Skip to main content

Un presidente, della Repubblica, che viaggia su un’auto cinese. E una campagna pubblicitaria a mezzo stampa aggressiva. È il soft power prestato all’industria delle quattro ruote. Sfogliando alcuni quotidiani di mercoledì 3 settembre ci si è imbattuti in un annuncio a tutta pagina di Byd, il colosso cinese che ha riscritto le regole mondiali dell’automotive, costringendo l’intera filiera occidentale a mettersi a tavolino per attutire il colpo e rilanciare. O meglio, provarci. Una penetrazione costante, arrivata fino al cinema. Non è sfuggito a un occhio clinico il fatto che nel nuovo film di Paolo SorrentinoLa Grazia, le auto di Stato che trasportano il Presidente della Repubblica, ovvero Toni Servillo, e la sua scorta non sono italiane, come vorrebbe non solo la prassi istituzionale ma anche una certa idea del decoro politico: sono Byd. Il che lascia perplessi. È probabile che dietro la presenza di auto cinesi nella pellicola, vi sia una forma più o meno esplicita di product placement. Ma non bisogna sottovalutare il segno dei tempi. Il cinema, d’altronde, ha da sempre il potere di registrare, con anticipo rispetto ad altre narrazioni, le mutazioni silenziose.

Byd, che gode di mastodontici sussidi statali dal governo cinese, punta dritto al mercato europeo. E non solo costruendo le sue factory in quei Paesi membri in odore di simpatia per la Cina, a cominciare dall’Ungheria. Ma anche provando a instillare il dubbio nelle coscienze degli automobilisti, a cominciare da quelli italiani. A mezzo stampa. Della serie, se qualcuno si vuole comprare un’auto elettrica senza aspettare gli incentivi pubblici, non c’è problema, pensa a tutto Byd. Ed ecco il punto, il testo dell’inserzione, che recita così. “Incentivi statali: casino o casinò?”, con tanto di titolo scritto a caratteri cubitali. Leggendo il resto dell’inserzione, la frecciatina al governo, contro un certo disordine nell’erogazione degli incentivi (il ministero dell’Ambiente ha fissato in questi giorni i primi paletti per il bonus destinato alle persone fisiche e alle microimprese) diventa però evidente.

“Prima la confusione di regole, la burocrazia e le corse contro il tempo. Poi la lotteria delle prenotazioni, i molteplici processi approvativi, i fondi prima assegnati e poi revocati. Un vero spettacolo… ma non per chi vuole davvero abbracciare una scelta di mobilità sostenibile”, continua l’inserzione. Ed ecco che allora ci pensa il colosso cinese a svelare la via d’uscita a questo problema: un bonus fino a 10mila euro per chi acquista un’auto Byd rottamando la sua vecchia auto (Euro 5 o precedente). “Niente roulette di requisiti, niente slot di prenotazione, niente blackout di fondi”, promette l’azienda con sede a Shenzhen. L’inserzione pubblicitaria non menziona esplicitamente né il governo né suoi esponenti. Ma il messaggio è chiaro: se gli incentivi statali non funzionano, ci pensiamo noi a venirvi incontro per acquistare un’auto (elettrica ma non solo). E con un regalo di 10 mila euro.

A qualcuno potrà sembrare puro e semplice marketing, gli affari sono affari o mors tua, vita mea, intriso di quella spavalderia di chi sente di avere la vittoria in pugno. O magari una qualche forma di rappresaglia contro la messa al bando dalle aste per i sussidi statali per il fotovoltaico, dei pannelli solari prodotti con componentistica cinese. Quella di Byd è una precisa tattica strisciante, quasi vischiosa. E certamente muscolare, 10 mila euro non sono spiccioli. Come ha fatto notare Mario Sechi su Libero, a Byd piace vincere facile: in Cina non avrebbe mai potuto fare spot o inserzioni dal vago sapore critico contro il governo di Xi Jinping. La censura, unitamente alla rappresaglia, sarebbe scattata all’istante. Ma non nell’Italia democratica.

Una strategia, quella messa in atto da Byd, in perfetto stile wolf warrior diplomacy, espressione che deriva dal titolo di un film d’azione, stile Rambo, del 2015, che ha rappresentato l’avvio della costruzione di una narrazione patriottica della nuova superpotenza, in cui la Cina acquista un ruolo nella gestione della pace nel mondo e nella difesa dei propri cittadini anche all’esterno dei confini nazionali. Insomma, in contrasto con la precedente prassi diplomatica cinese, che preferiva aggirare le controversie e sottolineare la retorica della cooperazione, la diplomazia del lupo guerriero è più combattiva, e i suoi paladini reagiscono in modo molto aggressivo alle critiche rivolte alla Cina sui social media e nelle interviste, ammonendo chiunque esprima un giudizio negativo. Una tattica subdola e aggressiva al tempo stesso.

