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Mentre Salvini e Di Maio si apprestano ad affrontare il fine settimana decisivo piovono critiche a mezzo stampa, (in particolare dall’estero, Washington Post e Financial Times in testa) sul possibile governo giallo-verde.

Non è una novità, di cui in Italia solo gli esecutivi a base Ulivo-DS-Pd sono stati esenti. Però è significativo, perché mostra una sorta di riflesso condizionato di molti accreditati osservatori, quasi sempre appartenenti alla ristretta élite mondialista-progressista. Occorre allora provare a dire alcune parole schiette sul tentativo in corso in Italia, affinché si faccia chiarezza da subito sulla natura dell’accordo che va prefigurandosi. In primo luogo va detto che trattasi di scenario di rottura, poiché tanto la Lega di Salvini quanto il M5S di Di Maio sono soggetti politici fuori dagli schemi consolidati, quelli, per capirci, sull’asse popolari-socialisti.

Va però altresì compreso che questa novità non è presente solo in Italia. Basti pensare, tanto per fare qualche esempio, ai governi di Austria, Polonia o Ungheria ma anche alla campagna Brexit condotta dall’Ukip e alle vicende indipendentiste catalane, tutti elementi destabilizzanti rispetto agli equilibri classici europei. Tanto è vero che basterà attendere un anno per vedere che fine farà la storica supremazia Ppe-Pse a Bruxelles: nel 2019 infatti si vota per il Parlamento Europeo e i risultati si annunciano assai diversi da quelli classici.

In secondo luogo occorre ricordare che i due protagonisti delle vicende di queste ore sono anche i vincitori delle elezioni di marzo e quindi vederli mettersi d’accordo altro non è che dare continuità al voto popolare. Certo, le difficoltà ci sono e si vedono benissimo.

Chi scrive ha dal primo giorno di questa legislatura forti perplessità sulla possibilità che ne esca un solido accordo di governo. Però ciò non significa poter negare l’evidenza, cioè ammettere che tanto Salvini quanto Di Maio stanno facendo largo sfoggio di moderazione e buon senso, elementi essenziali per cimentarsi nella difficile arte del governare. Quindi ai leoni da tastiera (nostrani e non) che sono buoni solo a criticare diciamo che questo tentativo va rispettato, incoraggiato e messo alla prova, visto che dopo settimane di perdite di tempo si è giunti ad una fase finalmente concreta di trattativa.

Infine c’è un’ultima considerazione da fare, che riguarda proprio Salvini e Di Maio. Per anni alla radio, in Tv e via social hanno bombardato senza pietà i governanti, irridendoli, canzonandoli e spesso insultandoli senza fare sconti, nemmeno concedendo, per dirla in linguaggio da tribunale, le attenuanti generiche. Sappiano quindi che tutti saranno titolati a riservare loro lo stesso trattamento, non appena avranno messo piede nel tanto detestato (da loro) palazzo.

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