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Che il Movimento Cinque Stelle, pressato dalla Lega, sia in questo momento in difficoltà, è sotto gli occhi di tutti. Il risultato quasi catastrofico delle ultime tornate elettorali, in primo luogo quella delle europee, ha ridato voce a un’opposizione interna mai del tutto assopita e si è riflessa ancor più su un’azione di governo sempre più incerta e contraddittoria. È come se tutti i preventivabili handicap di un partito senza identità stabile fossero venuti fuori in un sol colpo.

LE POSSIBILI NUOVE SPONDE

Quello che però è per un partito liquido un indubbio vulnus, cioè appunto la mancanza di una identità ben definita, diventa un pregio quando si tratta di virare all’improvviso verso nuove sponde. Che è quello che sembra stia facendo, ad un livello non solo organizzativo, il Movimento. Voci sempre più insistenti, riprese questa mattina anche da qualche quotidiano, lasciano trasparire che la nuova identità dei pentastellati sarà decisamente ambientalista. Se così fosse, si tratterebbe, a mio avviso, di una scelta intelligente. Per due motivi soprattutto: perché può ricompattare le varie anime del movimento ed evitare una drammatica scissione; e perché risponde ad un trend europeo di ascesa delle forze verdi.

L’AMBIENTALISMO

Dal primo punto di vista, l’ambientalismo potrebbe essere un giusto compromesso fra le richieste degli ortodossi, che vorrebbero che il Movimento ritornasse alle utopie e alla “purezza” degli inizi, e le esigenze proprie dell’ala governativa. Sempre che l’ambientalismo sia concepito in modo pragmatico e realistico, cioè all’europea, e non declinato come “decrescita felice” e in modo antisviluppista. Venendo invece alla fortuna politica delle tematiche ambientaliste, bisogna considerare che esse hanno successo soprattutto a sinistra ma sono potenzialmente trasversali e passibili anche di una futura fortuna fra l’ elettorato conservatore, come ci ricordano il filosofo Roger Scruton e in Italia lo storico Marco Gervasoni.

LA SALVEZZA PER IL MOVIMENTO

A sinistra, fra l’altro, l’ambientalismo risponde all’esigenza di superare le istanze e le offerte politiche di tipo economicistico della vecchia socialdemocrazia (ormai ampiamente coperte dai partiti di destra) e di guardare proprio a quei ceti borghesi e piccolo-borgesi e a quell’elettorato giovanile fluido e precario che è già il bacino naturale a cui attingono i Cinque Stelle. A mio avviso, la politica del prossimo futuro, si giocherà lungo l’asse conservatori/sovranisti, da una parte, e una “sinistra” profondamente rinnovata e postpolitica (tutto il contrario del Pd attuale per intenderci), dall’altra. Se il Movimento si candida a ricoprire il secondo ruolo, per esso potrebbe essere un exit all’attuale crisi.

E se fosse la svolta ambientalista il futuro del Movimento 5 Stelle?

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