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C’eravamo tanto amati. Potrebbe essere il riassunto della storia tra Elon Musk e Sam Altman, un tempo amici e giovani imprenditori in rampa di lancio. Ma anche tra Musk e Donald Trump, con il tycoon sudafricano che era considerato il braccio destro del presidente fino a poco tempo fa. Invece Musk abbandona la nave del governo, lasciando il Doge. Prima però avrebbe provato in tutti i modi a opporsi a un accordo tra Altman e l’emiratina G42 – insieme ad altre aziende più piccole degli Emirati Arabi Uniti – con cui OpenAI parteciperà alla costruzione di un mega data center ad Abu Dhabi, con una capacità da 1 gigawatt, in quello che sarebbe il più grande progetto della startup al di fuori degli Stati Uniti. A dare il via libera a Stargate UAE, questo il nome dell’iniziativa, era stato anche Trump. Ma a lavorare ai fianchi dell’operazione c’era appunto Musk.

Come scrive il Wall Street Journal, che ha raccontato la storia in esclusiva, l’ex (da ieri) capo del Doge voleva infatti spartirsi una fetta della torta. Quando ha saputo che le intenzioni erano di annunciare l’accordo in concomitanza con il viaggio nel Golfo del presidente americano, si sarebbe infuriato e avrebbe espresso le sue preoccupazioni per un deal che avrebbe avvantaggiato il suo rivale. Senza la sua azienda xAI, pensava, Trump non avrebbe dato l’assenso all’operazione. E invece si è dovuto ricredere, perché quel via libera è arrivato dopo la visita di marzo del consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati, lo sceicco Tahnoon bin Zayed al Nahyan.

Lo stesso che, a dicembre, aveva investito tramite il suo fondo MGX nella raccolta fondi lanciata da xAI. Da quando Musk ha intrapreso la via della politica, Abu Dhabi ha iniziato a collaborare con le sue aziende, come la Boring Company, coinvolta nella costruzione di un tunnel lungo circa 18km. Segno dunque che la considerazione nei suoi confronti era alta, come altrimenti non potrebbe essere visto che si tratta di uno dei principali attori del settore tecnologico. Ma, si sa, in una contesa tra pesi massimi c’è sempre la voglia di emergere sugli altri.

Il rapporto tra Musk e Altman è ai minimi termini da anni. Dopo aver fondato insieme OpenAI, nel 2018 l’imprenditore sudafricano aveva deciso di lasciare la startup per dedicarsi ai suoi affari. Tra insulti e insinuazioni più o meno velate, Musk ha lanciato l’alternativa di ChatGPT, che è appunto xAI. Una realtà che corre sui suoi piedi, ma che non riesce a pareggiare il divario con l’altro chatbot, molto più utilizzato.

Con il ritorno di Trump sulla scena pubblica, Musk ha deciso di puntare tutto su di lui. Vincendo la scommessa e ottenendo la migliore ricompensa. Il tycoon di Manhattan sembrava avergli dato carta bianca, ascoltando ogni suo consiglio. Essere a capo del doge poteva essere un ruolo simbolico, poiché ufficialmente esterno al governo, ma da quella posizione Musk riusciva ad avere una grande influenza. Anche troppa secondo alcuni. L’idea era che la vicinanza tra i due tycoon potesse avvantaggiare Musk e sfavorire la concorrenza. Non è andata così. Al contrario, nel progetto Stargate c’erano OpenAI, Oracle e SoftBank, che secondo Musk non avevano i soldi per finanziarlo. È sempre il Wall Street Journal ad aver intercettato la sua rabbia non appena è stato svelato il piano. Aumentata alla luce dell’ultimo siglato con gli Emirati Arabi Uniti.

“Questo è un altro grande accordo per gli americani. Grazie presidente Donald Trump”, ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Una gioia che non è condivisa da tutti quelli vicino al presidente, o che lo erano fino a pochissimi giorni fa.

L'ultima di Musk contro OpenAI: far saltare l'accordo con Uae

Secondo il Wall Street Journal, il proprietario di xAI si è fortemente risentito quando ha scoperto che Sam Altman era coinvolto in un progetto con Abu Dhabi per la costruzione di un enorme data center nel Paese del Golfo. A favorirlo è stato anche Donald Trump. A conferma di come tra il presidente e l’ormai ex del Doge sia finita la luna di miele

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