Skip to main content

“Il coronavirus rischia di indebolire ancora di più un comparto, quello dell’auto, dimenticato non solo da questo governo ma anche dai precedenti. Il piano di rilancio dorme da mesi nei meandri del ministero dello Sviluppo Economico e intanto il mondo va verso la svolta green, mentre noi restiamo fanalino di coda nell’auto decarbonizzata”. A parlare è l’economista Giuseppe Berta, docente di Storia dell’economia alla Bocconi e uno dei massimi storici e conoscitori dell’auto in Italia (ha diretto l’Archivio Storico della Fiat dal 1996 al 2002).

“L’annullamento del Salone di Ginevra è solo l’ultimo episodio dell’infezione che sta colpendo l’industria dell’auto”, spiega in quest’intervista a Formiche.net. “C’è già stata la cancellazione del Salone di Pechino e la chiusura, almeno temporanea di diversi stabilimenti in Cina e in Corea del Sud. Ma il problema non è solo il blocco della produzione. In Italia bisogna ancora decidere se l’elettrico sarà il futuro dell’industria dell’auto oppure no, solo che dal governo non arrivano segnali in questa direzione”.

Partiamo dalla Cina, se si ferma, che succede al comparto auto?

Al di là del coronovirus il mercato cinese era già in regressione, lo scorso anno aveva perso il 20%. Parliamo del primo mercato mondiale e per questo anno era previsto che mettesse su strada oltre 23 milioni di veicoli. Sarà difficile rispettare il target. Se prima vi era incertezza, ora c’è un enorme turbolenza. Voglio ricordare che ancor prima di questa epidemia si stimava che questo anno in Europa si sarebbero vendute quattro milioni di vetture in meno, con drammatici effetti a catena su tutta la filiera.

Per questo molte case hanno puntato ad una riconversione industriale, l’auto green è davvero il futuro?

L’industria dell’auto non sarà più quella manifatturiera che è stata nel Novecento, c’è un nuovo paradigma tecnologico che avanza e dove non tutti sono pronti a questa sfida. Le filiere dell’auto sono quelle di un sistema globale dove l’Italia rischia di essere molto marginale anche perché c’è un problema di infrastrutturazione pubblica che è praticamente assente.

A cosa si riferisce?

Per il nostro Paese è un problema enorme, pensi alle colonnine di ricarica per le auto elettriche che sono pochissime. A Torino, dove vivo io, non ce ne sono neanche un migliaio. Poi le auto costano ancora molto, bisogna possedere un garage, dotarsi di una colonnina per la ricarica. Insomma, qui è più una chimera che una realtà. Il governo dovrebbe dire con chiarezza se si vuole sostenere questo cambiamento tecnologico oppure no. C’è un assordante silenzio per la verità non solo di questo governo ma da anni di incuria.

E il piano auto che aspettano gli operatori del settore? Si parla di oltre 24mila esuberi per il comparto…

Si è perso nei meandri di via Veneto. Direi che più che il piano auto c’è da chiedersi: che fine ha fatto il ministero dello Sviluppo Economico?

E i bonus fiscali non sono serviti a dare una sterzata?

La rottamazione e gli incentivi sono misure momentanee che non mi sembrano abbiamo prodotto chissà che risultati. Servirebbe creare una rete infrastrutturale vera, anni fa c’era un piano dell’Enel in tal senso, ma anche facilitare gli investimenti nella ricerca, aiutare l’aggregazione delle imprese. Insomma fare un vero e proprio piano industriale. Ma chi lo fa?

E le grandi aggregazione possono aiutare, ad esempio la fusione tra Fca e Renault?

Anche qui, Carlos Tavares, l’amministratore delegato di Renault, ha detto che ci vorrà almeno un anno. E anche qui, il nostro governo ha mostrato qualche segno di vita su questo versante? Diciamo la verità noi oramai siamo piccoli e marginali, non abbiamo più i grandi produttori. Il gruppo che nascerà sarà plurinazionale ma a guida francese dove il soggetto dominante è Psa. In tutti questi anni c’è stato un trasferimento di leadership e di responsabilità fuori dai nostri confini.

Non mi sembra che veda un futuro roseo per l’auto, al di là dell’effetto contingente del coronavirus…

Onestamente quello che si doveva fare non è stato fatto, ma non ora, questo è il risultato di anni di mancanza di una vera politica industriale. Inevitabilmente ora non possiamo più gestire le conseguenze. Insomma l’auto decarbonizzata è il futuro ma l’Italia ne vedrà uno spicchio. Qualcosa forse si potrà avere con la 500 full elettrica che verrà lanciata a luglio, ma sempre poca roba rispetto alla concorrenza delle grandi case automobilistiche che invece stanno puntando decisamente sul green per restare competitive.

