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Nel Super Martedì delle primarie democratiche, convergono su Joe Biden i voti dei moderati. Dopo i ritiri prima di Pete Buttigieg poi di Amy Klobuchar, c’è il tentativo di arginare e sconfiggere Bernie Sanders, il senatore del Vermont “socialista”, la cui nomination finirebbe con il favorire – paventano i centristi – la rielezione del magnate presidente Donald Trump. Resta l’incognita dell’impatto sulle primarie dell’ex sindaco di New York, Mike Bloomberg, che scende in lizza oggi per la prima volta.

L‘ex vice-presidente di Barack Obama (Biden) ha ieri ricevuto l’endorsement dell’ex sindaco di South Bend (Buttigieg) e della senatrice del Minnesota (Klobuchar) appena ritiratisi: “Lui è il leader che può battere Trump”, dice Buttigieg parlando a Dallas, in Texas, dove oggi si vota; “Lui può unire l’America”, gli fa eco la Klobuchar. Sul palco, con Biden, c’è pure un ex candidato alla nomination texano, Beto O‘Rourke, ispanico, che, parlando in inglese e in spagnolo, invita gli elettori dello Stato a votare Biden.

La convergenza dei moderati su Biden è stata molto repentina, dopo che in South Carolina, sabato, l’ex vice-presidente aveva rimesso in sesto la sua campagna partita male in Iowa, New Hampshire, Nevada. Oltre che i voti, anche i finanziamenti dei moderati si frammentavano su più candidati, mentre Sanders continuava a fare bottini record di voti, di candidati e di finanziamenti: a febbraio, ha raccolto 46,5 milioni di dollari, molto di più dei suoi rivali. Solo Bloomberg ha da spendere più di lui, usando la propria fortuna.

Difficile dire se la convergenza dei moderati, secondo vari media e osservatori voluta e orchestrata da Barack Obama, avrà subito effetto. Con i due campioni dei due schieramenti, restano in corsa pure la senatrice Elizabeth Warren, che contende a Sanders l’ala sinistra, e Bloomberg, un centrista. Tutti e quattro sono ben avanti negli anni: va per i 79 Sanders, ne ha già compiuti 78 Bloomberg, va per i 78 Biden, va per i 70 la Warren. Trump va per i 74.

La corsa alla nomination si basa sui delegati che ogni candidato raccoglie Stato per Stato. Le uscite di scena di Buttigieg e della Klobuchar dovrebbero consentire a Biden di superare ovunque – nei 14 Stati dove si vota oggi, oltre che nelle Isole Samoa e fra i Democrats Abroad – la soglia del 15%, che è quella che consente di ottenere delegati, impedendo a Sanders, che è il favorito dei sondaggi nella maggior parte delle competizioni, di fare bottino pieno.

La soglia del 15% – o, in alternativa, la vittoria in almeno uno dei distretti dello Stato – consente, infatti, a un candidato di partecipare alla ripartizione dei delegati su base proporzionale: se Sanders avesse vinto in uno Stato e i suoi rivali centristi si fossero ripartiti i voti moderati restando tutti sotto il 15%, Sanders avrebbe preso tutti i delegati di quello Stato e, questa sera, il suo vantaggio poteva divenire incolmabile – in un solo giorno, si assegnano un terzo dei delegati.

In una inconsueta ammissione, l’Amministrazione Trump avverte che “attori stranieri non meglio identificati continuano a cercare di influenzare l’opinione pubblica e a condizionare la decisione degli elettori”: “Diffondono false informazioni e fanno propaganda politica sui social media sperando di creare confusione e di generare dubbi nel nostro sistema elettorale”, dicono il segretario di stato Mike Pompeo, il ministro della Giustizia, William Barr, il capo del Pentagono, Mark Esper e i vertici di Fbi e intelligence. “Noi restiamo in allerta e siamo pronti a rispondere a qualunque sforzo di sabotare le elezioni del 2020”, si legge ancora nella nota: “Ogni sforzo del genere da parte di attori stranieri avrà gravi conseguenze”.

Nei giorni scorsi, avevano suscitato polemiche e l’irritazione della Casa Bianca rapporti dell’intelligence su mene russi a favore di Trump e, fra i democratici, a favore di Sanders, che sarebbe considerato un avversario comodo da battere per il magnate.

 

USA2020

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