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Un anno nero per l’oro verde. La campagna olivicola del 2018-2019 – complici le avversità atmosferiche e l’epidemia in Puglia di xylella che ormai ha contagiato 700mila ettari di uliveti – è sicuramente tra le più “povere” di sempre: – 57% di produzione e appena 185mila tonnellate raccolte. I dati sono stati diffusi da Unaprol durante il workshop “Olio evo italiano, le strategie per rilanciare il settore. E con il crollo dei raccolti nel nuovo anno le importazioni di olio di oliva dall’estero sono destinate a superare abbondantemente il mezzo miliardo di chili con il risultato che sul mercato nazionale più di due bottiglie di olio di oliva su tre conterranno prodotto straniero.

“Il rischio per i consumatori” – spiega a Formiche.net Ettore Prandini, 46 anni, da qualche settimana numero uno della Coldiretti, l’organizzazione che conta 1,6 milioni di associati – è che nelle bottiglie di olio, magari vendute sotto marchi italiani, si trovi in verità prodotto straniero: tunisino, spagnolo o greco”.

Presidente intanto siamo in recessione. Lo ha certificato l’Istat. È dura per tutti. Come se ne esce?

Ripartendo proprio dal comparto agricolo. Se abbiamo una criticità in alcuni settori, in altri abbiamo delle crescite significative sia per il commercio interno che in quello estero. Bisogna investire di più nella presenza del prodotto agroalimentare nelle grandi catene distributive in giro per il mondo. Solo così conquisteremo nuove fette di mercato. Andando anche a contrastare così il fenomeno dell’italian sounding, noi esportiamo per 42 miliardi di euro ma 100 miliardi ogni anno ci vengono rubati da quei prodotti che si richiamano all’Italia, che italiani non sono.

I numeri raccontano un anno difficile per l’olio. Si dà sempre la colpa al maltempo, ma lo hanno subito anche altri Paesi…

Sui cambiamenti climatici dovremmo fare degli approfondimenti perché al di là di dare delle risposte legate alle gelate, e sono doverose per i danni che le nostre aziende hanno subito, è necessario avere un sistema che riesca a prevenire il fenomeno e non solo ad intervenire quando il problema purtroppo esplode.

L’impressione è che la colpa sia sempre esterna. Ad esempio il tema del bollino rosso adottato in Gran Bretagna contro l’olio, non riguarda solo l’Italia ma tutti i Paesi.

Sicuramente, ma l’etichettatura a semaforo guarda caso viene fatta in quei Paesi dove quella tipologia di prodotto non c’è o non è frutto del loro sistema produttivo agricolo. Questa è una disinformazione che viene data al consumatore che finisce per condizionare le sue scelte. Serve la massima trasparenza, un intervento chiaro a livello europeo su ciò che fa bene e ciò che fa male e che di certo non può fare un singolo stato proprio perché siamo all’interno di un mercato comune”.

E sulle frodi cosa si può fare anche per tutelare il consumatore?

Servono provvedimenti chiari e che intervengono sui soggetti che frodano e che utilizzano delle etichette per comunicare il falso. Oggi spesso viene commercializzato come olio extravergine italiano un prodotto italiano che non lo è. E quando un’azienda viene colta in fallo, ovvero che fa questa pratica sleale, per questo illecito viene sanzionata con qualche centinaia di euro, non incorre in nessun altro tipo di rischio. Questo non è più accettabile. Non dico che dobbiamo mettere sotto sequestro le industrie di trasformazione, ma dobbiamo creare un sistema per cui ci sia la certezza della pena e che questa non sia solo di natura amministrativa. Anche perché chi ruba in questo modo ci guadagna davvero tanto.

Ma c’è una proposta concreta?

Si l’abbiamo elaborata con l’Osservatorio delle Agromafie e la presenteremo ai gruppi parlamentari di tutti i gruppi politici e ci auguriamo che possa portare ad una nuova legge più restrittiva sui reati agroalimentari.

Ora una nuova legge contro i reati agroalimentari. Parla Prandini (Coldiretti)

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