Skip to main content

Mercoledì il presidente russo Vladimir Putin era a Teheran, dove non solo ha incontrato membri del governo e il suo omologo Hassan Rouhani, ma anche Ali Khamenei, la Guida Suprema iraniana. Nel Paese degli ayatollah il potere è in mano a una teocrazia, a dispetto della definizione che l’Iran si dà di Repubblica islamica, e la Guida Suprema Khamenei è, appunto, la guida suprema (quanto di più simile, in un’immagine: un Papa). Incontrarlo è un privilegio che viene riservato soltanto a pochissimi dei politici che visitano il Paese, anche in questi anni in cui la riqualificazione internazionale post-Nuke Deal ha riaperto le porte della Persia a governanti di tutto il mondo (maggiormente interessati al petrolio e agli asset di Teheran, più che convinti che dare un’opportunità all’Iran sia cosa giusta, visto la generale postura aggressiva che il regime perpetra sugli affari regionali).

ISOLARE GLI STATI UNITI

Secondo la Tv di Stato (che è un’arma di propaganda del potere iraniano tra le più affilate), Khamenei avrebbe detto a Putin di stringere la cooperazione russo-iraniana per “isolare” gli Stati Uniti e trovare una loro stabilità in Medio Oriente. È un’affermazione che preoccupa Washington tanto quanto i palazzi di Riad e Gerusalemme. L’Arabia Saudita è in una fase di complicata ristrutturazione generale che passa anche attraverso l’ammansire le voci più feroci che calcano l’annoso terreno della divisione settaria intra-islamica. Gli ayatollah sciiti sono accomunati con i sunniti sotto poco aspetti politici, uno di questi è l’odio per gli ebrei, e Israele ha mandato un messaggio immediato a questo programma lanciato da Khamenei: mercoledì caccia dell’aviazione hanno di nuovo colpito in Siria, territorio che gli iraniani stanno usando come proxy perfetto per vendersi da credibili nemici del terrorismo (alla pari dei russi) mentre difendono gli interessi propri alle spalle del regime filo-sciita di Bashar el Assad. Gli israeliani bombardano la Siria come piano politico: là gli uomini della Repubblica islamica hanno piazzato il loro principale asset per la diffusione dell’influenza regionale, le milizie-partito sciite, che si muovono sotto gli ordini dei Guardiani della Rivoluzione, il corpo militare teocratico di Teheran, e dunque in definitiva sotto Khamenei. Tra queste, per esempio, c’è Hezbollah, gruppo politico libanese considerato in Occidente un’entità terroristica, fiore all’occhiello del sistema di micro-satelliti politici armati diffusi dall’Iran in tutto il Medio Oriente, tecnicamente ancora in guerra dal 2006 con Israele, foraggiato di armi dagli ayatollah (in passaggi coperti proprio dal caos del conflitto siriano).

IL TERRORISMO, IL VOLTO BUONO 

“La nostra cooperazione ha aiutato la lotta al terrorismo nella regione […] Insieme possiamo stabilire la pace e la sicurezza regionale” ha detto Rouhani nella conferenza stampa congiunta (presente anche il presidente azero Ilham Aliyev, contorno geopolitico al vertice). Rouhani usa il pragmatismo che gli è tipico; focalizza l’attenzione sul counter-terrorism; nomina i gruppi armati del conflitto siriano, che sono quasi tutti sunniti, mentre le sue milizie sono paragonate a forze di pacificazione (in realtà, è notissimo, sono realtà settarie che spesso seguono derive jihadiste del tutto analoghe a quelle dei miliziani sunniti estremisti). Ma è chiaro che l’obiettivo di questo ulteriore avvicinamento pubblicamente annunciato non è solo questo.

CONTRO TRUMP

Quando il presidente americano Donald Trump ha annunciato l’intenzione di passare nelle mani del Congresso la decisione del ritiro definitivo degli Stati Uniti dal sistema internazionale che ha prodotto e garantisce l’accordo con cui nel 2015 è stato congelato il programma nucleare iraniano, Putin ha visto un ulteriore spiraglio. Il disimpegno americano è stato criticato dagli alleati occidentali, è considerato uno scossone alla stabilità, è stato seguito dalle polemiche aggressive di Teheran: ora il russo e l’iraniano dicono che insieme, tagliando fuori l’America, si potrebbe meglio costruire la pace nella regione più calda del pianeta. “Ci opponiamo ad ogni cambiamento unilaterale nell’accordo nucleare multilaterale” è il virgolettato che sempre la Tv di Stato riporta dal colloquio tra Putin e Khamenei (la frase è di Putin).

UN INTERESSE RECIPROCO

La Russia è uno dei Paesi che, insieme a Francia, Regno Unito, Cina, Germania e Stati Uniti, hanno firmato il deal nucleare, e Putin gioca da honest broker promuovendosi – con l’obiettivo di far risplendere la propria immagine internazionale – come una sorta di garante dell’accordo. In difesa dell’interesse internazionale, e del suo partner. Anche se in realtà il rapporto tra Mosca e Teheran non è stato sempre idilliaco durante gli anni di guerra siriana (gli ultimi due, soprattutto, da quando nel settembre 2015 la Russia ha reso pubblico il proprio coinvolgimento). Ai russi non piace la deriva settaria spinta dagli ayatollah tramite l’iniezione delle milizie sciite, ma sanno che queste sono fondamentali per puntellare il regime alleato, che senza di loro sarebbe inerme dal punto di vista della fanteria. Più in generale, l’Iran è un alleato scomodo, è molto discusso per come infiamma le divisioni religiose in Medio Oriente, questione che mal coccia con il nuovo feeling putiniano con sauditi e israeliani. Ma Teheran è pur sempre un alleato, in un momento che partner al fianco di Mosca non abbondano (notare che, in larga misura, per Putin essere alleati significa essere qualcosa da sfruttare). L’Iran, che nonostante l’inizio della riqualificazione è di fatto ancor più isolato della Russia, d’altronde ha poche altre carte da giocare se non il link russo.

