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Le critiche al suo pontificato, l’ironia, la sofferenza. monsignor Angelo Becciu, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato, parlando ai giornalisti a margine dell’incontro di presentazione del libro sul santo di Assisi “Francesco il ribelle”, scritto dal direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, padre Enzo Fortunato, ha risposto alle domande sul quinto anniversario del pontificato di Bergoglio. Riferendosi anche ai commenti apparsi in questi giorni sui quotidiani nei confronti dell’attuale pontefice, talvolta negativi, e sulla lettera in sua difesa da parte del papa emerito Benedetto XVI, letta il giorno precedente dal prefetto della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede Dario Edoardo Viganò, durante la presentazione della collana edita dalla Lev sulla teologia di Francesco.

Lei vede da vicino Papa Francesco, e ancora oggi stiamo leggendo sui giornali diverse critiche al suo pontificato, che continuano, da una certa schiera dei cattolici. Come vive questo aspetto il Papa?

È sereno, sa affrontare secondo la massima gesuitica del terzo grado di ascetica, che dice che bisogna essere indifferenti alle cose. Però è uomo, quindi soffre pure quando ci sono certe critiche gratuite, che lo toccano nel punto essenziale del suo essere, quello di tradire la dottrina della Chiesa. Questo no, non lo accetta, ed è l’accusa più grave che uno possa rivolgergli. Lui si è sempre proclamato figlio fedele della Chiesa, ed è pronto a dare la sua vita per difendere la purezza della dottrina.

E usa anche l’ironia quando ci vuole. Ha detto che certi blog non li legge perché attentano alla sua salute mentale.

Appunto. Cerca di essere distaccato e di andare oltre. È un esempio a volte anche per noi, a volte, sa quando ci confrontiamo con lui e ci dice: che avete da lamentarvi voi? Quindi è un esempio di fortezza, di serenità e di coraggio.

Benedetto XVI lo ha difeso nella lettera diffusa ieri sulla collana della teologia di Papa Francesco.

Certo, una lettera magnifica, e non può essere diversamente. Papa Benedetto ha amato fin dal primo momento Papa Francesco, lo ha visto come suo successore, come colui che regge la Chiesa e al quale bisogna manifestare obbedienza e devozione.

La riforma della curia, come dice il Papa, va avanti come uno spazzolino sulla sfinge?

Questa della sfinge e dello spazzolino è stata una trovata che ha fatto sorridere tutti. Però ha coraggio e forza, e anche su questo va avanti. Avete visto che alcune modifiche sono state avviate, però non è facile, perché non è che si possa cambiare da un momento all’altro una struttura che è complessa, in cui vale l’ordinamento civile, quello canonico, e poi c’è l’aspetto dottrinale, e quindi bisogna far coincidere i vari aspetti. Quindi spazzolino sì, ma con determinazione.

San Francesco e Papa Francesco: quanto è importante che questi segni diventino anche segni della Chiesa?

Chiamandosi Francesco l’attuale pontefice ha espresso predilezione per il santo di Assisi. Ma è soprattutto nel vivere il suo stile di Papa, che manifesta desiderio di essere radicale come lo fu Francesco nel vivere il Vangelo.

È più ribelle Francesco Papa o il santo?

Pochi giorni dopo che fu eletto mi chiese: ma io sto rompendo il protocollo? Risposi: insomma, Santo Padre. La sua decisione però era chiara fin dai primi giorni, di andare oltre certe regole che sono modificabili e lui le ha modificate subito. Il protocollo non deve essere un carcere, una prigione, ma deve servire a manifestare meglio l’esercizio del ministero.

La preoccupa la situazione politica italiana?

Noi siamo di un altro Stato, questo è noto. È inutile che qualcuno tiri il Vaticano da una parte o dall’altra. Questo non c’è da parte nostra perché rispettiamo l’autonomia dello Stato italiano, dei partiti italiani, sono loro che devono trovare le  soluzioni tecniche giuste. Noi ci limitiamo a proclamare i principi, per la buona convivenza di un popolo, e che sono ancorati alla Dottrina sociale della Chiesa, e basta. Non scelte di uno o dell’altro campo.

Si parla di un avvicinamento con il leader dei cinque stelle Luigi Di Maio e il Vaticano, alcuni sostengono che ne abbia incontrato alcuni esponenti.

Io non so se abbia incontrato qualcuno in questi giorni, però mi sembra strano. Lui non lo ha detto, sono altri che attribuiscono questo fatto. Noi come Vaticano non interveniamo, non ci immischiamo, e lasciamo l’Italia trovare la soluzione ai propri problemi. Che certo sono gravi. Poi possiamo solo assicurare la preghiera a Mattarella, che trovi le soluzioni giuste.

bergoglio

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