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Per le forze armate del Giappone la giornata di oggi simboleggia l’inizio di una nuova era. Questa mattina è infatti stato inaugurato un nuovo comando militare unificato: il nuovo Comando per le operazioni congiunte sarà responsabile di supervisionare le Forze di autodifesa terrestri, marittime e aeree del Giappone in tempo di pace e in caso di conflitto. L’organizzazione, con sede a Camp Ichigaya, nel centro di Tokyo, ha uno staff iniziale di circa 240 persone, secondo quanto si apprende dal ministero della Difesa nipponico, che aveva lanciato il progetto nell’ottobre del 2022.

“Con l’istituzione del Comando Operativo Congiunto, l’Sdf (Self-Defence Force) sarà in grado di comandare le sue unità a livello centrale su base giornaliera, consentendole di mantenere una posizione di difesa flessibile in risposta agli eventi in corso”, ha dichiarato il segretario di Gabinetto Yoshimasa Hayashi.

“Il nostro Paese sta affrontando il più grave e complesso contesto di sicurezza del dopoguerra a causa dei cambiamenti geopolitici, e le aspettative del ministero della Difesa e delle Forze di Autodifesa stanno diventando ancora più grandi”, ha dichiarato il ministro della Difesa Gen Nakatani, durante la cerimonia di inaugurazione del comando. “In questo contesto, l’istituzione del Comando operativo congiunto ha un grande significato per la sicurezza del Giappone”. Il segretario di Gabinetto Yoshimasa Hayashi ha invece sottolineato che “Con l’istituzione del Comando Operativo Congiunto, l’Sdf (Self-Defence Force) sarà in grado di comandare le sue unità a livello centrale su base giornaliera, consentendole di mantenere una posizione di difesa flessibile in risposta agli eventi in corso”.

I moderni metodi di combattimento richiedono uno stretto coordinamento tra le varie branche delle forze armate di una nazione nello svolgimento delle operazioni sul campo id battaglia (e non solo). Gli Stati Uniti hanno mantenuto per decenni una dottrina di “jointness” nelle loro forze armate, mentre è solo nel 2016 che la Repubblica Popolare Cinese si è mossa in questa direzione, ponendo ogni ramo delle sue forze armate sotto un’unica struttura di comando in ciascuna delle cinque regioni del Paese.

Il nuovo centro di comando è soltanto l’ultimo dei passi compiuti dal Giappone nel rendere le proprie forze armate più capaci di combattere in un contesto caratterizzati dalle crescenti sfide poste da rivali regionali, come la Cina e la Corea del Nord. Prima di istituire il nuovo comando congiunto, il Paese asiatico aveva già aumentato drasticamente la sua spesa per la difesa, e aveva creato una nuova divisione militare sul modello del Corpo dei Marines degli Stati Uniti.

Il timing è tutt’altro che casuale. Il nuovo quartier generale dell’Sdf arriva proprio mentre il Giappone cerca di rafforzare la sua alleanza militare con gli Stati Uniti, cercando di inficiare l’approccio critico del presidente Usa Donald Trump, secondo cui il trattato di sicurezza Usa-Giappone avvantaggia più Tokyo che Washington. Sotto l’amministrazione di Joe Biden, gli Stati Uniti si erano impegnati a rafforzare la loro presenza militare in Giappone con la creazione di un quartier generale delle forze congiunte che sarebbe stato la controparte del comando operativo congiunto della Sdf. Ma questi piani potrebbero essere abbandonati per risparmiare sui costi, coerentemente con l’approccio della nuova amministrazione. Maggiore chiarezza sui piani degli Stati Uniti potrebbe arrivare quando il segretario alla Difesa Pete Hegseth visiterà il Giappone nell’ambito di un viaggio attraverso la regione Asia-Pacifico che inizierà questa settimana.

“Il Giappone e gli Stati Uniti continueranno a discutere sul miglioramento del quadro di comando e controllo al fine di promuovere l’interoperabilità in tempo di pace e in situazioni di emergenza”, ha dichiarato Hayashi durante una conferenza stampa.

Tokyo si dota di un nuovo comando centralizzato (guardando a Pechino e Washington)

Con la creazione del nuovo centro di comando a Camp Ichigaya, il Giappone centralizza la gestione delle Forze di Autodifesa. Questa iniziativa rafforza la sicurezza del Paese, aumentando il coordinamento e la reattività di fronte a minacce regionali

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