Skip to main content

Hanno individuato un cliché i ribelli Houthi dello Yemen allineati con Teheran, quello iraniano che strozza i traffici, e lo stanno applicando all’Arabia Saudita. In questa direzione va letto l’atteggiamento che ostacola di fatto la navigazione attraverso lo Stretto di Bab al-Mandab, attaccando direttamente gli interessi di Riyad e aumentando i costi anche sull’Europa. Oil and war: ovvero geopolitica, economia e alleanze sono messe così a dura prova. Lo dimostra una volta di più la rivendicazione dell’attacco ad una petroliera saudita a sud-est di Aden, nello Yemen: l’attacco missilistico è stato doppio, condotto anche al largo della costa della città portuale di Yanbu, sul Mar Rosso. L’Arabia Saudita non ha confermato, ma non è necessario un sì o un no per imbastire una riflessione su come simili episodi stiano modificando la guerra e le economie.

Da Hormuz a Bab al-Mandab

Come è noto, gli Houthi hanno imposto un blocco navale all’Arabia Saudita nel Mar Rosso, in risposta a quello che hanno definito come un assedio saudita allo Yemen: l’Arabia Saudita ha negato tale accusa. Sale così a 8 il numero di petroliere prese di mira dal 22 luglio ad oggi. Gli Houthi spiegano che a 29 petroliere saudite è stato impedito il passaggio attraverso il Mar Rosso e il Mar Arabico, oppure sono state costrette a tornare indietro, aggiungendo che l’Arabia Saudita ha dirottato le sue petroliere verso la parte settentrionale del Mar Rosso.

I ribelli annunciano che gli attacchi contro le petroliere saudite nel Mar Rosso settentrionale non cesseranno con l’obiettivo dichiarato di bloccare le rotte di accesso marittimo e impedirne il passaggio. Non sono interessati fisiologicamente alle conseguenze che, evidentemente, sono pesantissime (come il prezzo del petrolio che torna sopra i 100 dollari). Nel 2024 4,1 miliardi di barili di petrolio greggio sono transitati attraverso lo stretto, pari a circa il 5% del totale mondiale. Lo stretto è largo 18 miglia nel suo punto più ristretto, elemento che già di per sé limita il traffico da e verso Suez. Si stima che siano a rischio circa 6 milioni di barili di petrolio greggio al giorno che vi transitano.

La geopolitica delle rotte

La questione attiene la geopolitica delle rotte, dal momento che una qualsiasi interruzione a Bab al-Mandab minaccia di fatto una delle poche rotte rimaste per le esportazioni di petrolio del Golfo per aggirare il blocco di Hormuz. Per cui l’azione di disturbo degli Houthi alla navigazione nel Mar Rosso è verosimile che si intensificherà costantemente, non solo causando un ulteriore aumento dei prezzi del petrolio ma contemporaneamente anche una ulteriore pressione su tutti i paesi coinvolti (direttamente e indirettamente). Oltretutto stanno aumentando anche i costi di navigazione, in termini assicurativi e di carburanti.

Per ovviare a ciò si stanno verificando una serie di contromosse, come quella effettuata da un paio di petroliere che trasportavano greggio saudita: hanno attraversato lo stretto di Bab al-Mandeb con il transponder spento. Una soluzione-ponte, che potrebbe essere adottata ancora in queste settimane ma che porta in dote una serie di rischi. Al momento le raffinerie asiatiche stanno valutando una deviazione che però è oggettivamente lunghissima, inviando il petrolio attraverso il Canale di Suez in Egitto e nel Mediterraneo, prima di circumnavigare l’Africa e il Capo di Buona Speranza e raggiungere l’Asia.

Petroline: gli scenari

Pur non avendo la capacità di compensare completamente la chiusura dell’oleodotto di Hormuz, una delle alternative prende il nome di Petroline, l’oleodotto East-West Pipeline gestito dal colosso petrolifero saudita Aramco. Lungo 1.200 km, parte da Abqaiq, vicino al Golfo Persico in Arabia fino al porto di Yanbu sul Mar Rosso. Costruito nel 1981, poco prima che l’oleodotto Trans-Arabia Saudita (TAPO) di Aramco verso il Mediterraneo cadesse in gran parte in disuso, dispone di una capacità di trasporto fino a 7 milioni di barili al giorno, ma l’Arabia Saudita sta valutando la possibilità di ampliarne la capacità. Già nel 2019 il gasdotto East-West è stato preso di mira da attacchi di droni che probabilmente hanno ritardato il completamento del progetto di espansione.

Ma attenzione anche gli Emirati Arabi Uniti, che a differenza dell’Arabia Saudita, non hanno un’alternativa a Hormuz, per questa ragione sono allo studio alternative nel breve periodo, come annunciato recentemente dal Ministro del Commercio Estero Thani Al Zeyoudi (“Ci stiamo muovendo verso una dipendenza totale dallo Stretto di Hormuz”). Due le ipotesi: la National Oil Company emiratina sta sviluppando un oleodotto per raddoppiare le esportazioni di greggio attraverso Fujairah; DP World e l’Autorità Portuale di Fujairah hanno annunciato un accordo per la costruzione di due terminal in acque profonde.

