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Il segretario di Stato della Santa Sede Pietro Parolin ha reso noto che Papa Francesco ha ufficialmente indicato come “magistero autentico” la lettera che inviò ai vescovi argentini nell’ottobre 2016. Missiva inviata a corollario dell’interpretazione data sui temi oggetto dell’esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia, l’ormai famoso testo sulla famiglia che ha scatenato i Dubia degli oppositori tradizionalisti fino alla Correzione filiale e all’accusa di “eresia”, in particolare a proposito dell’apertura sulla comunione ai divorziati e risposati.

LA PUBBLICAZIONE NELLA GAZZETTA DELLA SANTA SEDE

La lettera inizialmente doveva essere privata, ma è stata resa pubblica nel momento in cui Francesco ha deciso che quella lettura del testo, avente come oggetto l’amore coniugale e la famiglia nella società contemporanea, è quella definitivamente corretta. “Velut Magisterium authenticum”, è infatti ora indicato sulla Gazzetta ufficiale della Santa Sede, gli Acta Apostolicae Sedis. Un sigillo definitivo che si immagina potrà scatenare le reazioni del fronte conservatore, di chi si oppone cioè al magistero di Bergoglio, ma che ormai non potrà più arrivare a nessun risultato, vista l’ufficialità della pronuncia. Che rappresenta così la risposta definitiva a tutte le domande e le richieste fatte al pontefice da alcuni anni a questa parte, a cui per via traverse c’erano già state varie risposte pubbliche, ma pur sempre informali. Ora c’è però il sigillo della Segreteria di Stato della Santa Sede, e del pontefice.

COSA SCRIVEVA IL PAPA AI VESCOVI ARGENTINI

“È la carità pastorale che spinge a uscire per incontrare i lontani e, una volta incontrati, a iniziare un cammino di accoglienza, accompagnamento, discernimento e integrazione nella comunità ecclesiale”, scriveva Bergoglio al delegato della regione pastorale di Buenos Aires, il vescovo Sergio Alfredo Fenoy. E che “lo scritto è molto buono e spiega in modo esauriente l’VIII Capitolo dell’Amoris Laetitia. Non sono possibili altre interpretazioni. E sono sicuro che farà molto del bene. Che il signore ricompensi questo sforzo di carità pastorale”. Decretando così la modalità di lettura di quell’ottavo capitolo dal quale sono stati tratti tutti i passaggi oggetto delle critiche nei confronti di Francesco. A cui ha fatto seguito tutta l’insoddisfazione per la mancata considerazione del Papa nei confronti delle stesse. Un malcontento che aveva cercato di minimizzare le indiscrezioni riguardo alla pronuncia del pontefice, nell’ottobre 2016. Ragione per cui, forse e tra le altre cose, avrà spinto Bergoglio, pare nello scorso giugno, a decidere di includerla negli atti ufficiali, scacciando ogni controversia. E quindi ogni Dubia.

COME SI INTERPRETA L’ESORTAZIONE AMORIS LAETITIA

Il documento dei vescovi argentini, come riporta Radio Vaticana, riguardo alla discussa sezione di Amoris Laetitia spiega che “non conviene parlare di ‘permesso’ per accedere ai sacramenti, ma di un processo di discernimento accompagnato da un pastore”, quindi “personale e pastorale”, un “esercizio della via caritatis”. Che richiede la carità e la sapienza pastorale del sacerdote, che la opera con discernimento, “ascoltando attentamente” il penitente e mostrandogli “il volto materno della Chiesa, mentre accetta la sua retta intenzione e il suo buon proposito di collocare la vita intera alla luce del Vangelo e di praticare la carità”. In un cammino che non termina necessariamente nei sacramenti, ma verosimilmente anche in altre forme, come la semplice partecipazione e il servizio nella comunità ecclesiale. Bergoglio infatti sul tema dei sacramenti non ha indicato casi specifici, anzi, a dirla tutta, come sottolinea Andrea Tornielli su La Stampa, questo non è nemmeno il tema centrale dell’esortazione. Che forse va ricercato più nel fatto che oggi, a “35 anni dalla Familiaris Consortio” che scrisse Giovanni Paolo II nell’ormai lontano 1981 sul tema della famiglia, “la situazione è notevolmente cambiata”, spiega Tornielli: “La secolarizzazione è avanzata, i matrimoni sfasciati si sono moltiplicati, e si sono moltiplicati i casi di persone sposate in chiesa senza aver fede e piena coscienza dell’atto sacramentale”.

