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Giovane e agguerrita, Lara Yusef è diventata sindaco di Al Qosh, un piccolo paesino al nord dell’Iraq che fino a poco tempo era sotto il controllo dell’organizzazione terroristica Stato Islamico (Isis). Prima di diventare sindaco per elezione popolare, questa ragazza è stata nel Parlamento iracheno.

Nata nel 1983, Yusef è una delle tante cristiane cresciuta a Mosul, enclave di Isis fino all’estate del 2017. Ha vissuto attentati, sequestri e minacce, ma comunque è riuscita a laurearsi. Non ha mai voluto portare lo hiyab durante il Ramadan, nonostante abbia rischiato ogni volta letteralmente la vita nel farlo.

PROBLEMI DA RISOLVERE

“Non c’è differenza con i compiti che potrebbe svolgere un uomo – ha detto in un’intervista al quotidiano spagnolo El Mundo -. Gli abitanti di Al Qosh mi hanno votato per le mie abilità e io mi limito a compiere il mio dovere”.

Yusef  ha denunciato che il comune non riceve aiuti dal governo centrale da più di quattro anni. I residenti devono affrontare problemi di rifornimento dell’acqua e il servizio di elettricità. “Ho la responsabilità di risolverli”, sostiene.

LUOGO SIMBOLO

Al Qosh è un luogo simbolico per i cristiani in Iraq perché è uno dei posti dove è nato il culto di Gesù. Ad agosto del 2014, i jihadisti massacrano la minoranza yazidi del paesino. Molte famiglie sono immigrate in Giordania e in Turchia, altre persino in Australia. Tutto per fuggire alla violenza degli estremisti. L’Isis ha distrutto anche la chiesa di Mar Girgis. “Vogliamo un futuro qui – spiega la giovane sindaca – qui, in quella che è sempre stata la nostra casa”.

Una donna cristiana guida la terra liberata dall’Isis

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