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Il bilancio di Marco Minniti è un’eredità lasciata a chi verrà dopo di lui. Alla festa per il 166° anniversario della fondazione della Polizia il ministro dell’Interno, nel ricordare le traversie del 2017 tra terrorismo internazionale e flussi migratori, ha pronunciato un “grazie” come “ultima parola di un ministro che passa” con l’auspicio di forze politiche sempre unite contro il terrorismo, come 40 anni fa, perché non si smarrisca mai “questo patrimonio del Paese”.

PREVENZIONE CONTRO LA MINACCIA

Terrorismo, immigrazione e ordine pubblico sono stati i fili conduttori. Alla festa della Polizia di un anno fa si veniva da “una sequenza di atti di terrorismo senza precedenti, nel pieno di una minaccia quasi quotidiana”. Poi l’Isis è stato sconfitto militarmente, “ma non è morto” come hanno dimostrato Manchester, Barcellona e da ultimo Trèbes, in Francia. Così, mentre continua la guerra in Siria “da dove è cominciato tutto” e da dove arrivano “inaccettabili immagini di bambini”, l’Italia deve continuare a fare i conti con questa minaccia esprimendo, ha aggiunto Minniti, “una capacità di analisi, prevenzione e intervento concreto”, come hanno dimostrato le ultime operazioni antiterrorismo. Ciò, comunque, non gli farà mai pronunciare “parole rassicuranti” anche per “scaramanzia meridionale”: “Mai dire mai” pur sottolineando “il lavoro straordinario” delle forze dell’ordine, delle agenzie di intelligence e delle Forze armate.

L’anno scorso il boom del turismo ha dimostrato che l’Italia “appare un Paese bello e sicuro”. Sicurezza che deve riguardare la vita di ogni giorno: nel 2017 c’è stato il più basso numero di delitti dal 2007, eppure “la sicurezza è un sentimento e non si risponde con la freddezza dei numeri”, bensì con la prossimità e con il controllo del territorio. Sul fronte mafioso le operazioni di Ostia, di Foggia e di Vibo Valentia dimostrano che “non ci sono zone franche”.

LA GESTIONE DEI FLUSSI MIGRATORI

L’altra eredità che lascia Minniti è la gestione dei flussi migratori: “La sfida è governarli” perché “non si possono cancellare”. Dal 1° luglio 2017, quando cominciò la svolta, a oggi sono arrivate 95.600 persone in meno rispetto all’analogo periodo precedente e, come ha fatto altre volte, il ministro ha evidenziato la presenza operosa in Libia di due agenzie Onu, Unhcr e Oim, ora perfino “con la pettorina nel porto di Tripoli”, che accedono ai campi profughi dove sono anche alcune Ong italiane. “Un anno fa non ci avrebbe creduto nessuno”. Inoltre, i rimpatri volontari assistiti curati dall’Onu dalla Libia verso i Paesi di provenienza sono stati finora 23.400. “Qualcosa sta cambiando, anche se non basta”. Un ultimo passaggio l’ha dedicato all’ordine pubblico: “Nessun malinteso ideale o presunto valore può giustificare chi lancia bombe carta con chiodi o chi colpisce carabinieri caduti a terra: sono atti criminali”, con riferimento a recenti episodi di cronaca.

GABRIELLI: “LA SOCIETÀ CI AIUTI NELLA PREVENZIONE”

Anche il capo della Polizia ha avuto il suo da fare nell’ultimo anno. Tra vertice G7 e manifestazioni varie, con 200 agenti feriti, le piazze sono state turbolente, le ultime settimane di campagna elettorale “hanno visto inasprirsi il clima tra opposte fazioni” e le conflittualità sociali hanno trasformato le piazze italiane in “stanze di compensazione di ragioni contrapposte”, qualche volta considerando la Polizia “come controparte e non come garante del rispetto delle leggi”. L’anno scorso sono stati arrestati 26 soggetti per fatti legati al terrorismo e 105 gli espulsi per motivi di sicurezza nazionale. L’estremismo jihadista rappresenta la “principale fonte di preoccupazione” per l’Italia e il rientro dei foreign fighter una “minaccia diffusa e indifferenziata alle nostre comunità”. Il prefetto Franco Gabrielli ha sottolineato che si sta anticipando il più possibile la prevenzione “per interrompere fin dalla fase embrionale i percorsi di radicalizzazione e la pianificazione di attività criminali”. La radicalizzazione, però, “non è la causa, ma l’effetto della marginalità in cui vivono persone che non riescono a integrarsi favorendo la formazione di sacche di frustrazione che sono l’anticamera di illegalità che possono degenerare in terrorismo”. Se è quindi fondamentale intercettare “in anticipo i fattori di rischio”, nel farlo “non possiamo essere soli” perché è indispensabile la collaborazione delle altre istituzioni e della società.

UNA RIORGANIZZAZIONE TOTALE

Nell’anno che ha fatto registrare un calo del 4,4 per cento dei delitti è stata avviata una completa riorganizzazione della “macchina” del Dipartimento di Ps, al centro e in periferia, e a 37 anni dalla legge di riforma del 1981 saranno definitivamente abbandonati i gradi militari sostituiti da diversi segni di qualifica “per rimarcare la nostra identità di amministrazione civile a ordinamento speciale”. Gabrielli ha riconosciuto il contributo delle organizzazioni sindacali, “pur con gradazioni diverse”, alla complessa riorganizzazione senza tralasciare “personalismi neppure tanto onorevoli”. Il riferimento era all’ex segretario generale del Sap, Gianni Tonelli, oggi deputato della Lega, nei confronti del quale è stato avviato nei mesi scorsi un procedimento disciplinare che ha fatto decidere al sindacato di non essere presente alla festa.

Alla cerimonia erano presenti anche il presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati, e quello della Camera, Roberto Fico, quest’ultimo giunto a bordo di un’auto della Polizia. Noblesse oblige.

Lotta al terrorismo e flussi migratori, ecco il bilancio della Polizia (e di Minniti)

Il bilancio di Marco Minniti è un’eredità lasciata a chi verrà dopo di lui. Alla festa per il 166° anniversario della fondazione della Polizia il ministro dell’Interno, nel ricordare le traversie del 2017 tra terrorismo internazionale e flussi migratori, ha pronunciato un “grazie” come “ultima parola di un ministro che passa” con l’auspicio di forze politiche sempre unite contro il…

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