Skip to main content

L’occhio della Cina. Gli Stati Uniti hanno più di un motivo per guardarsi le spalle dal Dragone. Non c’è solo la battaglia dei dazi, l’avanzata delle stablecoin e il rullo compressore dell’auto elettrica. C’è anche la moneta. Da quando Donald Trump ha rimesso piede alla Casa Bianca, il verdone ha cominciato a perdere, lentamente, terreno. Due conti, per capire. Dall’inizio dell’anno il biglietto verde ha perso il 13,5% nel cambio con l’euro. Ciò significa, in termini reali, che per un europeo comprare prodotti americani costa di meno ma, nella stessa misura in senso opposto, i beni europei sono più costosi per i consumatori statunitensi. Senza distinzione alcuna di tipologia di prodotti, per di più, l’indebolimento della moneta si spalma su tutto.

Fatta questa premessa, c’è chi può approfittare di tale situazione. Ed è proprio la Cina. Attenzione, bisogna sempre ricordare che il dollaro rimane la valuta su cui poggia il sistema monetario globale e questo ordine di cose rimarrà tale per almeno qualche decennio. Ma alla Banca centrale cinese sono convinti che una spallata al verdone e agli Stati Uniti la si possa dare. Altrimenti come si spiegherebbe il fatto che la Pboc, la Banca centrale cinese per l’appunto, abbia contattato alcune tra le principali istituzioni finanziarie per valutare il sentiment del mercato in merito all’attuale debolezza del dollaro statunitense.

Secondo fonti vicine alla questione citate da Reuters, la Pboc ha inviato la scorsa settimana un sondaggio informale per sondare le opinioni sui motivi per cui il dollaro è in calo, sulla durata prevista di questa tendenza e sulle sue possibili implicazioni per lo yuan cinese. Non è certo un mistero che, nei sogni di Pechino, ci sia lo spostamento del baricentro monetario verso est, con lo yuan pronto a fungere da fulcro alternativo. Uno scenario che, almeno nella logica cinese, potrebbe rafforzarsi alla luce dell’indebolimento del dollaro. Il quale dall’inizio di aprile, quando Trump ha annunciato il congelamento dei dazi, il ha perso il 6,6% poiché i mercati hanno iniziato a scontare politiche commerciali e fiscali più accomodanti da parte degli Stati Uniti.

Al contrario, lo yuan cinese è rimasto relativamente stabile, guadagnando circa l’1,3% nello stesso periodo. Questa è una buona notizia per consumatori e importatori, ma non altrettanto per gli esportatori cinesi che improvvisamente si ritrovano con i loro beni più cari sul mercato globale. Questo però al partito importa fino a un certo punto. E infatti, la stessa Pboc preferisce da tempo la stabilità dello yuan alle brusche variazioni e il suo governatore, Pan Gongsheng, ha affermato all’inizio di quest’anno che mantenere lo yuan “ragionevolmente stabile” è essenziale per la fiducia sia interna che globale.

Lo stesso Gongsheng ha annunciato l’istituzione di un centro operativo internazionale lo yuan digitale a Shanghai, ribadendo l’ambizione della Cina di far diventare lo yuan una valuta globale. Alla metà del giugno appena trascorso, sei banche straniere – Standard Bank, African Export-Import Bank, First Abu Dhabi Bank, Eldik Bank, United Overseas Bank e Bangkok Bank – si sono unite al sistema di pagamento interbancario transfrontaliero cinese. Basato sullo yuan. Appunto.

Dollaro debole, Cina in agguato. La mossa della Pboc

La Banca centrale cinese ha chiesto agli istituti del Dragone maggiori informazioni possibili sugli scenari legati alle debolezza del dollaro. Spallata in vista? Forse. Anche perché lo yuan digitale continua a fare proseliti

Verso un ecosistema per il biotech. Quale impatto sull'Italia

Il biotech si conferma un settore strategico per lo sviluppo del Paese, ma per valorizzarne appieno il potenziale servono regole chiare, investimenti in ricerca e un ecosistema capace di attrarre talenti. All’Ambasciata di Svizzera il confronto tra istituzioni e imprese: al centro, il ruolo dell’innovazione e i nodi ancora da sciogliere, dal payback alla governance. Presentato uno studio PwC sull’impatto di Roche in Italia

