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Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone hanno condotto, all’alba del 31 agosto, un’esercitazione congiunta di rilevanti dimensioni sulla penisola coreana. Il timing non è stato casuale: spiega la nota diffusa dal Comando del Pacifico americano che è stata eseguita “come diretta risposta al lancio di un missile a medio raggio nordcoreano“, e si intende quello partito martedì da una piattaforma nei pressi dell’aeroporto di Pyongyang ed atterrato quasi duemila chilometri a est, dopo aver attraversato l’isola giapponese di Hokkaido. “Le azioni della Corea del Nord rappresentano una minaccia per i nostri alleati e la loro patria”, si legge nel comunicato militare americano.

All’esercitazione, che ha previsto la simulazione live-fire (ossia, con armi vere) di un bombardamento contro la Corea del Nord, hanno partecipato 2 bombardieri strategici a potenziale nucleare B-1B Lancer, decollati dalla base Andersen di Guam, e quattro F-35B partiti dalla base dei Marines di Iwakuni, in Giappone. Si è trattato di una delle prime azioni dal vivo per gli F-35, i più tecnologici velivoli a disposizione delle forze armate statunitense (e dei Paesi, come l’Italia, che li hanno acquistati dalla produttrice Lockheed Martin). David H. Berger, comandante della U.S. Marine Corps Forces Pacific, ha detto che la loro presenza nel teatro pacifico dev’essere una rassicurazione per gli alleati e una preoccupazione per Pyongyang. Gli aerei americani sono stati raggiunti in volo da 4 F-15K sudcoreani e altri due F-15Js giapponesi.

L’obiettivo del bombardamento è stato il poligono di Pil Sung, qualche centinaia di chilometro a sud del 38° parallelo, ossia la linea di demilitarizzazione che demarca il confine Nord-Sud. Secondo un funzionario militare sudcoreano che ha parlato con la NBC, è stato simulato un attacco alle “loro core facilities“, ossia i centri nevralgici nordcoreani. Gli aerei americani hanno volato in formazione per dieci ore, si sono prima raggruppati sulle acque giapponesi, poi gli F-15 della Koku Jieitai li hanno lasciati nelle mani delle forze sudcoreane (c’erano anche due F-16 del 51th Fighter Wing di Osan, la base americana più vicina alla Corea del Nord), che hanno compiuto l’operazione di scorta finale ai bombardieri.

(Foto: Pacom)

Mercoledì 30 agosto il cacciatorpediniere “USS John Paul Jones” ha eseguito un’intercettazione di un missile balistico a medio raggio (MRBM) a largo della costa delle Hawaii. Nell’esercitazione, il sistema Aegis BMD del Paul Jones ha tracciato e intercettato con un SM-6 il bersaglio partito dal poligono di Kauai: si tratta di un raro test che ha permesso agli americani di verificare le proprie capacità di colpire un missile balistico nelle sue fasi terminali, ma è un altro messaggio lanciato a Pyongyang (il missile intercettato è teoricamente rappresentativo di quello che ha sorvolato il Giappone; il Paul Jones è un classe Arley-Burke simile a quelli della Settima Flotta di stanza a Yokosuka).

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