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In principio è stata la Francia, che solo pochi giorni fa ha lanciato il suo piano nazionale per attrarre investimenti in intelligenza artificiale. Ma è l’Europa tutta, compatta, a schierarsi per essere all’avanguardia in una tecnologia destinata a plasmare in modo sorprendente il mondo del futuro. Per questo, oggi, a Bruxelles, in occasione del Digital Day 2018, ha riunito politici, accademici, industriali e società civile per rinnovare l’impegno degli Stati membri su un tema così cruciale grazie alla firma di una dichiarazione di cooperazione sull’IA.

I PARTECIPANTI

Dopo l’introduzione del commissario per l’Economia digitale, Mariya Gabriel, un panel ha visto avvicendarsi speaker istituzionali, tra i quali rappresentanti governativi di Germania, Spagna, Polonia, Francia, ma anche esperti come Luciano Floridi, filosofo italiano professore ordinario di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford, dove dirige il Digital Ethics Lab.

IL PERCORSO

L’impegno del Vecchio Continente in questo ambito vede la luce nell’ottobre del 2017, quando il Consiglio europeo ha chiesto alla Commissione di presentare un ‘approccio’ continentale all’IA. In risposta, Berlaymont ha creato un gruppo di lavoro e strutturato un’iniziativa, i cui dettagli saranno resi noti il 25 aprile.

IL PIANO UE

Come i suoi diretti competitor Usa e Cina, anche Bruxelles ritiene di avere delle carte importanti da giocare in questo ambito e vuole usarle tutte, a partire dalla messa a sistema delle eccellenze industriali ed accademiche. Si prevede, infatti che l’automazione spinta nei più svariati settori, se si tiene conto di investimenti e risultati, potrebbe avere sull’economia un impatto fino a 12 trilioni di euro, con un aumento della produttività – dato dall’IA – sino al 40%.

GLI EFFETTI DELL’AI

Non ci saranno, però, solo effetti positivi. Per questo, in Europa si punta più in alto, con l’aggiunta nel dibattito di un ulteriore elemento, spesso presente nelle analisi di esperti come Padre Paolo Benanti o dello stesso Floridi. Il Vecchio Continente ambisce infatti a divenire la prima area del pianeta con un ‘codice’ etico sull’utilizzo dell’IA, che normi i potenziali effetti – non solo in termini di ricaduta occupazionale negativa – che questa tecnologia può avere sulle nostre esistenze.

LE RISORSE SUL PIATTO

Essenziale, naturalmente, come sempre, il ruolo delle risorse. In questo frangente, alcuni dettagli sono stati anticipati da Affari e Finanza di Repubblica. Se “nel 2019-20 la Commissione metterà sul piatto più di un miliardo per finanziare ricerca e sviluppo per la tecnologia AI”, il “grosso”, scrive Alberto D’Argenio, “arriverà nel bilancio 2020-2027, con la Commissione che punta a usare almeno 14 miliardi per l’AI, anche se la cifra dovrà essere approvata dalle capitali”.

Tutti i piani dell'Ue per l'intelligenza artificiale

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