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Il Consiglio europeo di Bruxelles che si è riunito il 22 e 23 marzo a Bruxelles, in un contesto internazionale tempestoso, ha visto prevalere collegialità e forza rispetto ai fattori di divisione e incertezza che appassionano di solito gli osservatori. Il Consiglio di primavera si occupa tradizionalmente di economia e sviluppo, con prevalenza per la routine. Questa volta ha discusso grane di forte rilievo politico, trasmettendo un senso di stabilità.

L’AGENDA DELLA BREXIT SI TROVA A BRUXELLES

Per esempio, sono mesi che la Brexit sembra doversi impiantare, in mezzo a insulti e accuse, cadute improvvise della Borsa, tensioni nell’Irlanda del Nord. Dopo il documento congiunto UE-UK del 13 e 14 dicembre 2017, Londra sembrava scomparsa dai radar, e non vi erano stati progressi significativi nelle discussioni. L’Unione europea e il suo negoziatore Michel Barnier hanno quindi prodotto unilateralmente il 28 febbraio una bozza di Trattato sulla Brexit, che ha inizialmente prodotto una levata di scudi a Londra, e poi è banalmente diventato il testo di lavoro. Il 19 marzo, gran parte di quei contenuti (diritti dei cittadini, contesto giuridico, durata e contenuti del periodo di transizione) sono stati approvati dalle due delegazioni – segnandoli in verde – in un progetto di Trattato che i 27 capi di Stato e di governo hanno approvato  in due minuti.  Londra espone le sue ragioni, produce i discorsi d’indirizzo di Theresa May e le dichiarazioni allarmate sui giornali, ma la penna è a Bruxelles: tiene in conto le proposte, con fare leggermente paterno, che vuole risolvere i problemi e condurre a termine la faccenda. Anche sui temi irrisolti, tra cui il confine in Irlanda del nord, le alternative sono disegnate per un mercato aperto in tutta l’isola, e il Regno Unito deve solo scegliere. Il Consiglio ha anche approvato (unilateralmente) le linee guida per il dopo Brexit, prefigurando un trattato di libero scambio ma anche la cooperazione su vari temi, dalla cultura alla sicurezza: una mappa anche per i navigatori britannici in acque ancora sconosciute.

IL PROBLEMA DELLA RUSSIA

In Consiglio si è invece parlato di Russia per almeno due ore. La linea collettiva europea è molto più ferma dell’opinione che circola sui giornali italiani: l’unico responsabile plausibile dell’attentato con il gas nervino in Inghilterra è la Russia, è un attacco inaccettabile e una minaccia alla sicurezza collettiva, occorre una risposta coordinata, in ambiente UE e Nato. Il pericolo è reale e attuale, la Russia continua a superare limiti invalicabili, non c’è da aspettarsi nulla di buono per il futuro. Come nell’attuale politica estera e di sicurezza europea, la linea è comune e gli Stati contribuiscono con i propri mezzi e strumenti, in questo caso con misure caso per caso. Intanto, l’ambasciatore dell’Unione europea a Mosca è stato richiamato a Bruxelles per consultazioni: un gesto concreto e simbolico che detta però il ritmo e ricorda che lo spartito è unico.

I DAZI DI TRUMP

Anche per i dazi su acciaio e alluminio di Trump il tono non è stato leggero, anche nel linguaggio. L’esenzione per l’Europa non deve essere temporanea, è troppo breve il termine del primo maggio, come una pistola punta alla tempia, ha detto Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo. L’Europa resta ferma sul metodo multiterale e collaborativo dell’Organizzazione mondiale del commercio. Se però altri ragionano sul metodo bilaterale degli Stati in concorrenza, l’Europa reagisce come soggetto unico, con quegli stessi metodi, e con un elenco di prodotti statunitensi nel mirino. Il Consiglio europeo ha speso del tempo per discutere l’argomento, con preoccupazione per i segnali dalle borse e dai settori economici, e con rafforzamento della coesione politica europea, capace di una risposta più forte degli Stati presi separatamente.

AVANTI INESORABILI

D’altra parte l’Unione procede anche sui dossier già costruiti. Il tandem franco-tedesco (Angela Merkel e Emmanuel Macron hanno tenuto insieme la conferenza stampa finale) prevede un programma di riforme europee per giugno prossimo. Il Consiglio del 22 e 23 marzo ha discusso di webtax, di capacità fiscale propria dell’Unione. E’ stato tracciato l’incontro di Sofia del 17 maggio sui Balcani, si è parlato di Turchia (che esagera), di cambiamento climatico,  dei compiti a casa dei Paesi in materia di bilancio e sviluppo (semestre europeo), di mercato unico del digitale, dell’industria, dei capitali e dell’energia, del pilastro sociale.

Sono tutti temi chefigurano tra i risultati del summit, e che sono stati preparati per tempo dal Consiglio (dei ministri) nei suoi formati tecnici, ognuno con portata da far tremare i polsi.

Per stare nel gioco, a ogni Paese membro è richiesto un grado elevato di partecipazione pubblica e collettiva, una capacità tecnica e politica diffusa in tutti processi decisionali, anche decentrati. Un problema vero per l’Italia, già strutturalmente in difficoltà  e oggi ripiegata sulle sue difficoltà interne.

Trump, Cina, naso sanguinante, congresso

Tutto il Consiglio europeo su Trump, Brexit e Russia

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