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Alcuni recenti fatti di cronaca hanno riportato alla ribalta un malvezzo, non saprei se solo italiano, cioè quello di considerare il lavoro una parentesi inevitabile durante il tempo libero. Per essere chiaro mi riferisco ai casi di assenteismo nella pubblica amministrazione. Senza dettagliare il caso – è solo l’ultimo eclatante – in un piccolo Comune i Carabinieri hanno scoperto che la maggioranza dei dipendenti non si recava al lavoro per svolgere le mansioni per le quali erano stati assunti e pagati (con denaro pubblico, cioè quello di tutti noi). Con molta fermezza devo dire che chi ha “sgarrato” deve pagare e con altrettanta fermezza ribadisco che la sanzione non si può fermare ai soli colpevoli accertati, ma deve estendersi ai complici, siano essi medici compiacenti o dirigenti dell’amministrazione che, per legge, devono sovraintendere al buon funzionamento degli uffici.

Bisogna, infatti sapere che nel pubblico impiego la remunerazione dei dirigenti è la somma tra indennità contrattuali, indennità di posizione e indennità di risultato. Sono bonus legittimamente riconosciuti, ma sarebbe perlomeno imbarazzante scoprire che, dopo i fatti denunciati, i dirigenti di questa (o altra) amministrazione si vedano riconosciute le indennità di posizione o, peggio, di risultato. Non sono tra quelli che ritengono il dipendente pubblico un fannullone a prescindere, però sono convinto che alcuni “vizi” siano indotti da altrettanti atteggiamenti di vera e propria irresponsabilità di figure apicali che dovrebbero controllare (loro, non i Carabinieri) che gli uffici funzionino e che il personale sia presente dietro la scrivania o lo sportello.

Faccio un parallelismo con il settore privato che mi viene suggerito dalla cronaca economico-sindacale di questi giorni, segnatamente al caso Italiaonline. L’azienda che, come detto, opera nel settore privato, ha annunciato il conferimento di bonus ai propri dirigenti a fronte, però, di risultati da conseguire nel prossimo triennio. Questo è punto centrale della questione: i bonus ai dirigenti non sono il male assoluto (certo annunciarli durante una vertenza aziendale con esuberi non è il massimo), ma, al contrario, possono essere l’incentivo giusto per rilanciare un’azienda e metterla nelle condizione di affrontare e vincere le sfide che il mercato propone. Ecco, nel privato è il mercato che riconosce il tuo successo aziendale e conseguentemente ti premia, sia che tu sia imprenditore sia che tu sia dirigente, e non sulla base di improbabili autocertificazioni, come invece avviene nel settore pubblico. È il caso di farci una riflessione, anche perché il “mercato” dell’amministrazione pubblica è ognuno di noi, sia per quello che diamo, sia per quello che riceviamo.

italiaonline

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Di Giacomo Balestrieri

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