Skip to main content

La partita energetica e geopolitica (che tocca anche il Mediterraneo) registra una nuova puntata: il Qatar stipula un altro accordo di fornitura di Gnl di 15 anni con il Kuwait. Il Kuwait, membro dell’Opec e importante produttore di petrolio, ha aumentato la sua dipendenza dal gas importato per soddisfare la domanda di energia, soprattutto in estate, quando il consumo da parte dei sistemi di condizionamento dell’aria aumenta bruscamente. Tutto ciò si lega al potenziamento da parte della regione mediterranea dell’infrastruttura Gnl, dai terminali in Spagna alle FSRU in Italia e Grecia agli sviluppi in Turchia e nel Nord Africa, con due guerre in corso.

Qui Kuwait

Pochi giorni fa il Kuwait ha dovuto affrontare un secondo episodio di interruzione di corrente causato dalla mancanza di fornitura di gas locale e dalle temperature estive regolarmente sopra i 50 gradi. Per cui il Qatar fornirà al Kuwait 3 milioni di tonnellate all’anno di gas naturale liquefatto per 15 anni, accordo che segue quello già stipulato quattro anni fa ma che evidentemente non è più sufficiente. Al contempo la KPC intende aumentare la propria produzione di gas come parte di una strategia che mira anche a una maggiore capacità di produzione di petrolio.

Perché KPC è un player rilevante? Si tratta dell’ente statale che gestisce gli interessi idrocarburici del Kuwait in tutto il mondo, esplorando, producendo, raffinando, trasportando e commercializzando le risorse naturali sia a livello nazionale che all’estero. È controllata direttamente dal governo che in molti Paesi vende i propri prodotti attraverso la Kuwait Petroleum International (KPI). In Italia è conosciuta con il marchio Q8, che distribuisce carburanti, lubrificanti e altri prodotti petroliferi in Italia dal 1984.

Qui Mediterraneo

L’accordo tra Kuwait e Qatar si lega idealmente alle nuove strategie energetiche mediterranee, dal momento che i Paesi che vi si affacciano devono affrontare, da un lato, l’iniziativa russa e, dall’altro, i nuovi progetti di infrastrutturazione nel mare nostrum.

In primo piano la notizia riguardante la decisione russa di sviluppare una propria flotta di navi metaniere per contrastare le sanzioni occidentali, che produrrà una serie di effetti a catena. La scorsa settimana l’Ufficio per il controllo dei beni esteri del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha deciso di sanzionare sette navi metaniere che trasportavano merci da strutture russe nell’Artico. In secondo luogo i progetti già in piedi da parte di Paesi chiave come Italia, Francia, Spagna, Cipro, Egitto, Grecia circa le unità di rigassificazione galleggianti.

Appare di tutta evidenza che alla luce dei nuovi conflitti in corso (Kiev più Gaza) la nuova geopolitica energetica del Mediterraneo orientale subirà gioco forza dei cambiamenti. Al momento resta in piedi il macro interrogativo nato dopo il MoU del novembre 2019 tra la Turchia e il governo di accordo nazionale libico riconosciuto a livello internazionale a Tripoli sui confini marittimi turco-libici. Ma l’accordo è contestato da Atene e Nicosia, circa i propri diritti marittimi nella regione, passaggio che ha peggiorato i rapporti tra Turchia, Cipro e Grecia.

Impasse a Cipro?

Impasse si registra alla voce interconnettore elettrico tra Cipro e Grecia: il via libera al progetto non c’è per via dei timori circa una possibile azione di disturbo da parte della Turchia. In questo modo e in assenza di un accordo, la parte cipriota non eviterà il rischio che il suo sistema elettrico rimanga costoso per i prossimi 10 anni. Nelle scorse ore era circolata l’ipotesi delle dimissioni del ministro cipriota delle finanze Makis Keravnos che per ora ha smentito ufficialmente.

“La decisione – ha spiegato – è collettiva, non è una decisione che spetta solo al ministro delle finanze. Ci sono molti aspetti in questo, è una questione che riguarda il governo nel suo insieme.” Inoltre ha ribadito le sue preoccupazioni sul progetto e ha parlato di una serie di “aree grigie” che necessitano un chiarimento. Una di esse riguarda la potenziale reazione turca: la possibile interferenza della marina turca nella posa del cavo è un elemento su cui si sta aprendo un dibattito.

