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Stiamo attendendo non il nome del prossimo Presidente del Consiglio e dei possibili 20 ministri del governo Lega/Pentastellati ma le priorità che il loro programma svilupperà per il nostro Paese. Sappiamo bene che l’economia italiana è cresciuta poco negli ultimi vent’anni che ha accelerato un po’ nel 2017, ma hanno accelerato anche tutti gli altri paesi e il distacco dal gruppo comunitario sta aumentando.

L’economia italiana non riesce a recuperare perché alcuni ostacoli molto ingombranti ne impediscono la crescita: eccessiva spesa pubblica, evasione fiscale, corruzione, eccesso di burocrazia, lentezza della giustizia, crollo demografico, divario tra nord e sud, difficoltà a convivere con l’euro sono pesi piombati che dobbiamo saper superare. È questa la sfida e principalmente questo è il programma per i prossimi mesi: non c’è nessuna possibilità di ripresa se abbiamo consapevolezza che nel prossimo biennio il tasso di sviluppo medio atteso subirà ancora un rallentamento per l’incremento dell’Iva legata alle clausole di salvaguardia pari a 30 miliardi: infatti il pil scenderà dall’1,5% – stima eccessivamente buonista per il 2018 – all’1,3% e non c’è via di fuga rispetto alla riduzione della spesa o all’aumento delle tasse usando il disavanzo già abusato e condonato da Bruxelles al precedente Governo di 40 miliardi di flessibilità e di tempo per rispettare gli obiettivi con la UE.

Il prossimo nostrano ministro dell’economia dovrà necessariamente ricorrere al taglio della spesa corrente anche perché “i favoritismi” concessi all’Italia non troveranno più disponibili gli altri 9 paesi virtuosi fiscalmente del nord europa stanchi di reggere la coda ad un Paese che li costringe a sostenere con le proprie finanze pubbliche uno Stato che non è capace di rispettare le regole mettendo così in difficoltà tutta l’economia ue. È bene fare i conti con la nostra spesa pubblica aumentata di ben 24 miliardi e con il taglio della spesa per la produttività: la nostra spesa pensionistica sta lievitando nonostante il provvedimento della riforma osteggiata e un numero esagerato di persone in povertà assoluta in cui i giovani e la famiglia pagano un prezzo altissimo.

Ha fatto bene il Presidente Mattarella in queste ore a ricordare che fuori dall’Europa non c’è futuro e il prossimo governo dismetta i panni populisti e dica la verità: i conti italiani NON sono a posto e anzi sono ingannevoli le promesse per anni fatte agli italiani e NON si può non partire da un aggiustamento fiscale con provvedimenti strutturali perché la BCE fra non molto toglierà la copertura data fino ad oggi e saranno assunte decisioni fondamentali su come riformare l’eurozona. Decisioni in cui l’Italia deve contare per avere sostegno nell’interesse nazionale su beni pubblici europei, controllo delle frontiere, politica estera onorando l’impegno per le politiche fiscali.

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