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“In Italia c’è un inizio di parità scolastica ma non c’è un’effettiva libertà di scelta educativa dei genitori rispetto ai figli”. Parola di Gabriele Toccafondi, sottosegretario al ministero dell’Istruzione dal 2013, esponente di Alternativa Popolare. Invitato a parlare di autonomia e libertà nel sistema scolastico italiano, è una vecchia conoscenza della convention ciellina (alla sua sesta presenza), tanto da essere presentato da Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà e uno dei leader del movimento, come “uno dei pochi politici che conoscono quello di cui parlano”.

“Ci sono ancora ostacoli, e non sono pochi, per le famiglie che non hanno la possibilità di poter scegliere liberamente quale deve essere la strada educativa dei propri figli”, ha continuato il sottosegretario. Mercoledì il tema della giornata è stato quello della libertà di scelta educativa: perché le famiglie abbiano veramente libertà di scelta, le scuole paritarie devono essere poste sullo stesso livello di quelle statali come previsto dall’art. 33 della Costituzione e dalla legge 62/2000.

In Italia gli iscritti alle scuole statali sono circa 7.717.308, mentre 1.109.585 sono gli studenti iscritti nelle scuole pubbliche paritarie. Ma il rapporto di 1 a 7 fotografato dai numeri non si rispecchia nei fondi stanziati dallo Stato nello stesso periodo: 49 miliardi di euro per le pubbliche statali, contro 418 milioni per le pubbliche paritarie. Quella per libertà di scelta educativa è una battaglia combattuta ad esempio da suor Anna Monia Alfieri, blogger di Formiche.net, e con lei si schierano molte altre realtà, come il Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica.

Ma non solo nel mondo cattolico si percepisce l’urgenza di porre fine a questa disparità. Non è un caso che per fugare ogni dubbio Vittadini abbia chiamato a testimoniare insieme a Toccafondi due realtà diverse, quella dei nidi e delle scuole di infanzia del progetto Reggio Emilia, e quella delle scuole Steiner Waldorf in Italia.

Toccafondi difende l’operato di governo, dall’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro al buono scuola, che per il primo semestre del 2017 ammonta a 800.000 euro per le statali e 456.000 euro per le non-statali, grazie al quale “per la prima volta un privato, una fondazione, un’azienda che dona risorse a una scuola ha il credito di imposta del 65%”. L’alfaniano il 22 luglio aveva annunciato lo stanziamento di nuovi fondi per le scuole paritarie: per la precisione, 494.221.795 euro, a cui si aggiungono 23.4 milioni di euro per gli alunni con una disabilità e 50 milioni per le scuole materne.

Per il 2017 sono 573,5 milioni contro i 273 annunciati nel bilancio previsionale del 2015. “Fiscalmente si risparmieranno 170 euro a bambino. Può sembrare poca cosa rispetto al totale della retta, ma è culturalmente rivoluzionario”. Specialmente se, sottolinea Toccafondi, le nuove norme sono riuscite a passare in un parlamento “con un tasso culturale molto basso, anche su questi temi, e un tasso ideologico molto alto”. Lavorare per un effettiva parità non vuol dire però chiudere un occhio sulla pessima gestione di alcune paritarie. Per questo il sottosegretario rivendica di aver fatto “in un anno e mezzo 326 visite ispettive: abbiamo revocato 47 decreti di parità scolastica, perché vogliamo essere per la parità scolastica, non per chi si nasconde nella parità educativa”.

Chi ha fatto man bassa di applausi nel pubblico ciellino, in questi ultimi tempi apparentemente simpatizzante per una parte della vecchia guardia del PC, vedasi il caso Bertinotti, è stato Luigi Berlinguer, ex ministro dell’Università e della ricerca con il governo Ciampi (1993) e dell’Istruzione sotto i governi Prodi e D’Alema (1996-2000).

Intervenuto con un fuori programma salendo sul palco dalla platea, Berlinguer ha interrotto il monologo di Toccafondi bastonando il lavoro del governo: “Voglio chiedere una cosa a Gabriele Toccafondi, come mai quando esce il bando per i fondi europei Pon per cui voi avete fatto accesso, c’è scritto che sono destinatarie solo le scuole statali? Dovremmo inventare una norma per cui chi non ha fatto una legge deve risponderne alla polizia”.

Una domanda che ha imbarazzato non poco Toccafondi, secondo cui si starebbe rimediando a una scelta sbagliata del 2014. Dal pubblico c’è però chi si ricorda che Toccafondi all’epoca era presente, con la stessa carica, nel governo Renzi, e grida: “E chi c’era al governo nel 2014?”, per poi essere presto silenziato da Vittadini, “fai il conto, cerca su Wikipedia chi era al governo nel 2014, è una domanda per svegliarsi dal torpore”.

Berlinguer, che è stato il proponente della legge 62/2000, ha poi incalzato sui fondi Pon, che a suo dire discriminano le scuole paritarie: “Chi ha firmato quell’accordo con l’Europa ha voluto violare la legge 62. Questo va reso pubblico nella campagna elettorale perché il popolo sia consapevole nella scelta, non possiamo arrenderci a questi giochetti molto gravi perché sono stati fatti alle spalle della gente”.

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