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“Stiamo buttando fuori la camorra dalle istituzioni”, così oggi in un video il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca commenta i fatti degli ultimi giorni che hanno portato alle dimissioni di suo figlio Roberto da assessore al comune di Salerno. Il presidente De Luca reagisce con veemenza alla situazione, denunciando una brutale manovra contro di lui ed i suoi alleati, colpevoli, a suo dire, di essere i primi che provano a invertire antiche e collusive pratiche di gestione del ciclo dei rifiuti in regione: in sostanza si tratterebbe di una vendetta.

Personalmente provo istintivo apprezzamento per lo stile del presidente De Luca, perché mi pare, il suo, uno modo di dare corpo e dignità alla politica, in un tempo nel quale essa fatica a trovare la cifra del proprio esistere, come dimostra questa modesta campagna elettorale che stiamo vivendo. Voglio inoltre chiarire un punto che giudico molto importante della professione giornalistica, che viene ad evidenza proprio con l’inchiesta di Fanpage che ha dato origine a tutta questa storia.

A mio giudizio l’utilizzo di un ex camorrista come “inviato” con telecamera nascosta, peraltro spinto a proporre affari illeciti, segna un pericoloso passo verso il baratro della professione, poiché ci porta verso terreni pericolosi da esplorare, quand’anche capaci di rivelare comportamenti inopportuni o addirittura illegali di pubblici amministratori. Quindi credo in tutta sincerità che debbano essere ascoltate con attenzione le parole del presidente De Luca, anche alla luce della non esaltante performance di legalità che la Campania tutta, non solo a livello di amministrazione regionale, ha dato negli ultimi anni. C’è però un punto che rende debole, per non dire indifendibile, il ragionamento ed è la sostanziale accettazione, da parte sua, di una concezione “dinastica” della politica.

Purtroppo, caro presidente De Luca, vorremmo dirle che Lei ha ragione su tutta la linea.
Ma non possiamo farlo perché Lei è oggi il presidente della regione ma era ieri il sindaco di Salerno, dove ora uno dei suoi figli è assessore (o meglio lo era fino a ieri) e, per di più, un’altro figlio suo è candidato alla Camera per il PD.

Tutto ciò è troppo, pur senza voler negare a cittadini italiani (quindi anche ai figli) l’esercizio dei diritti costituzionali di elettorato attivo a passivo. È troppo, caro De Luca, perché indebolisce Lei ed il suo ragionamento, inevitabilmente viziato dal fatto che c’è un assessore del comune di Salerno che riceve un signore (falsamente titolato a parlare di gestione dei rifiuti) per parlare di materia non di competenza del suo assessorato ma di competenza dell’amministrazione regionale, che, guarda un po’, è presieduta da suo padre. Questo intreccio familiare diventa per sua natura impresentabile e finisce per mettere in secondo piano i metodi assai discutibili di questa inchiesta giornalistica.

Quindi ben venga la lotta del presidente De Luca contro gli affari sporchi e per la buona politica, ma, sia chiaro per ora e per sempre, dovrà essere combattuta con militanti, esperti, candidati di ogni provenienza e storia personale ad eccezione dei parenti stretti.
Quelli, per favore, anche no.

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