Come si consolida fra Russia e Iran l'alleanza anti-americana

Mercoledì il presidente russo Vladimir Putin era a Teheran, dove non solo ha incontrato membri del governo e il suo omologo Hassan Rouhani, ma anche Ali Khamenei, la Guida Suprema iraniana. Nel Paese degli ayatollah il potere è in mano a una teocrazia, a dispetto della definizione che l'Iran si dà di Repubblica islamica, e la Guida Suprema Khamenei è,…

Cei

Che cosa si sono detti la Cei e la Chiesa luterana in Italia

Di Veronica Giacometti

“Leggere insieme le Sacre Scritture illumina l’esperienza di fede con percorsi ecumenici di ascolto e commento della Parola di Dio in modo da condividere tradizioni esegetiche e formulazioni dottrinali, affidando al Signore i tempi e i modi della realizzazione dell’unità visibile della Chiesa. Cattolici e luterani ritengono che questi percorsi vanno sostenuti e incoraggiati nella prospettiva di favorire un ripensamento…

Russia

Per chi farà il tifo la Russia di Putin alle prossime elezioni in Italia?

Matteo Renzi? "Un giullare fiorentino", "fervente sostenitore dell'universalismo mondialista in linea con la tradizione massonica a lui congeniale" (leggi qui). Silvio Berlusconi? "Un grande uomo d'affari", "intramontabile protagonista della scena politica" (leggi qui). Sono alcuni dei commenti che nel corso degli ultimi mesi sono comparsi su Sputnik Italia, l'agenzia di informazione russa, con sede a Mosca, che opera in 30…

Melograni

Il mio ricordo di Piero Melograni

Di Mario Prignano

Accade il più delle volte che le celebrazioni in memoria di chi non c’è più si trasformino in eventi apprezzati innanzitutto da chi ha conosciuto e amato la persona che si vuole ricordare. In fondo, è normale che sia così. Per Piero Melograni questa banale osservazione andrebbe rovesciata. Ricordarlo a cinque anni dalla morte dovrebbe significare, per coloro che in…

hillary clinton

Russiagate, ecco i fake post contro Hillary Clinton svelati da Facebook

Dopo settimane di accese discussioni sulla campagna elettorale parallela condotta da agenti russi sui maggiori social network al tempo delle presidenziali americane, ieri le commissioni intelligence della Camera e del Senato Usa hanno finalmente esibito le prove. Chiamati a testimoniare davanti ai parlamentari, i legali di Facebook, Twitter e Google hanno portato con sé dossier contenenti gli “ads”, i post…

Gianni Zonin, Gaetano Marzotto

Popolare di Vicenza, le porte girevoli di Bankitalia, le critiche mediatiche e la difesa della Vigilanza

Ancora fuoco mediatico su Bankitalia. Dopo l'attacco congiunto Pd-Casini-magistratura e la bordata della Verità (qui e qui i due approfondimenti di Formiche.net) adesso è il turno di Libero nel fare le pulci a Via Nazionale sulle porte girevoli e sul passaggio di ex funzionari di Bankitalia alla corte di Gianni Zonin alla Popolare di Vicenza. I TRANSFUGHI DI VIA NAZIONALE…

Popolare di Vicenza e Veneto Banca, ecco come la Banca d'Italia si assolve in Parlamento

Via Nazionale non ci sta a farsi colpire dalle accuse di non aver vigilato adeguatamente su Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, i due istituti liquidati e oggi in corso di acquisizione da parte di Intesa Sanpaolo. Dopo che il governatore Ignazio Visco, lo scorso 18 ottobre, si è presentato spontaneamente dal presidente della commissione bicamerale d'inchiesta sul sistema…

La nuova utopia saudita: Neom e più diritti

La salita al rango di Principe ereditario al trono saudita di Mohammed bin Salman, 32 anni, sembra aver liberato il paese, considerato la culla del tradizionalismo islamico, dai lacci del conservatorismo religioso. O almeno così sembrerebbe leggendo le pagine del dossier Vision 2030, in cui il figlio dell'attuale sovrano, noto anche come MBS, disegna il futuro di un'Arabia Saudita 2.0, moderata,…

La Grande Onda di Hokusai approda a Roma

Al Museo dell’ Ara Pacis in una splendida mostra organizzata nell’ambito del Progetto “Musei in Comune” partenariato con Zètema Progetto Cultura, fino al 14 Gennaio 2018,saranno esposte opere appartenenti ai maestri del “ mondo fluttuante” ed in particolare di Katsushika Hokusai, con oltre duecento produzioni provenienti da quel lontanissimo tempo in cui il Giappone ondeggiava tra la dominazione shogun Tokugawa…

Vi spiego gli effetti politici degli impicci giudiziari di Silvio Berlusconi

Mi ero convinto che i guai giudiziari di Silvio Berlusconi fossero finiti dopo la condanna per evasione fiscale e l’esecuzione della pena. Gli effetti di quella operazione giudiziaria sono stati  significativi per il (già) Cavaliere: l’espulsione dal Senato e l’interdizione dai pubblici uffici. Ma Berlusconi ha sette vite come i gatti. Così, insieme al suo riapparire sulla scena politica, è…

×

Iscriviti alla newsletter