Il ministro cipriota ha chiesto pubblicamente una garanzia seria, perché qualsiasi ostacolo all’attuazione del progetto porrebbe problemi strutturali. Sul punto la Commissione europea ha fornito garanzie scritte che avrebbe “utilizzato tutti i mezzi diplomatici a sua disposizione” per proteggere il Great Sea Interconnector.

Il collegamento energetico, parzialmente finanziato dall’Ue, collegherà Creta a Cipro, e poi Cipro a Israele e sarà in grado di trasportare fino a 2.000 megawatt: del valore di 1,9 miliardi di euro, ha suscitato il vivo interesse di fondi in Israele, negli Emirati Arabi Uniti e nella Development Finance Corporation, un istituto finanziario del governo statunitense.

L'energia ai tempi della guerra. Il punto tra Kuwait e Mediterraneo

L’accordo tra Kuwait e Qatar si lega idealmente alle nuove strategie energetiche mediterranee, dal momento che i Paesi che vi si affacciano devono affrontare, da un lato, l’iniziativa russa e, dall’altro, i nuovi progetti di infrastrutturazione nel mare nostrum con due guerre in corso e con l’impasse a Cipro per il Great Sea Interconnector

Campo largo in ordine sparso. Per Meloni la prova (anche in Ue) è la manovra. Parla Palano

La costruzione del Campo Largo con tutti i partiti di centrosinistra risulta ancora molto complessa: i veti incrociati, in particolare del leader pentastellato verso il numero uno di Italia Viva non contribuiscono alla realizzazione dell’alleanza larga. In maggioranza qualche polemica, ma il governo è ancora forte. La vera prova – di consenso e di capacità – sarà la realizzazione della Manovra. Colloquio con il politologo Damiano Palano

Da Comau a Ilva, rischi e benefici degli investimenti stranieri in Italia secondo Zecchini

Alla generale credenza che l’investimento diretto dall’estero sia sempre un bene bisogna contrapporre un’attenta valutazione dei benefici e dei rischi per il futuro dell’economia. L’opinione del prof. Salvatore Zecchini

Houthi-Hezbollah. Per ora la propaganda è sincronizzata, poi…

Dal disordine prodotto dagli yemeniti passa la morfologia della nuova globalizzazione. Ora il rischio è che si coordinino le attività degli Houthi con quelle di Hezbollah. La narrazione e gli interessi coincidono, d’altronde

L’Ucraina può strozzare Gazprom. Ecco perché

Dalle infrastrutture energetiche sotto il controllo di Kyiv dipende il futuro del colosso un tempo simbolo della potenza russa. Ma ora azzoppato anche dalle sanzioni e dall’embargo. E i Paesi amici possono non bastare

Cosa c’è nella nuova strategia del controspionaggio Usa

Il documento pubblicato a inizio mese presenta un approccio in tre pilastri: combattere le attività straniere nella “zona grigia”, proteggere le risorse strategiche del Paese e prepararsi per le sfide future. Attraverso la collaborazione e l’innovazione, il National Counterintelligence and Security Center punta a rafforzare la sicurezza nazionale

Dopo la Space force, anche la Space national guard. La promessa di Trump

Alla Conferenza generale dell’Associazione della Guardia nazionale, Trump promette di creare la Space national guard. Trump si accoda ai governatori e alla Guardia nazionale nell’opporsi il piano di Biden e del Pentagono, che avrebbe trasferito circa 500 effettivi dalla Air national guard alla Space force

L'IA non legge ma recensisce. Una pericolosa illusione tecnologica

L’IA può generare recensioni intelligenti? Vincoli giuridici e limiti tecnologici le impediscono di leggere e comprendere realmente i libri. Il risultato? “Recensioni” che non possono essere considerate intelligenti. La riflessione di Marco Mayer

Vi racconto angosce e peripezie di leader e partiti di svolta. Gli scenari di D'Anna

Gli scenari sono in continua evoluzione, ma il quadro degli stress test dei protagonisti è già delineato. In meno di due mesi, le roventi settimane di luglio e agosto hanno determinato tutta una serie di nuove prospettive politiche per il Paese. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Durov, Zuckerberg e i social. Perché il tema della libertà di espressione è fuorviante

Di Roberto Caporale

Sostenere che limitare l’attività dei social media in nome della libertà di espressione sia un errore è come affermare che limitare la circolazione delle manette comprometta la libertà individuale. Il commento di Roberto Caporale

×

Iscriviti alla newsletter