Nell’attesa di capire se e come la discutibile campagna di Byd abbia successo, ci sono i numeri a ricordare che nessun costruttore è invincibile. Shenzhen ha deciso di tagliare del 16% di suoi obiettivi di vendita per il 2025. Come riporta Reuters, la casa automobilistica punta adesso a vendere nell’intero anno 4,6 milioni di veicoli in tutto il mondo. In breve, l’obiettivo molto ambizioso di 5,5 milioni di veicoli venduti nel 2025 non è più raggiungibile e quindi il colosso cinese dell’auto ha dovuto rivedere i suoi piani.

Chin-ema. Dal grande schermo alla pubblicità, con BYD va in scena il soft power cinese

Il costruttore di Shenzhen ha, indirettamente, attaccato il governo italiano per mezzo di una campagna stampa non priva di coni d’ombra, che gioca sull’emotività degli automobilisti. E comunque aggressiva e subdola al tempo stesso. Senza i sussidi di Pechino, però, tutto questo sarebbe impossibile. Il caso delle auto cinesi nel film di Sorrentino e l’inaspettato taglio alle vendite globali

Gli arresti di Viterbo e la sicurezza nazionale. L’operazione della festa di Santa Rosa letta da Bertolotti

Gli arresti a Viterbo, durante la festa di Santa Rosa, accendono ancora una volta i riflettori sul lavoro delle agenzie di informazione e delle forze dell’ordine italiane. Monitoraggio ed analisi delle informazioni continue, insieme ad una lunga tradizione di contrasto al terrorismo e all’eversione. Parla Claudio Bertolotti, direttore di Start InSight

Quasi ogni americano nel mirino dell’operazione Salt Typhoon. Lo rivela il New York Times

Anni di infiltrazioni silenziose nei nodi di comunicazione globale. Il New York Times rivela: l’operazione Salt Typhoon avrebbe violato reti di telecomunicazioni, compagnie di trasporti, hotel e persino infrastrutture militari in oltre 80 Paesi, colpendo di fatto quasi ogni cittadino statunitense

Seul e Hanoi, due business forum nell’Indo-Pacifico per l’Italia

L’Italia sta intensificando il suo impegno nella regione con due forum aziendali ad Hanoi e Seul, parte di una strategia più ampia che unisce diplomazia economica, impegni di sicurezza nell’Indo-Pacifico e visioni strategiche condivise

A Pechino la People's Liberation Army mostra le sue punte di diamante

La parata militare di Pechino, organizzata per celebrare la vittoria cinese sul Giappone nella Seconda guerra mondiale, ha rappresentato una dimostrazione di forza e di innovazione tecnologica. Tra le principali novità figurano nuovi missili balistici, sistemi ipersonici, carri armati, droni e armi laser

Putin, il predatore, is back. Arditti spiega perché ora

Pensare di fermare Putin con sanzioni blande o diplomazia morbida è un’illusione. L’attacco al volo di von der Leyen è un monito: la guerra ibrida colpisce ovunque, dai cieli alle infrastrutture. L’Europa deve smettere di scrivere lettere e passare ai fatti: rafforzare Galileo come alternativa al Gps, investire miliardi in cyber-difesa, coordinarsi con la Nato senza esitazioni

La sentenza Google come paradigma. L'antitrust Usa non risolve i problemi

Il fatto che a un anno di distanza lo stesso giudice che aveva sentenziato contro Big G, considerandolo un monopolista, abbia utilizzato delle contromisure a dir poco deboli, è una conferma di come le regole sull’anticoncorrenza possano rappresentare uno strumento inefficace per cambiare le regole del mercato

Nei voli si può anche fare a meno del Gps. Braghini racconta come

Di Fabrizio Braghini

Il caso del volo di von der Leyen ha riportato al centro dell’attenzione mediatica le interferenze elettroniche sui sistemi Gps. Un fenomeno che intreccia dimensioni diverse, dalla sicurezza operativa in volo alle vulnerabilità tecnologiche delle infrastrutture critiche. Un caso che rivela i limiti del Gps, l’importanza dei sistemi tradizionali di navigazione e la natura sempre più ibrida delle minacce nello spazio aereo. La riflessione di Fabrizio Braghini

Trump affonda le navi commerciali cinesi. A colpi di dazi

A breve entreranno in vigore le nuove regole americane che impongono alle navi che attraccano nei porti Usa di pagare tasse molto più alte, anche se semplicemente finanziate da Pechino. Di conseguenza, molte società stanno cercando di tagliare i ponti con il Dragone. Una vittoria per Washington

I messaggi della propaganda di Mosca vanno ben oltre i confini russi

Dal festival “Summer in Moscow” alla parata di Pechino, la Russia mostra come la propaganda possa operare su due livelli: distrarre la popolazione interna dalla guerra e, allo stesso tempo, presentarsi all’estero come parte di un blocco alternativo all’Occidente

×

Iscriviti alla newsletter