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Il matrimonio fra Fincantieri, Mermec e Vitrociset sembrava fatto. Ad un passo dall’altare, la sorpresa. Leonardo, il primo partner dell’azienda romana che si occupa di tecnologie civili militari, si è fatto avanti e, esercitando il diritto di prelazione, ha convolato. Fuori di metafora, il consiglio di amministrazione di piazza Monte Grappa ha scelto di comprare Vitrociset. La notizia è di quelle importanti, ed è destinata a cambiare gli equilibri dell’industria italiana della difesa e dell’aerospazio confermando la volontà di Leonardo di esercitare il ruolo di campione nazionale.

LA MOSSA DI LEONARDO

La decisione è arrivata oggi, al termine di un consiglio di amministrazione anticipato sul tema dalle dichiarazioni che l’ad, Alessandro Profumo, aveva rilasciato di fronte alle commissioni Difesa di Senato e Camera lo scorso mercoledì. “Dobbiamo correttamente valutare cosa ha senso fare sulla base dei prezzi che ci sono stati notificati lo scorso 9 agosto”, aveva detto il manager. “Con il governo al 30% nel nostro capitale, dobbiamo valutare anche l’interesse dell’azionista”, aveva aggiunto. “L’operazione – spiega oggi l’azienda in una nota – crea valore contribuendo al rafforzamento di Leonardo nel suo core business dei Servizi, in particolare della Logistica, del Simulation & training e delle Operazioni spaziali, incluso il segmento Space surveillance and tracking (Sst)”. Inoltre, l’iniziativa “consente di consolidare la filiera nazionale nel settore dell’aerospazio, difesa e sicurezza, aumentandone la competitività con prospettive di mercato significative”.

COSA FA VITROCISET

E infatti, fondata oltre quarant’anni fa da Camillo Crociani, Vitrociset si presenta come azienda leader nell’Ict per i settori di difesa, spazio e trasporti. L’interesse sulla sua acquisizione da parte delle maggiori aziende del comparto è anche il risultato del risanamento ottenuto dalla guida dell’ad Paolo Solferino, che a febbraio ha presentato un Piano industriale con la previsione sostenibile di aumentare del 40% gli investimenti nei prossimi cinque anni. Le attività spaziano dal contributo al caccia di quinta generazione F-35 (a cui ha partecipato per il Ground support equipment), alla gestione della base spaziale di Kouoru, in Guyana francese, quella da cui partono i lanciatori europei Ariane 5 e Vega, passando per il fronte della radaristica, per cui basterà pensare ai sensori installati presso il Poligono Interforze di Salto di Quirra (Pisq), in Sardegna. Oggi, l’azienda conta 989 dipendenti, di cui circa 630 in Italia. Nel 2017 ha generato ricavi pari a 163 milioni di euro ed ordini pari a 236 milioni.

SULLO SFONDO, LA FRANCIA

Sullo sfondo dell’operazione decisa dal cda di Leonardo, c’è la partita legata all’accordo (lato militare) tra Fincantieri e la francese Naval Group. Da tempo, sono emerse le preoccupazioni di piazza Monte Grappa, che teme di restare tagliata fuori nonostante le competenze nel campo della sistemistica impiegata a bordo della navi. D’altra parte, la Francia può già contare su Thales (competitor di Leonardo nel campo) che partecipa per il 35% a Naval. Per questo, Profumo ha da tempo proposto il coinvolgimento di Orizzonti Sistemi Navali, la joint venture divisa proprio con Fincantieri (che ha il 51%). La questione si lega all’affare Vitrociset poiché l’interesse del Gruppo di Bono sull’azienda guidata da Paolo Solferino ha riguardato proprio le sue competenze nella sistemistica e radaristica, che le permetterebbero di presentarsi come fornitore di prodotti completi.

CONTRO LA LOGICA DELL’ANTAGONISMO

Ad ogni modo, commentando la notizia dell’iniziativa di Leonardo, Giampiero Massolo, presidente di Fincantieri (che oggi ha incassato la fiducia a lavorare sulla ricostruzione del ponte di Genova), ha detto che il Gruppo valuterà “senza antagonismo” la mossa di piazza Monte Grappa. Le sue parole fanno tra l’alto eco a quelle di Profumo di fronte alle commissioni di palazzo Madama e Montecitorio: “Con Fincantieri abbiamo dei rapporti di collaborazione notevole; loro fanno la parte navale, noi facciamo tutto il resto, dai sensori ai radar, dai sistemi di comando ai sistemi d’arma”. Per questo, “non c’è nessuna frizione”, aveva aggiunto.

LA PORTA APERTA

Come accennato nel comunicato ufficiale di Leonardo, una volta raggiunto l’accordo definitivo con la proprietà e una volta che l’operazione sarà approvata (il governo può esercitare il golden power), Leonardo valuterà una apertura ad altri soci che vorranno far parte della squadra. Primi nella lista naturalmente proprio Fincantieri e Mermec, ammesso che possano essere ancora disponibili. I possibili partner comunque non mancherebbero. Questo sarà tuttavia oggetto di valutazioni che impegneranno le prossime settimane, se non i prossimi mesi. Nel frattempo, da lunedì si potranno registrare gli apprezzamenti sia del mercato, sia della politica. Per parte sua, Alessandro Profumo ha smentito le voci, circolate quando venne nominato, secondo cui avrebbe “svenduto” l’ex Finmeccanica. Con Vitrociset ha confermato piuttosto l’intenzione di voler consolidare la leadership di Leonardo nel settore della tecnologia militare e spaziale. Il segnale è chiaro: non lascia, raddoppia.

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