Coronavirus? L'infezione dell'industria dell'auto viene da lontano. Parola di Giuseppe Berta

“Il coronavirus rischia di indebolire ancora di più un comparto, quello dell’auto, dimenticato non solo da questo governo ma anche dai precedenti. Il piano di rilancio dorme da mesi nei meandri del ministero dello Sviluppo Economico e intanto il mondo va verso la svolta green, mentre noi restiamo fanalino di coda nell’auto decarbonizzata”. A parlare è l’economista Giuseppe Berta, docente…

Vi spiego la political economy del coronavirus. Il commento di Pennisi

In Italia non mi sembra sia stato sollevato il tema della political economy del coronavirus. La political economy è un ramo interdisciplinare delle scienze sociali che studia l’interazione tra individui (ed imprese), il governo e le politiche pubbliche. Curiosamente, giovedì 27 febbraio, il New York Times ha dedicato l’apertura di prima pagina ad un articolo analitico di Ross Douthat (Coronavirus…

Phisikk du role. Instabile, come i governi di Giolitti

Farà un sacco piacere al presidente del Consiglio sapere che, con i suoi 638 giorni complessivi di permanenza al governo, contabilizzati ad oggi mettendo insieme il Conte I e il Conte II, è entrato nella storia dei governi d’Italia piazzandosi al 24mo posto per longevità, distaccando di sei giorni Alfonso Lamarmora, politico con i gradi di generale (ricordato per la…

Appello per una buona scuola pubblica statale o paritaria a costo zero

Di Michele Troisi

Quella della libertà d’istruzione è una delle vicende più controverse e contraddittorie della nostra storia costituzionale. Fin nel dibattito nella prima sottocommissione in sede di Assemblea Costituente, la relazione Moro non solo insisteva sulla circostanza che, nel campo in esame, lo Stato dovesse “rifarsi a quelle istituzioni morali che sono vive nell’ambito familiare ed impartire istruzione ed educazione in modo…

Fare squadra. Le premesse di Ivo Tarolli per ripartire dal centro

La necessità di un nuovo soggetto politico centrista è ormai quasi un mantra da più parti sollecitato. In questi ultimi anni è innegabile, e ne siamo felici, il fiorire di iniziative sia culturali sia politiche, anche elettorali (è di questi giorni la candidatura di Adinolfi), che hanno fornito non solo testimonianza, ma anche contributi acuti e preziosi. Se non vogliamo…

Idlib. Erdogan isolato in mezzo a Ue, Nato e Putin

La crisi di Idlib tocca l’Europa. Il confronto tra i piani della Turchia sul nord-siriano, e quelli di Mosca e Damasco, entra sull’unico territorio di interesse di politica estera per Bruxelles: l’immigrazione. Il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, ha minacciato di riaprire i confini con la Grecia, e dunque rovesciare in Ue parte dei profughi prodotti dalla campagna governativa di conquista dell’ultimo territorio…

Trump ha un piano: favorire Sanders per spaccare i Dem

“Andate a votare per Bernie Sanders”: è l’invito shock fatto da Donald Trump ai suoi fans in un comizio in South Carolina, dove oggi si svolgono le primarie democratiche (le repubblicane sono state annullate, perché il magnate presidente non ha praticamente avversari per la nomination). In South Carolina – quattro milioni e mezzo d’abitanti, su una superficie pari a un…

Idlib mette in crisi l'intesa tattica tra Erdogan e Putin? Report CeSI

La crisi scattata per l'offensiva lealista sulla roccaforte di Idlib ha messo in difficoltà le relazioni tra Turchia e Russia che negli ultimi anni si sono rafforzate attorno alla questione siriane e poi diventate un rapporto più ampio e strutturato, sulla base del quale sono state superate incomprensioni e distanze, facendo forza su una buona intesa tra i due leader, Vladimir Putin…

Trump ci riprova con Ratcliffe. Sarà lui il nuovo capo dell'intelligence?

Donald Trump ci riprova per la seconda volta e sceglie di nominare il fedelissimo deputato texano John Ratcliffe come Director della National Intelligence. Il Dni è il capo delle diciassette agenzie di intelligence statunitensi, e per il momento il ruolo è occupato in forma acting, ossia da un facente funzione. Richard Grenell, ambasciatore in Germania, altro fedelissimo nominato pochissimi giorni fa per…

Nella Disneyland di Mosca le montagne russe sono italiane

“Un sogno da Guerra fredda che diventa realtà” oltre tre decenni dopo la fine di quel conflitto e sei dall’idea proposta dall’allora leader sovietico Nikita Krusciov dopo una visita, era il 1959, negli Stati Uniti. Così il New York Times ha definito Dream Island, il parco giochi aperto oggi a Mosca: è il più grande parco tematico coperto al mondo,…

×

Iscriviti alla newsletter