Skip to main content

La cosa migliore del quadro macroeconomico delineato dalla Nota d’aggiornamento del Def, che fa da sfondo alla prossima legge finanziaria, è la fine imminente di un antico tormentone. Quello delle “clausole di salvaguardia”: una copertura finanziaria “creativa” che ci trasciniamo dalla grande tempesta del 2011. Quando Giulio Tremonti, per fronteggiare la complessa situazione non solo finanziaria, ma politica, ipotizzò una futura potatura delle tax expenditures, per far quadrare i conti a medio termine. Vale a dire una riduzione di quelle esenzioni, sotto forma di deduzioni e detrazioni di imposta, che pesano come un macigno sui conti pubblici italiani. La Corte dei conti, in un suo documento del 2016, aveva individuato ben 799 voci, per un valore complessivo di 313,1 miliardi. Più del 60 per cento del gettito erariale complessivo. Una giungla da disboscare, ma nel quadro di una riforma fiscale, che utilizzi queste risorse per abbassare, contestualmente, il numero delle aliquote ed il loro valore marginale.

Con il governo Monti, dopo le riserve formulate dalla Commissione europea, queste escamotage contabili cambiarono forma, ma non la sostanza. Furono sostituiti dall’aumento, a futura memoria, dell’Iva e delle accise. Aumenti che si sono, in parte verificati, rinviando sempre all’esercizio successivo la loro definitiva eliminazione. Sarà così anche per il 2018. Il temuto aumento dell’Iv e delle accise sarà ancora una volta scongiurato. Peserà ancora nel 2019, seppure per un importo molto più limitato. Ma superato quest’ultimo scoglio, finalmente, si tornerà ad una gestione più ordinata del bilancio ed ad una maggiore trasparenza nella gestione dei conti pubblici. Accontentiamoci, quindi, dei risultati conseguiti. Anche se non mancano le controindicazioni: un’eccessiva timidezza nel taglio della spesa pubblica – appena 0,15 punti di Pil – che fa a pugni con il ventilato aumento delle entrate – 0,35 punti di Pil – ed un ancor più sostenuto aumento dell’indebitamento – 0,6 punti di Pil – rispetto al quadro tendenziale delineato nella scorsa primavera.

La cosa peggiore continua, invece, ad essere l’anemia produttiva, sebbene si registri una piccola variazione in aumento del tasso di crescita. Non sarà, infatti, sufficiente a ridurre quel fossato che divide l’economia italiana dalla media dell’Eurozona. Quei 24,4 punti di Pil che, secondo i calcoli del Centro studi di Confindustria, separa la Penisola dal resto del Continente, a partire dall’inizio del Terzo millennio. Distanza che, comunque, aumenterà: seppur di poco. E che riflette il vero limite di un Paese che, per troppo tempo, ha subito le sirene del piccolo cabotaggio. Senza mai porsi il problema di una visione strategica e di medio periodo, in grado di risolvere i suoi problemi di fondo. Certo la fine di una legislatura travagliata non poteva essere il momento migliore per affrontare un problema di questa prospettiva. Va comunque evidenziato: nella speranza che di questo si possa discutere nell’imminenza della prossima campagna elettorale.

Il modello di sviluppo dell’economia italiana è rimasto acefalo. Tenta di seguire (male) le orme del “colbertismo” francese. Ed, al tempo stesso, non è in grado di liberarsi delle suggestioni tedesche. Dimenticando che il “modello renano” può vivere solo grazie alla forza di un sistema bancario – il vero pivot del suo sviluppo industriale – che, in Italia, semplicemente non esiste. Deve quindi scegliere da che parte stare ed essere coerente con queste premesse. Non può utilizzare il deficit di bilancio per perseguire fini di carattere politico: bonus, sovvenzioni a questo o a quello, seppure nobilitate da nobili principi. Un maggior deficit, come avviene in Francia o in Spagna, ha senso solo se è direttamente ed immediatamente funzionale ad un maggior tasso di sviluppo. Quindi esclusivamente rivolto a rilanciare gli investimenti pubblici e privati e a ridurre il peso del carico fiscale, in forma generalizzata e permanente.

L’esatto contrario di quanto avvenuto in questi ultimi anni. Uno dei grafici della Nota d’aggiornamento che più colpisce è quello relativo al confronto tra Italia, Francia e Germania, in tema di investimenti. Siamo 4 o 5 punti di Pil al di sotto dei parametri di Parigi. La stessa Germania non brilla, anche se va meglio dell’Italia. Ma in questo secondo caso sono le banche a svolgere quel ruolo di sostegno che in Italia è del tutto insufficiente. Ci sono le risorse per tentare una svolta? Secondo Banca d’Italia, “lo scorso luglio il surplus corrente della bilancia dei pagamenti ha raggiunto il 2,7 per cento del Pil”: quasi il doppio del tasso di crescita previsto per l’anno in corso. Al tempo stesso: “la posizione debitoria netta con l’estero del nostro Paese si è portata al livello più basso degli ultimi quindici anni, intorno all’8,5 per cento del Pil”. Non bisogna essere accaniti sostenitori di Keynes per vedere che c’è qualcosa che non funziona.

Siamo una sorta di piccola Germania, il cui attivo è tre volte tanto. Ma non abbiamo gli stessi numeri di occupazione e di disoccupazione. Per non parlare del livello di reddito pro-capite. Però manteniamo a basso regime il motore dello sviluppo, accumulando risorse finanziarie – il surplus valutario appunto – che finiamo per sterilizzare. Eppure dovremmo ricordare la parabola dei tre talenti. Siamo come colui che si limitava a lucidare la moneta, invece di adoprarsi per farla rendere. E’ solo un piccolo pro-memoria per il Governo che verrà. Dovrà avere la forza di abbandonare vecchie ed inconcludenti abitudini, per dare alla società italiana un orizzonte diverso, in un quadro europeo che dovrà a sua volta cambiare. Dopo una discussione seria, come prescrive l’articolo 16 del Trattato istitutivo del fiscal compact sui (fallimentari) risultati da queste regole conseguiti. Le cui conseguenze politiche – il vento del populismo –  ne sono la diretta filiazione.

