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Quella appena passata si è rivelata una settimana particolarmente movimentata per il Banco Bpm. Gli analisti hanno inserito la banca nata dall’unione tra la Popolare di Milano e il Banco Popolare tra quelle che, con maggiori probabilità, potrebbero avviare un aumento di capitale, specie se effettivamente l’Europa dovesse inasprire le regole di contabilizzazione dei crediti deteriorati. Nel caso di Banco Bpm, però, a differenza di quanto accaduto per Bper, il mercato non sembra essersi tranquillizzato dopo che il gruppo ha annunciato i dati trimestrali.

LA TRIMESTRALE

Banco Bpm ha chiuso i nove mesi al 30 settembre con un utile netto di periodo senza badwill (avviamento negativo) pari a 52,7 milioni, rispetto alla perdita netta di 632,7 milioni che era stata realizzata nel corrispondente periodo dello scorso esercizio. La raccolta diretta al 30 settembre 2017 si è posizionata a 107,4 miliardi, con una flessione del 3,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Il margine di interesse è sceso dell’1,6% a 1.585,1 milioni, mentre le commissioni nette sono cresciute del 13,3% a 1.577 milioni, confermando in questo modo una tendenza comune a tante altre banche, quella cioè di spingere sulle commissioni per compensare il calo dei ricavi.

LA RICAPITALIZZAZIONE

Per fugare i dubbi su un possibile aumento di capitale in arrivo, il Banco Bpm ha fatto sapere di essersi mosso in anticipo sulle sofferenze, grazie anche alla riduzione del totale dei crediti deteriorati netti di circa 3 miliardi su base annua. Il completamento delle cessioni di non performing loan concordate con la Bce – si legge nella nota diffusa dal Banco Bpm per annunciare la trimestrale – pari a 8 miliardi è previsto entro giugno 2018, in anticipo di 18 mesi rispetto agli obiettivi di piano già messo a punto dalla banca. È anche con queste mosse, oltre che con tutta una serie di cessioni, che il gruppo intende schivare la possibilità di una ricapitalizzazione, che andrebbe a seguire quella da 1 miliardo che era stata avviata e chiusa con successo nel 2016 dal Banco Popolare, prima della fusione tra Verona e Milano. “Non abbiamo bisogno di aumenti di capitale”, ha detto l’amministratore delegato, Giuseppe Castagna, (nella foto), nella conference call che si è tenuta la sera del 9 novembre, replicando alla domanda di un analista.

IL MERCATO

Il mercato però non sembra avere pienamente creduto a queste rassicurazioni. O meglio, inizialmente sì ma poi deve avere cambiato idea. Solo così si spiega il fatto che in Borsa le azioni Banco Bpm hanno condotto la prima parte della seduta di venerdì 10 novembre in positivo, salvo poi invertire pesantemente la rotta a un certo punto, fino a essere addirittura sospese dalle negoziazioni. Secondo gli analisti di Equita, una rivalutazione strutturale del titolo ci potrà essere solo con “l’effettivo miglioramento del Cet (indicatore di patrimonio) e l’approvazione di un nuovo piano sugli Npe (crediti deteriorati), scenari che dovrebbero concretizzarsi a febbraio”. Mentre per gli analisti di Mediobanca Securities, Banco Bpm “può certamente accelerare il processo rispetto al target del 18% di Npe ratio lordo (crediti deteriorati su prestiti in essere), ma le possibilità concrete di realizzare questa accelerazione non sono chiare”. Come a dire che il piano di riduzione delle sofferenze appare al momento un po’ confuso.

INIEZIONE DI FIDUCIA

Così, il Banco Bpm, nel pomeriggio del 10 novembre, è arrivato addirittura a cedere oltre il 6% a Piazza Affari. In chiusura di seduta, però, la situazione è migliorata e i titoli hanno fatto segnare un calo del 2,8%. Merito soprattutto dell’iniezione di fiducia arrivata dai vertici, di cui si è avuta notizia lo stesso giorno. In base alla normativa relativa alle operazioni di internal dealing, si è saputo che il consigliere delegato di Banco Bpm, Castagna, proprio venerdì 10 novembre, ha acquistato 100mila azioni dell’istituto da lui guidato al prezzo unitario di 2,7676 euro, per un importo complessivo di 276.760 euro. Analoga operazione per il presidente Carlo Fratta Pasini che, al prezzo di 2,726 euro, ha acquistato 10mila titoli, per un corrispettivo di 27.260 euro. Insomma, i vertici credono che le azioni torneranno su. La parola ora passa di nuovo al mercato.

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