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Quando le religioni “non intraprendono un percorso critico nei confronti delle parti più ambigue” e “quando non si distaccano o non si dissociano, condannando adeguatamente le efferatezze commesse in loro nome”, accade che “la violenza, in nome di qualsiasi religione venga commessa, retroagisce negativamente su di essa e sui suoi fedeli”: lo ha detto Pietro Parolin, il cardinale segretario di stato della Santa Sede, nell’incontro conclusivo del Meeting di Rimini. Appena tornato da una visita in Russia, sempre più al centro degli impegni sociali e internazionali nei momenti in cui il santo Padre Francesco non si presenta in pubblico, Parolin è stato invitato a tenere l’intervento principale della giornata conclusiva del Meeting. Ecco i principali temi toccati.

IL SALUTO DI DON JULIÁN CARRÓN AL CARDINALE PAROLIN
L’incontro comincia con l’introduzione di Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, ma soprattutto dopo il saluto del presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione Julián Carrón, che ha ringraziato Parolin sottolineando la volontà di CL di “cogliere l’occasione di questo cambiamento d’epoca per comunicare a tutti la gioia che ha provocato in noi l’incontro con Cristo, l’unico che risponde all’attesa del cuore dell’uomo dentro la vita della Sua Chiesa, nella quale la tradizione rimane viva attraverso la voce dello Spirito”, che corrisponde “alla testimonianza che che il Papa sta dando al mondo”.

TANTI I TEMI AFFRONTATI, PRIMO SU TUTTI IL RECENTE VIAGGIO IN RUSSIA
Il discorso di Parolin è stato lungo e articolato, i temi toccati sono stati numerosi: Russia, terrorismo, islam, migrazioni, populismi, Unione europea, economie nazionali, ruolo dei cattolici nella vita pubblica, il tema del cambiamento d’epoca e degli effetti della globalizzazione. Il sunto di molti interventi affrontati durante la settimana, ma declinato dal punto di vista del segretario del Santo Padre. “Ho sentito molto la presenza di Cristo e del Suo Spirito”, ha detto parlando della Russia, il primo argomento toccato prima della sua relazione. “Sono partito con qualche apprensione e timore, ma ho sentito la forza della preghiera con cui tanti mi accompagnavano, nella ricerca di una pace possibile e incontrando le autorità della Chiesa Ortodossa”.

LA POST-VERITÀ E IL PRIMATO DEL TEMPO SULLO SPAZIO
Citando l’Evangelii Gaudium e il noto passaggio in cui viene “tematizzato il primato del tempo sullo spazio”, Parolin ha spiegato che papa Francesco ha voluto indicare il pericolo di “spazi nuovi e incontrollati di potere”, come “l’uso scorretto dei social media” e la creazione di una “post-verità” o di una “simil-realtà che ha effetti sociali reali, diversa o persino contrapposti alla realtà oggettiva”. E “qui torna per noi cristiani il tema della vita contemplativa”, ha spiegato.

IL RUOLO E LA “DIFFERENZA” DEI CATTOLICI NELLA VITA PUBBLICA
Molto si è discusso riguardo all’approccio del Meeting nei confronti dei politici invitati, con le critiche a indicare troppa morbidezza durante i dibattiti, specialmente nella volontà di mettere in rilievo, dal punto di vista non solo spirituale e culturale ma anche politico, l’originalità della proposta cristiana. Le parole di Parolin, seppure in maniera indiretta, accennano al punto critico: “Se non può mai mancare la collaborazione leale della Chiesa nella costruzione di una società migliore, essa non può non mantenere la propria differenza critica”, ha detto il prelato. “La Chiesa non è una società umanitaria, se così fosse tradirebbe la propria natura e la propria missione. La differenza cristiana nasce dalla fedeltà a Cristo e al suo Vangelo, secondo lo stile dell’amore”. E oggi, “l’amore per il prossimo non può limitarsi ai rapporti tra singoli, ma bisogna che torni a realizzarsi nella responsabilità pubblica di ciascuno di noi, nei diversi settori sociali, politici e istituzionali”.

IL DOVERE DI “METTERE A PUNTO SCHEMI ALTERNATIVI A MIGRAZIONI INCONTROLLATE”
Rispetto ai temi internazionali, Parolin ha spiegato che “è doveroso mettere a punto schemi alternativi a una migrazione massiccia e incontrollata, che eviti disordini, infiltrazioni, disagi”, che “è giusto coinvolgere l’Europa e non solo essa”, e che è “lungimirante affrontare il problema strutturale dello sviluppo dei popoli di provenienza dei migranti”. Ma senza dimenticare che “sono nostri fratelli: questo traccia una divisione netta tra coloro che riconoscono Dio nei poveri e nei bisognosi e coloro che non lo riconoscono».

LE VIOLENZE TERRORISTICHE E I RAPPORTI CON LE RELIGIONI
Riferendosi alle violenze terroristiche il porporato ha affermato che quando le religioni “non intraprendono un percorso critico nei confronti delle parti più ambigue” e “quando non si distaccano o non si dissociano, condannando adeguatamente le efferatezze commesse in loro nome”, accade che “la violenza, in nome di qualsiasi religione venga commessa, retroagisce negativamente su di essa e sui suoi fedeli”. Perciò “con-fondere la natura reale e multiforme dei conflitti con la loro giustificazione ideologico-religiosa significa produrre un cortocircuito che impedisce di riconoscere le diverse responsabilità storico­-politiche, sociali, culturali”.

LA GLOBALIZZAZIONE, I POPULISMI, GLI STATI UNITI E L’UNIONE EUROPEA
Per questo “la paura attiene a uno smarrimento dovuto alla globalizzazione. Nessun Stato-nazione moderno controlla più la propria economia nazionale”. Perciò “non sorprende la tendenza generale, nei Paesi autoritari, ma anche in molti leader e movimenti populisti, di destra e di sinistra, a declinare la sovranità nazionale nei termini di supremazia culturale, identità razziale, nazionalismo etnico” verso “una supposta sovranità culturale”, e non è “immaginabile la riduzione dei problemi globali alla misura delle singole Nazioni. La globalizzazione va governata, realtà come gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno un ruolo e una responsabilità decisivi”.

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La scudisciata di Parolin su violenza e religioni

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