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Oggi orientarsi sul campo di battaglia è tutt’altro che scontato. Nell’era delle operazioni multi-dominio, la superiorità informativa è il vero moltiplicatore di potenza. Il ciclo Ooda (Orientarsi, osservare, decidere, agire) è un modello di decision-making teorizzato nel secolo scorso dal colonnello John Boyd della US Air Force. Secondo la sua tesi, la capacità di orientarsi è la base per condurre un’operazione militare: senza orientamento nessuna osservazione è efficace, nessuna decisione tempestiva e nessuna azione utile. Tuttavia in questo, sebbene le tecnologie spaziali e cibernetiche attirino l’attenzione, è il dominio terrestre a rimanere la dimensione cruciale per risolvere i conflitti, ed è proprio lì che emergono nuove vulnerabilità.

Il conflitto in Ucraina lo ha dimostrato chiaramente. La disponibilità costante di connettività satellitare – garantita dall’uso estensivo di Starlink – è stata decisiva per coordinare le truppe di Kyiv, aggiornare in tempo reale le mappe operative e mantenere la situational awareness in scenari dinamici e frammentati. Quando i segnali vengono negati o disturbati, come spesso accade sotto attacco elettronico, l’intera architettura operativa rischia il collasso.

Entrano così in gioco le capacità Pnt (Positioning, navigation and timing), infrastruttura invisibile ma fondamentale per ogni esercito moderno. Non si tratta più solo di sapere dove andare, ma di mantenere coerenza spaziale e temporale tra sistemi, sensori e piattaforme diversi. Senza coordinate affidabili, non si può operare con efficienza. Nel dominio terrestre, però, i segnali Gnss (come il Gps) sono particolarmente vulnerabili. Gli avversari lo sanno e colpiscono proprio lì, con jamming, spoofing e negazione selettiva per disabilitare i collegamenti. Per questo le Forze armate guardano nuovamente con attenzione alle soluzioni inerziali, capaci invece di garantire la navigazione autonoma anche in totale assenza di input esterni.

Ha risposto a questa sfida, ad esempio, Northrop Grumman Italia con dei sensori basati sulla tecnologia Hrg (Hemispherical resonator gyroscope), senza parti mobili, resistenti sul campo e che riescono a operare anche in condizioni estreme. Questa tecnologia, prodotta in Italia, è una delle poche capacità industriali europee nel settore.

“Siamo di fronte a un’esigenza strategica più che tecnica”, ha spiegato ad Airpress Gianluca Trezza, Direttore del business development dell’azienda. “Garantire continuità operativa anche in ambienti ostili significa proteggere la rete operativa nel suo insieme. La navigazione autonoma non è un lusso: è un requisito essenziale”.

Oggi, affinché le Forze armate italiane (e internazionali) possano operare efficacemente, devono essere fornite di sistemi di navigazione affidabili che funzionino anche senza segnali satellitari, per coordinare le unità sul campo e prendere decisioni rapide. In questo scenario, le tecnologie di navigazione autonoma possono diventare un elemento chiave per la superiorità informativa del presente e del futuro.

Con la tecnologia inerziale ci si orienta sul campo di battaglia anche senza satelliti

Nel contesto delle operazioni multi-dominio, la capacità di orientarsi sul campo di battaglia resta centrale per la riuscita delle operazioni militari. Il conflitto in Ucraina ha mostrato i limiti della dipendenza dai segnali satellitari e l’enorme rischio che corrono le unità che si ritrovano sprovviste di collegamenti durante il combattimento

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