Oil and war. La geopolitica delle rotte da Hormuz a Bab al-Mandab

Non solo Iran, l’escalation da parte dei ribelli Houthi dello Yemen è di fatto la chiave per capire come non si fermerà il conflitto. Hanno colpito due petroliere saudite dopo aver dichiarato un blocco navale, minacciando la navigazione attraverso lo Stretto di Bab al-Mandab. I costi sull’Europa aumentano

Addio a Francesco Guccini molto più del Bob Dylan made in Italy

Infiniti i messaggi e le parole di cordoglio per la scomparsa a 86 anni del famosissimo cantautore. Toccante l’epitaffio di Antonello Venditti: “Francesco Guccini ha lasciato questo mondo infame! Ci lascia alcuni capolavori come testimonianza eterna di un Novecento duro a morire nei nostri cuori e nella nostra vita nell’eterna speranza di cambiamento tipica della nostra generazione. Mancherai al futuro e a tutti noi!”. Il ricordo di Gianfranco D’Anna

Internet rallentato e ordini imprevisti. Ecco come Taiwan simula l'invasione di Pechino

Mobilitazione di oltre 20mila riservisti, simulazioni di blackout delle comunicazioni e attacchi alle infrastrutture strategiche. Taipei alza il livello delle esercitazioni Han Kuang per renderle ancora più realistiche

Il difficile compromesso sull’Ucraina tra Schlein e Conte. L’opinione di Guandalini

Circola la perplessità che il campo largo non sia in grado di decollare. C’è di mezzo la questione Ucraina. Che fare? Proseguire a riarmare Kyiv rinunciando a porsi la domanda fino a quando? Dentro il Pd si agitano i riformisti ma la stragrande maggioranza del partito la pensa come Conte. Prima delle elezioni è indispensabile trovare un accordo su questo anche con l’ala centrista della futura coalizione. L’opinione di Maurizio Guandalini

Il doppio allarme di Lipsia riporta la guerra ibrida nel cuore della Germania

I fatti dell’aereoporto di Lipsia, dal ritrovamento di un quadricottero con esplosivo al successivo impatto in volo di un aereo cargo, riaccendono i timori tedeschi per la sicurezza delle infrastrutture critiche

Ceuta, quando l'esodo dei migranti diventa strategia di Stato. L'analisi di Pagani

L’ondata di Ceuta dell’agosto 2026, con decine di migliaia di attraversamenti in pochi giorni, riporta al centro il tema della migrazione ingegnerizzata come arma della guerra ibrida. Dalla deportazione coloniale al Mariel Boatlift fino ai casi di Marocco, Bielorussia e Russia, gli Stati hanno imparato a trasformare i flussi umani in leve di pressione geopolitica

Il piano di Renzi per il campo largo. Sfidare Conte e riconquistare i riformisti

La proposta di Silvia Salis alle primarie è la contromossa con cui Matteo Renzi tenta di arginare l’ascesa di Giuseppe Conte nel campo largo. Sullo sfondo, il malessere dell’area riformista del Pd e la battaglia per l’identità europeista e atlantista del centrosinistra. L’analisi di Salvatore Di Bartolo

Così la riforma Crosetto apre la strada a un sistema nazionale dell’innovazione militare. Scrive Preziosa

Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri introduce nuovi strumenti per accelerare il passaggio dalla ricerca alla capacità operativa. La competitività strategica dell’Italia dipenderà sempre meno dalle singole tecnologie che saprà sviluppare e sempre più dalla capacità di organizzare l’innovazione come una funzione permanente dello Stato. Un cambiamento che va oltre la semplificazione amministrativa. L’analisi del generale Pasquale Preziosa

Vi spiego la grammatica della sovranità cognitiva

Di Michela Chioso

Una relazione è una sessione decisionale protratta. Da questa formulazione discende la possibilità di leggere alcune configurazioni degradate come fallimenti di architettura cognitiva e di sovranità del processo, anziché come patologie del comportamento individuale e, per contrasto, di riconoscere le architetture che funzionano. I meccanismi in gioco sono gli stessi che agiscono nelle operazioni di influenza su scala sociale: cambiano gli strumenti, non la grammatica del processo

Pechino a caccia di evasori. Strategia per risollevare l’economia

Quella del governo cinese è una vera e propria caccia fiscale internazionale. Per riempire le casse dello Stato, le autorità inseguono chi non ha pagato le tasse – specialmente di patrimoni tenuti all’estero – e spera di riscuotere debiti risalenti a decenni fa. Ma potrebbe trattarsi di una nuova filosofia sulla ricchezza depositata fuori dalla Cina…

×

Iscriviti alla newsletter