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“Una stampa credibile, sgombra da condizionamenti di poteri pubblici e privati, società editrici capaci di sostenere lo sforzo dell’innovazione e dell’allargamento della fruizione dei contenuti giornalistici attraverso i nuovi mezzi, sono strumenti importanti a tutela della democrazia. Questa consapevolezza deve saper guidare l’azione delle istituzioni”. Con queste parole il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rimesso sul tavolo un tema che da giorni ha acceso il dibattito sulla libertà di stampa e di espressione.

In un messaggio inviato all’amministratore delegato della Società Editrice Sud Spa, Pasquale Morgante, il Capo dello Stato ha ricordato che “l’incondizionata libertà di stampa costituisce elemento portante e fondamentale della democrazia e non può essere oggetto di insidie volte a fiaccarne la piena autonomia e a ridurre il ruolo del giornalismo”.

Le parole di Mattarella potrebbero sembrare indirizzate al vicepremier, Luigi Di Maio, che giorni fa ha attaccato editori con un post su Facebook, anticipando una possibile nuova normativa per regolare la pubblicità delle aziende partecipate dello Stato sui media (qui l’articolo di Formiche.net “I media cattivi, Di Maio e la lezione di Chávez. Da non ripetere!). Ma anche a Vitto Crimi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, che in un’intervista ha rispolverato il Fondo per il pluralismo dell’editoria istituito da Luca Lotti, con il quale sarebbe imposto un tetto alla pubblicità in tv (“Berlusconi, la pacchia è finita”, ha detto) e ai soldi pubblici ai giornali.

Il dibattito è aperto e non poco preoccupante. In una conversazione con Formiche.net Raffaele Lorusso, segretario della Federazione nazionale della Stampa italiana, ha detto che le parole di Mattarella si inseriscono in un contesto di attualità europea e italiana, alla luce del voto dell’Unione europea per sanzionare l’Ungheria, dove sono state messe alle strette libertà di stampa e di espressione. Ma è anche un riferimento alla situazione italiana. “In Italia esiste un clima ostile, anche crescente, nei confronti della stampa – ha spiegato Lorusso -. Non solo per gli annunci e le minacce velate di nuovi provvedimenti legislativi per regolare gli organi di informazione, ma anche per il gran numero di cronisti che vivono sotto scorta per intimidazioni della mafia”.

Questo è, secondo Lorusso, un tema che il Presidente della Repubblica conosce bene e segue con molta attenzione da tempo. Non a caso ha nominato Cavalieri del lavoro quattro di questi cronisti che hanno subito minacce.  Ci sono, inoltre, le cosiddette “querelle bavaglio”, risarcimenti onerosi con scopo intimidatorio contro i giornalisti. “Su questo – appunta Lorusso – i governi non sono mai intervenuti con provvedimenti a riguardo”. Resta anche la mancata regolarizzazione dei conflitti di interesse, anche nel settore dell’informazione ma non solo, e il tema (italiano) della nomina politica della governance della Rai, servizio pubblico radiotelevisivo in Italia.

Sugli annunci di Di Maio e Crimi, Lorusso non è sorpreso: “Non sono dichiarazioni che meravigliano. I toni rispondono all’impostazione del Movimento 5 Stelle, che vuole eliminare i corpi intermedi della società, alimentando la disarticolazione della democrazia. Così, i cittadini diventano più manipolabili attraverso la rete. Perché non è solo la stampa ad essere minacciata, ma tutti i corpi intermedi della società che nutrono il confronto e il dibattito”.

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