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Dalle finestre e nei corridoi del Cnel girano spifferi fastidiosi, si racconta. Indiscrezioni parlano di mobili spostati e rispostati da una stanza all’altra; di un presidente in evidente difficoltà, costretto com’è a pensare al proprio, incerto, futuro, strettamente legato ai risultati elettorali, ed al futuro del Cnel stesso, la cui funzione sarà da ripensare e rilanciare. Quando? Quando verrà nominato dal presidente del Consiglio, chiunque esso sia, il nuovo “pacchetto” di consiglieri.

Tempi lunghi, viene da dire, visto che Gentiloni ultimamente si è limitato a nominare il nuovo Segretario Generale dell’organo, Paolo Peluffo, che dovrebbe entrare in attività dal prossimo lunedi.

Pare inoltre che l’ultima assemblea di giovedì 25 gennaio abbia evidenziato tutta la fragilità del presidente, Tiziano Treu, che – nei fatti – ha visto bocciate tutte le proposte legate alla sua relazione. Pare che i consiglieri rimasti lo abbiano rimbrottato per la mancanza di gratitudine nei loro confronti, i quali raccontano di aver tenuto in piedi “a costo zero l’Istituzione dal settembre 2016 ad oggi, per senso del dovere, dopo la fuga dei delegati di Confindustria Cgil- Uil ed infine Cisl – ex quibus, lo stesso Treu”.

Gli stessi hanno ricordato a Treu lo stravolgimento da lui perpetrato alla relazione sul mercato del lavoro (bypassando il documento allestito dalla apposita commissione consigliare). Sono “insorti” di fronte alla proposta presidenziale di accogliere a Villa Lubin l’intera struttura dell’Aran. Motivo? La richiesta del ministro Madia, volta a risparmiare sull’affitto del palazzone di Via del Corso, compattando Aran e Cnel a Villa Lubin.

I consiglieri hanno ricordato a Treu che l’attività dell’Aran richiede spazi enormi, assenti a Villa Lubin. Per sincerarsene, basterebbe frequentare in questi giorni i 5 piani dell’Aran, affollatissimi per le trattative sui contratti pubblici: del comparto, della dirigenza, dei settori speciali. La Madia vorrebbe risparmiare sull’Aran. La stessa esponente di quel Pd, fanno notare, che ha cercato di chiudere il Cnel ma che ha autorizzato Renzi a spendere denari pubblici per un “aereo presidenziale” largamente inattivo in un hangar romano.

Infine i consiglieri attuali del Cnel (in prorogatio) si sono rifiutati di approvare il bilancio preventivo 2018. I motivi? Poca chiarezza su una decina di voci e – soprattutto – la convinzione che questo compito delicato spetti alla nuova Consigliatura, quando sarà ufficialmente in carica.

Cosa sta succedendo davvero al Cnel

Di Massimo Diogene

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