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Dopo settimane di accese discussioni sulla campagna elettorale parallela condotta da agenti russi sui maggiori social network al tempo delle presidenziali americane, ieri le commissioni intelligence della Camera e del Senato Usa hanno finalmente esibito le prove. Chiamati a testimoniare davanti ai parlamentari, i legali di Facebook, Twitter e Google hanno portato con sé dossier contenenti gli “ads”, i post acquistati da uomini vicini al presidente russo Vladimir Putin per manipolare ad arte il dibattito pre-elettorale in modo da favorire il candidato preferito dal Cremlino, vale a dire Donald Trump.

Lungi dall’essere un episodio marginale della campagna elettorale, la propaganda russa sembra aver agito in profondità nelle menti degli americani, con migliaia di messaggi sponsorizzati veicolati via social dagli account fittizi controllati dalla Internet Research Agency, società che ha fatto da schermo all’azione degli agit-prop russi. Un rapido sguardo ai post incriminati, che possiamo fare grazie alle rivelazioni del New York Times, aiuta a rendersi conto della natura diabolica di una sofisticata operazione psicologica che avrebbe fatto impallidire George Orwell.

L’account Facebook “L’esercito di Gesù” ha diffuso un’immagine di Cristo intento ad un braccio di ferro con il diavolo, con la didascalia che recita: “Satana: se vinco io, vince Clinton. Gesù: non se intervengo io”. Nel post sopra l’icona si legge: “Oggi gli americani sono in grado di eleggere un presidente dai principi morali divini. Hillary è Satana, e i suoi crimini e le sue menzogne hanno dimostrato quanto sia maligna. E anche se Donald Trump non è uno stinco di santo, è quanto meno un uomo onesto che tiene a cuore questo paese. Il mio voto andrà a lui!”.

L’account “Essere patriottici” ha veicolato su Facebook l’immagine di Hillary Clinton con una croce sovraimposta sotto il titolo “Abbasso Hillary” e con un testo in cui si legge: “Hillary Clinton è co-autrice della propaganda contro la polizia e contro la Costituzione”. Il post promuoveva un evento che avrebbe dovuto verificarsi a New York City, in piazza Pierrepont, il 23 luglio 2016, tre mesi prima delle elezioni: 180 persone hanno manifestato il proprio interesse per l’iniziativa, e altre 45 hanno palesato l’intenzione di partecipare.

Interessante anche il post promosso dall’account Facebook “Nato Liberal”. L’immagine è del senatore che ha conteso la candidatura a Hillary Clinton durante le primarie democratiche, Bernie Sanders, con la didascalia che recita: “Bernie Sanders: la fondazione Clinton è ‘un problema’”. Nel testo si riporta una frase che Sanders avrebbe detto durante una presunta intervista all’emittente Cnn: “Se mi chiedete cosa pensi della fondazione Clinton, se ho un problema a proposito di un segretario di Stato in carica e di una fondazione diretta da suo marito che raccoglie molti milioni di dollari da governi stranieri, molti dei quali sono dittatoriali, ebbene sì, per me è un problema”.

Sempre su Facebook, la pagina “Donald Trump America” ha promosso una petizione intitolata “Noi, il popolo: la vostra voce alla Casa Bianca”, che così si presentava: “Demoliamo l’appoggio alla dinastia politica dei Clinton. Squalifichiamo e rimuoviamo Hillary Clinton dalle elezioni presidenziali del 2016”.

La propaganda russa non si è limitata a partorire messaggi di odio verso Clinton. A dimostrazione che l’intento principale era iniettare l’odio tra gli elettori, in almeno un caso si ha riscontro di un post che prende di mira Donald Trump. Si tratta di un evento, promosso attraverso la piattaforma di Zuckerberg, intitolato “Non il mio presidente” e programmato a New York in Union Square per il 12 novembre, dopo la vittoria alle urne del tycoon, Nel testo si legge: “Il popolo ha genuinamente paura per il proprio futuro! Il razzismo ha vinto, l’ignoranza ha vinto, l’assalto sessuale ha vinto. STOP TRUMP! STOP RAZZISMO! UNISCITI ALLA PROTESTA ad Union Square sabato a mezzanotte”.

Non solo macchina del fango contro Clinton, dunque. Ma una psy op in piena regola per seminare discordia tra gli americani e minare la fiducia verso il sistema politico. Indicativa ad esempio la pagina “Appoggia il distintivo”, che faceva leva sugli episodi di violenza nei confronti dei neri di cui si sono rese protagoniste le forze dell’ordine americane. La pagina aveva al suo attivo ben 111 mila like. Di segno opposto, invece, la pagina “Non sparare”, 250 mila like all’attivo, con l’immagine di un fucile automatico con un segno di divieto sovraimposto, e il testo: “Non siamo contro la polizia, siamo contro la brutalità della polizia!”. Gli agitatori russi hanno dunque agito su tutto l’arco di opinione americano, sobillando tanto chi parteggia per la polizia quanto chi difende le vittime della violenza.

Altro tema sfruttato dai propagandisti è il rancore verso gli immigrati musulmani (su cui ha fatto leva anche Trump). L’account “Stop A.I” ha promosso un post salviniano con l’immagine di tre donne in burqa, e la didascalia che recita: “Metti mi piace e condividi se vuoi che il burqa sia messo al bando in America. Stop all’invasione”. Nel testo si legge: “Chi c’è dietro questa maschera? Un uomo? Una donna? Il burqa è un rischio alla sicurezza e dovrebbe essere proibito sul suolo americano”.

Tanti punti esclamativi, per messaggi concepiti per aizzare gli americani, seminare discordia e dividere la gente lungo linee ideologiche. Un tentativo scientifico di minare la democrazia Usa e di indebolirla secondo i desiderata del sempiterno avversario Vladimir Putin.

Ora che la disinformatia russa è stata smascherata, la domanda chiave è: che ne pensa Donald Trump?

hillary clinton

Russiagate, ecco i fake post contro Hillary Clinton svelati da Facebook

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