COSA DICONO LE LINEE GUIDA DEI VESCOVI ARGENTINI

In questo contesto, continua il vaticanista, “Amoris laetitia fa un passo ulteriore, chiedendo maggiore accompagnamento per queste persone e spiegando che in alcuni casi, dopo un percorso di discernimento, e dunque senza automatismi né regole prefissate nei manuali, si può arrivare anche ad assolvere in confessionale e a permettere la comunione eucaristica”. Il documento dei presuli latinoamericani, connazionali di Bergoglio, spiega infatti che “quando le circostanze concrete di una coppia lo rendano fattibile, specialmente quando entrambi siano cristiani con un cammino di fede si può proporre l’impegno di vivere in continenza”. Nonostante non si ignorano “le difficoltà di questa opzione”, e lasciando “aperta la possibilità di accedere al sacramento della riconciliazione quando si manchi a questo proposito”, compiendo un “cammino di discernimento”. Riconoscendo inoltre che possono esserci “limitazioni che attenuano la responsabilità e la colpevolezza, particolarmente quando una persona consideri che cadrebbe in una ulteriore mancanza provocando danno ai figli della nuova unione”. E che quindi, viene specificato nel testo, non si tratta di un “accesso illimitato ai sacramenti, o come se qualsiasi situazione lo giustificasse”, ma di un processo che “distingua adeguatamente ogni caso”. Riservando però speciale attenzione, e offerta un surplus di pazienza nel momento in cui viene proposto un cammino di integrazione, verso chi fa “una sorta di apologia o di ostentazione della propria situazione, come se fosse parte dell’ideale cristiano”. Con il compito di orientare questi fedeli “a mettersi con la propria coscienza davanti a Dio”. Ma considerando anche che quando ci sono “ingiustizie non risolte, l’accesso ai sacramenti è particolarmente scandaloso”.

LE ULTIME DICHIARAZIONI DEL FRONTE CONSERVATORE

Dal fronte conservatore, le prime reazioni indicano ancora una mancanza di chiarezza da parte del pontefice. Già in quel periodo infatti, la diffusiione della notizia diffusa sulle pagine dell’Osservatore Romano aveva suscitato alcuni presagi al vaticanista Sandro Magister, che sul suo blog su L’Espresso scriveva: “Qualcosa non quadra”. Soltanto pochi giorni fa poi il cardinal Raymond Leo Burke – uno dei quattro firmatari dei Dubia, assieme a Walter Brandmüller e ai recentemente scomparsi Carlo Caffarra e Joachim Meisner – ha rilasciato un’intervista al giornale in cui, proseguendo la crociata contro Bergoglio, confermava l’urgenza che “il Papa confermi i suoi fratelli nella fede con una chiara manifestazione dell’insegnamento riguardante sia la morale cristiana che il significato della pratica sacramentale della Chiesa”. Oggi il sito La Nuova Bussola Quotidiana precisa scrivendo che, riferendosi a una citazione del Papa di Gaudium et Spes, “secondo alcuni commentatori questa precisa scelta fa scorgere una volontà chiara di far evolvere la dottrina, più che sostenerne un suo sviluppo omogeneo”. E dal vaticanista Marco Tosatti emerge l’intenzione di proseguire sulla stessa linea, asserendo che il Papa è “lontano dalla chiarezza e dalla dirittura che molti fedeli si aspettano”. Chiarezza però che, a questo punto, più che assente, si dirà che l’unica spiegazione plausibile è che non la si voglia vedere.

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