Pier Carlo Padoan

Nota Def, vi spiego cosa farà davvero il governo su spesa, tasse e debito

La cosa migliore del quadro macroeconomico delineato dalla Nota d'aggiornamento del Def, che fa da sfondo alla prossima legge finanziaria, è la fine imminente di un antico tormentone. Quello delle "clausole di salvaguardia": una copertura finanziaria "creativa" che ci trasciniamo dalla grande tempesta del 2011. Quando Giulio Tremonti, per fronteggiare la complessa situazione non solo finanziaria, ma politica, ipotizzò una…

Come si muove l'Italia sull'auto elettrica?

Francia, Gran Bretagna, Paesi nordici, India, Cina: questi Paesi hanno già fissato o stanno studiando la data dalla quale non metteranno più sul mercato auto a benzina o diesel. In Italia, il paese con il più alto tasso di motorizzazione d’Europa (610 auto ogni 1.000 abitanti, rispetto alle 548 della Germania e alle 484 della Francia) e con un parco auto tra i…

marco minniti

Tutte le ricette di Luiss e Minniti contro il cyber-crimine

Un'alleanza tripolare, che vede le istituzioni al centro, e al loro fianco il mondo delle imprese e quello accademico. È questa la ricetta con cui la Luiss Guido Carli si propone di dare un contributo alla sicurezza digitale nel Paese, lanciando dal prossimo dicembre un nuovo master di II livello dal titolo “Cybersecurity: politiche pubbliche, normativa e gestione”, progettato in…

Cosa c'entra l'NRA nei rapporti tra Trump e la Russia?

Uno degli aspetti più singolari dell'attuale fase socio-politica americana, segnato marcatamente durante la campagna elettorale per le presidenziali dello scorso anno, è stato l'ammorbidimento di molti conservatori nei confronti della Russia (un processo visibile già alla fine del 2015, quando la lotta per le primarie all'interno del Gop è diventata più calda, ma iniziato già nel 2011). PISTOLE E RELIGIONE Donald Trump ha…

La spinta bergogliana ad Assisi per le energie rinnovabili in nome di San Francesco

L’occasione per l’annuncio è la celebrazione, nella cittadina umbra del poverello, della ricorrenza annuale di san Francesco d’Assisi, patrono d’Italia ma anche degli ecologisti: quaranta organizzazioni religiose, legate al “Global Catholic Climate Movement”, hanno annunciato l’adesione alla campagna “Fossil Fuel Divestment”, ovvero con l’attuazione di politiche di disinvestimento dai combustibili fossili e di una loro sostituzione con le energie rinnovabili.…

Intesa Sanpaolo, Mps, Unicredit, Banco Bpm. Ecco come Nouy (Bce) farà soffrire le banche sulle sofferenze

In borsa è tornata ieri la volatilità sui titoli bancari dopo la consultazione avviata dalla Bce in materia di crediti deteriorati. La Vigilanza di Francoforte ha pubblicato un addendum alle linee guida di marzo sui non-performing loans, che chiarisce le aspettative dei supervisori in termini quantitativi sui nuovi prestiti classificati come deteriorati (sofferenze, incagli e scaduti) a partire da gennaio…

La spiaggia di Chioggia, il fascismo e le troppe contraddizioni

La procura di Venezia ritiene che le foto e i cartelli inneggianti al fascismo esposti nello stabilimento “Playa Punta Canna” di Chioggia non costituiscano un’apologia del fascismo e dunque hanno chiesto l’archiviazione per il gestore Gianni Scarpa, indagato per quel reato con l’ipotesi di violazione della legge Scelba. Il procuratore Bruno Cherchi e il sostituto Francesca Crupi, infatti, ritengono che…

Corpo Forestale, tutti i rilievi del Servizio del Bilancio del Senato al decreto del governo

Pochi ma circostanziati rilievi che si fondano tutti sullo stesso presupposto: il personale dell'ormai disciolto Corpo Forestale dello Stato è civile e non militare e, pertanto, richiede uno stanziamento economico ulteriore al fine di estendergli alcune norme oggi in vigore per i Carabinieri e la Guardia di Finanza. L'indicazione arriva dal Servizio del Bilancio del Senato che nei giorni scorsi…

spagna

Vi racconto i subbugli in Spagna fra Rajoy, Rivera, Sanchez e Colau

Carichi di echi lontani e recenti, i rintocchi della drammatica crisi istituzionale in Spagna allarmano tutt’Europa. Da Bruxelles, però, possono soltanto invocare buon senso e sperare. La vertenza si gioca oltre i Pirenei. L’omaggio alla Catalogna indipendentista non è certo possibile. Il suo avventurismo appare evidente. Lo sciopero generale ne è un’altra manifestazione. Ma l’insipienza del governo di Madrid è…

Chi c'era alla terza edizione di Salotto Sarzana. Le foto

Si è conclusa domenica primo ottobre la terza edizione di Salotto Sarzana, la kermesse culturale ideata da Andrea Camaiora e organizzata dal team di comunicazione strategica SPIN. La rassegna di cultura, attualità, giornalismo e musica d’autore quest’anno è stata dedicata alla memoria dell’imprenditore Bernardo Caprotti e dei giornalisti Federico Ricci e Alfredo Tarullo, entrambi prematuramente scomparsi. Andata in scena al…

×

Iscriviti alla newsletter