Phisikk du role - Piersilvio: il figlio e la voglia di politica

La sensazione che diffonde Piersilvio Berlusconi, con le sue posture da capitano d’impresa ma anche con le sue prudenze non è quella di chi vuol fare il supporter di un soggetto politico più potente, ma di chi intende fare l’epicentro di una costellazione che ne riconosca l’egemonia. Non a caso nell’esternazione dello scorso anno parlò di allargamento del fronte politico moderato almeno al 20%. Il corsivo di Pino Pisicchio

Non è soltanto un problema di dazi. L'analisi di Zecchini

Per l’Ue il negoziato tariffario si presenta particolarmente difficile in quanto il presidente americano ha aggiunto nel calcolo il peso di quelle che considera barriere non-tariffarie. Per questo l’arma dei dazi mira a ottenere un trattamento privilegiato per le imprese americane, che facilita l’accesso al mercato europeo con margini di competitività non disponibili per le concorrenti europee. L’analisi di Salvatore Zecchini

Tra Zaia e il campo largo, cosa rischia la destra alle regionali. Parla Diamanti

Le tensioni in maggioranza, che sembrano essere sempre più frequenti, in realtà fanno parte di una strategia di consolidamento dei singoli partiti sul proprio elettorato. L’idea di una lista propria lanciata da Zaia per il Veneto può essere rischiosa per tutti, non solo per la Lega. Alle Regionali, che hanno un peso politico anche in vista delle consultazioni nazionali, il centrosinistra si gioca una grande partita. E il centrodestra può rischiare. Colloquio con il sondaggista e fondatore di YouTrend, Giovanni Diamanti

OpenAI blinda i suoi segreti. Scatta l’operazione controspionaggio

OpenAI ha avviato una profonda riorganizzazione della propria sicurezza per proteggere le tecnologie emergenti da tentativi di spionaggio industriale, anche alla luce delle accuse rivolte alla start-up cinese DeepSeek. Tra accessi biometrici, restrizioni interne e nuovi dirigenti con background militare, l’azienda californiana si prepara a difendere la sua proprietà intellettuale nel nuovo campo di battaglia dell’innovazione

Ecco perché sulle terre rare la Cina ha fatto male i suoi conti

Da quando, in risposta ai dazi americani, Pechino ha cominciato a ridurre le forniture estere di minerali critici, per le imprese del Dragone sono dolori. Perché l’unico mercato per le materie prime strategiche rimasto a Pechino è quello straniero

Fermare l'oscurità e costruire un futuro forte. La ricostruzione secondo Meloni

Nel suo discorso di apertura della Conferenza di Roma la premier cerchia in rosso due concetti: investimento accanto a ricostruzione. Il messaggio lanciato agli imprenditori è di non avere paura, oltre a paletti ben piantati nel terreno di contratti e progetti quando dice che chi aiuta o ha aiutato Mosca in questo disegno bellico non avrà benefici nella ricostruzione

Neutralizziamo il ricatto energetico russo. L’analisi del ministro ucraino Galushchenko

Di German Galushchenko

L’energia è da tempo uno strumento di ricatto dell’aggressore. È fondamentale che anche i paesi europei rifiutino questa dipendenza, diversificando le fonti. La conferenza di Roma è la dimostrazione di come il Paese, con il sostegno dei partner internazionali, stia costruendo non solo il futuro, ma anche la sicurezza energetica dell’intera Europa. Pubblichiamo la riflessione di German Galushchenko, ministro dell’Energia dell’Ucraina, ospitata nell’ultimo numero della rivista Formiche dedicato alla Conferenza Ucr2025

Il Gnl americano spinge l’Italia al centro della sicurezza energetica europea

Mentre cresce la domanda globale di gas naturale liquefatto, gli Usa rafforzano la loro presenza nel mercato italiano. Secondo Beniamino Irdi dell’Atlantic Council, “energia e posizione geografica possono dare all’Italia un ruolo cruciale nella definizione della nuova identità strategica dell’Ue”. Se ne parlerà anche a Gastech Milano 2025, a settembre

×

Iscriviti alla newsletter