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Uno è appena stato riconfermato nella carica di segretario generale del Partito comunista cinese ed è stato definito da The Economist «l’uomo più potente del mondo». L’altro ha lanciato un piano di riforme per rendere l’Arabia Saudita, il petrostato per eccellenza, indipendente dall’andamento dei mercati del greggio.

Xi Jinping e Muhammad bin Salman sono leader ambiziosi che stanno traghettando i loro due Paesi in una nuova fase della politica e del sistema economico mondiale. In un momento in cui Donald Trump gli Stati Uniti appaiono in ritirata, il presidente cinese e l’erede designato a guidare il Paese che regna sui due luoghi più sacri dell’Islam stanno emergendo sullo scenario internazionale.

Per dare un’idea della portata e dell’impatto che le mosse di Cina e Arabia Saudita potrebbero avere basta passare in rassegna gli ultimi eventi che li hanno visti protagonisti. Come spiegato durante il 19esimo congresso del Partito comunista, l’obiettivo di Xi è quello di portare la Cina a una posizione di primato globale entro il 2049 facendo perno su l’iniziativa Belt and Road di sviluppo infrastrutturale tra Asia, Africa ed Europa e Xi ha visto l’inserimento del suo pensiero nello statuto del Partito. L’erede al trono dei Saud, negli stessi giorni ha ospitato il gotha dell’economia mondiale per il  “Future investment initiative” per lanciare un piano faraonico da 500 miliardi di dollari di investimenti  per costruire un gigantesco e innovativo polo industriale sulle sponde del Mar Rosso. Le mosse di Pechino e Riad rispondono a interessi strategici diversi. La Cina ha l’assoluto bisogno di risolvere la sovraccapacità industriale, sviluppare il settore tecnologico e consolidare l’influenza di Pechino oltre i propri confini. L’Arabia Saudita deve disegnare un modello economico per continuare ad essere un big player della politica internazionale quando arriverà l’era del dopo petrolio.

Anche se la Cina sta investendo fortissimo sulle energie rinnovabili per combattere l’inquinamento ambientale e ridurre la dipendenza dall’importazioni di idrocarburi e se l’Arabia Saudita vuole arrivare a produrre il 10% dell’energia necessaria da fonti “green” entro il 2023, i due paesi possono trovare convenienza reciproca stringendo un patto sul petrolio.

Prima il Financial Times e poi Reuters hanno ventilato la possibilità che investitori cinese potessero rilevare una quota di Saudi Aramco, la compagnia petrolifera di stato che dovrebbe essere la protagonista della più grande quotazione azionaria della storia. Dovrebbe, perché l’Ipo internazionale non è più una certezza. Riad sta esaminando anche l’ipotesi di un collocamento privato, ha confermato il ministro delle Finanze Mohammed Al Jadaan. Le controllate statali PetroChina e Sinopec hanno scritto a Saudi Aramco per esprimere interesse all’acquisizione del 5% di Saudi Aramco. Come spiega Foreign Policy, considerando l’attuale costo del barile è difficile che gli investitori mettano sul piatto quando desiderato da Riad è l’intervento dei cinesi prima dello sbarco in Borsa (non si sa ancora quale) potrebbe risolvere questo dilemma e permettere a Riad di ritardare l’Ipo nella speranza che i prezzi del petrolio tornino a salire. Per Mohammed bin Salman, l’investimento cinese in Aramco potrebbe dare il via ad una nuova partnership economica con Pechino e sarebbe un accordo dall’enorme rilevanza economica e geopolitica. Una mossa del genere andrebbe in controtendenza rispetto alle ultime mosse dei cinesi. Nei decenni della portentosa crescita economica cinese, l’Arabia Saudita, prima di essere scalzata lo scorso anno dalla Russia, è stato costantemente il primo fornitore di greggio (circa un quanto del fabbisogno totale) della Cina. Ora Pechino si sta progressivamente sganciando dal petrolio saudita e da quello degli altri fornitori Opec perché ha bisogno di poter pagare in yuan invece che in dollari le proprie forniture al fine di far aumentare la domanda globale della moneta cinese. Tuttavia un ingresso nel capitale di Saudi Aramco è una grandissima occasione per la Cina che entrando nella proprietà della major saudita si garantirebbe a lungo le forniture di petrolio mentre Riad avrebbe una carta in più per attrarre investimenti diretti da Pechino.

 

pechino, cina

La rivoluzione green di Xi Jinping e Muhammad bin Salman

Uno è appena stato riconfermato nella carica di segretario generale del Partito comunista cinese ed è stato definito da The Economist «l’uomo più potente del mondo». L’altro ha lanciato un piano di riforme per rendere l’Arabia Saudita, il petrostato per eccellenza, indipendente dall’andamento dei mercati del greggio. Xi Jinping e Muhammad bin Salman sono leader ambiziosi che stanno traghettando i…

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