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Tutti i partiti discutono quotidianamente dei problemi connessi alla sicurezza, al terrorismo, all’immigrazione eppure una legge che sarebbe fondamentale per prevenire o asciugare brodi di coltura jihadisti non è stata approvata definitivamente prima che fosse sciolto il Parlamento. La legge in questione è quella presentata giusto due anni fa alla Camera da Andrea Manciulli (Pd) e Stefano Dambruoso (Civici e Innovatori), approvata nel luglio 2017 e arenatasi al Senato il 22 dicembre. Il testo, varato con il titolo di “Misure per la prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo violento di matrice jihadista”, ottenne a Montecitorio 251 voti favorevoli e 109 contrari (quelli del centrodestra e del M5s): una spaccatura motivata da opinioni diverse sulle strategie da applicare contro il terrorismo e da polemiche contingenti che riguardavano lo Ius soli.

L’insistenza del Pd proprio su Ius soli e Ius culturae, protrattasi oltre la logica con l’inevitabile accantonamento per mancanza di numeri, ha evidentemente fatto dimenticare il testo sulla deradicalizzazione che, perfettibile come ogni legge, avrebbe meritato maggiore attenzione: si poteva cercare un punto d’incontro con l’opposizione e si poteva perfino rivendicarne l’importanza a fini elettorali. Invece è rimasta bloccata. Lo scopo della legge, come su Formiche.net si è scritto più volte, è prevenire la radicalizzazione e la diffusione dell’estremismo jihadista coinvolgendo più ministeri e strutture sociali: un piano strategico nazionale, centri di coordinamento regionali sulla radicalizzazione presso le prefetture, un rapporto semestrale della Polizia postale sulla propaganda sul web, una formazione specialistica nelle forze dell’ordine e nelle forze armate, nelle carceri, nelle scuole e nei servizi sociali e socio-sanitari, un portale informativo e una piattaforma multimediale Rai.

Il primo impulso a una legge del genere è venuto tempo fa dagli investigatori antiterrorismo che conoscono meglio di tutti l’importanza di una prevenzione meticolosa in ogni settore. Ecco perché appena il nuovo Parlamento riprenderà l’attività ordinaria questo dovrà essere uno dei primi provvedimenti da discutere. Una normativa del genere in Europa non esiste, tanto che qualche ambasciata ha chiesto chiarimenti in dettaglio perché altri Paesi vogliono copiarla. L’abulia politica che ne ha impedito l’approvazione non sarebbe ammissibile una seconda volta.

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