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Una mobilitazione guidata dal governo e sostenuta da un miliardo e mezzo di euro da investire in ricerca nei prossimi cinque anni, con l’obiettivo di porre la Francia (e l’Europa) all’avanguardia nella competizione in tema di intelligenza artificiale (Ia). In questo si sostanzia la strategia presentata il 29 marzo scorso dal presidente Emmanuel Macron, basata sul rapporto Villani (matematico e deputato, commissionato dal primo ministro Edouard Philippe).

La Francia mostra di aver ben compreso che quella che si sta giocando a livello internazionale è una partita dove “the winner takes it all”, di cui l’Europa può essere protagonista e dal cui esito dipende in buona parte il suo futuro. Non è soltanto questione di sviluppo economico, ma di sovranità, indipendenza e interesse nazionale, laddove la tecnologia ha ormai assunto connotati geopolitici e chi controlla i sistemi dell’Ia esercita un potere incontrastato su scala globale. Il governo cinese vi sta investendo somme enormi, Putin ha paragonato l’Ia al nucleare e gli Usa sono ben consapevoli del suo ruolo nelle dinamiche del soft power. Il rapporto – che nelle sue 235 pagine prefigura il futuro assetto istituzionale europeo – indica con chiarezza che occorre far leva su una politica industriale (concetto ormai rientrato a pieno titolo nel lessico continentale dopo anni di oblio) costruita sull’asse francotedesco e l’Italia (il nord in particolare) potrebbe esserne partner, dato il suo livello avanzato in tema di robotica, così come la Svizzera ancorché non sia parte dell’Unione europea.

La strategia per la “rivoluzione nascente” dell’Ia dovrebbe articolarsi in due tempi: dapprima consolidare gli ecosistemi nazionali, con un ruolo propulsivo affidato al settore pubblico; successivamente attivare il livello europeo, soprattutto per i profili regolamentari. Quattro ambiti sono strategici: la sanità soprattutto, ma anche ambiente, trasporti-mobilità e difesa-sicurezza. È essenziale che la politica economica sia basata sull’accesso ai dati detenuti anche dai soggetti privati, alcuni dei quali “di interesse generale” (per esempio, quelli delle società concessionarie di servizi pubblici) come già previsto dalla normativa francese. Insomma, è centrale il tema dei dati come bene comune da aprire alla fruizione collettiva insieme alla governance delle piattaforme e alla trasparenza dell’algoritmo. A ciò si aggiunge quello più generale della concorrenza e del rispetto delle regole da parte dei Gafa (Google, Apple, Facebook e Amazon) a cui Macron fa espresso riferimento.

Da riformare poi il quadro internazionale in tema di trasferimento transfrontaliero dei dati. Secondo il rapporto Villani, l’accordo Privacy shield del 2016 tra Unione europea e Stati Uniti presenta zone d’ombra che rischiano di compromettere la competitività e la protezione dei consumatori europei. Di qui, la proposta di considerarlo transitorio in vista della sua rinegoziazione stante l’applicazione, a partire dal prossimo 25 maggio, del Regolamento europeo (Gdpr) e la successiva armonizzazione delle varie legislazioni nazionali. Importante altresì far leva sulla domanda pubblica rivedendo le soglie d’applicazione della normativa appalti, creare una rete di istituti interdisciplinari in tema di Ia, un cloud europeo specifico per la ricerca destinato a dare impulso alle applicazioni industriali, incoraggiare lo scambio industria-università sperimentando nuovi modelli di finanziamento e trasformando i metodi di insegnamento. Alla guida di tutto ciò lo Stato, con un unico soggetto con il compito di coordinare la strategia nazionale in tema di Ia, da integrare in quella digitale. Indicazioni preziose e utili anche al nostro Paese, meritevoli di attenzione da parte del prossimo governo.

Maurizio Mensi è Professore SNA e Luiss Guido Carli, responsabile @LawLab Luiss

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