e il governo non può più usarli retoricamente per ammansire gli animi. Ma il problema è anche, e forse soprattutto, sanitario: non nel senso che il Covid sia più letale di altre epidemie del passato, ma in quello che le strutture ospedaliere sono sotto un enorme stress e il rischio concreto è che si possa raggiungere presto quella soglia critica che permette a tutti di farvi ricorso.

Mancano strumenti, medici, posti letto. E qui la responsabilità è tutta in capo all’esecutivo che poco o nulla ha fatto nei mesi scorsi per far convergere le poche risorse a disposizione a copertura di queste falle. Né siamo riusciti ancora a prenderci quei soldi del Mes che da subito ci sarebbero serviti come manna dal cielo. Non siamo ingenui: sappiamo che motivi politici, anzi ideologici, ostano ancora oggi a fare questa scelta di buon senso. Ma ciò significa appunto una cosa sola: solo un governo di unità nazionale, cioè di responsabilità condivisa o delegata, potrebbe sbloccare questa e altre situazioni.

Chi non ha timore a uscire allo scoperto e parlarne è Silvio Berlusconi, che in un’intervista a Repubblica afferma come sia necessario aprire un “tavolo istituzionale”, quindi non formale ma sostanziale, che permetta a governo e opposizioni di condividere, per il bene del Paese, le scelte più difficili. Il fatto è che non si capisce se il leader di Forza Italia stia parlando a nome del centrodestra o si stia proponendo come ancora di salvataggio per il governo attuale. Forse, le due soluzioni per lui pari sono, e già questo è un serio problema. Né è pensabile che siano le forze politiche attuali a incamminarsi spontaneamente su quella che a me pare una strada obbligata.

Il nome di Giuseppe Conte, fra l’altro, è fortemente divisivo, e certo non potrebbe essere lui a gestire anche la nuova fase. Il rischio è che si continui a non far nulla per il timore che cada tutto l’edificio, anche quello concernente il rinnovato rapporto con l’Europa. L’impressione è però che l’edificio possa crollare comunque, per la forza stessa delle cose e per lo stallo in cui la politica si è cacciata. Dal disagio alla disperazione alla rabbia, il percorso può essere rapido, ma non è obbligato. Siamo ancora in tempo per fermarlo.

Bettini, Conte, Berlusconi. Lo strano tabù del governo di unità nazionale nella bussola di Ocone

In altri tempi, non si sarebbe esitato sulla strada di un governo di unità nazionale, ma oggi questa soluzione sembra tabù, riaffiora sempre ma poi è rimossa. Nessuno vuole fare un passo indietro: la nave sembra andare incontro a un precipizio a cui ci si è come rassegnati. Né si ha notizia di seri tentativi sotterranei per arrivarci. Il commento di Corrado Ocone

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