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A #IdeeItalia-La voce del Paese” si è anche parlato del tema occupazionale e si è fatto il punto sul Jobs Act e sulle possibili soluzioni da adottare in campo legislativo per spingere la produttività della nazione. Sul palco della contro-Leopolda azzurra il senatore del PD Pietro Ichino, il segretario nazionale della Cisl, Gigi Petteni, il segretario generale della Cgil Milano, Massimo Bonini, l’omologo della Uil, Danilo Margaritella e il giuslavorista Gianni Bocchieri, moderati dal direttore del Foglio, Claudio Cerasa.

SINDACATI ALL’ATTACCO DEL JOBS ACT

Come era prevedibile, i rappresentanti delle maggiori sigle sindacali hanno colto l’occasione per manifestare a Pietro Ichino, giuslavorista che ha condiviso il Jobs Act di Renzi, la propria contrarietà alla riforma. “Il Jobs Act ha fatto bene al Paese all’inizio, ma era una riforma nata per non durare, tant’è che poi i suoi effetti sono andati calando” ha dichiarato Margaritella, che poi ha continuato: “Il rischio principale del nostro Paese è fare manovre spot rinunciando a quelle strutturali”. “Sul lavoro c’è troppa ideologia” gli ha fatto eco Petteni. “La realtà è che il legislatore si dovrebbe concentrare soprattutto sull’apprendistato duale perché i giovani possano finalmente iniziare a inserirsi in un mercato del lavoro che sta rapidamente cambiando”.

CGIL: “PIU’ POSTI DI LAVORO, MA ANCHE PIU’ PRECARI”

“E’ innegabile che con il Jobs Act l’occupazione sia aumentata” ha detto Massimo Bonini. “Solo a Milano – ha aggiunto il segretario della Cgil – si è registrato un aumento di oltre 40 mila unità, ma non bisogna fermarsi ai semplici numeri. Bisogna guardare nel dettaglio e si scopre che questi nuovi lavoratori guadagnano poco e saltano di contratto in contratto, con lunghi periodi di pausa tra un lavoro e l’altro. Inoltre – ha concluso – sta aumentando il part-time non volontario”.

LA REPLICA DI ICHINO

Non si è fatta attendere la risposta del senatore Pd Ichino, eletto nelle liste di Scelta Civica: “Non apprezzo la serietà di simili dichiarazioni sulla bontà o meno del Jobs Act in quanto non è possibile dire quanti posti di lavoro in più avremmo avuto se noi non avessimo approntato quella riforma. Non è possibile nemmeno affermare – ha puntualizzato l’ideologo del Jobs Act – che abbiamo precarizzato il lavoro dato che, numeri alla mano, il tasso dei licenziamenti è sempre all’1,4%”
Quindi, ha concluso il giurista: “Per me non solo abbiamo fatto bene a varare il Jobs Act, ma abbiamo addirittura fatto stra-bene. Abbiamo contribuito a fare in modo che il mercato del lavoro italiano, da sempre anomalo visto che ogni licenziamento sfociava in una causa, si allineasse agli standard occidentali e attraesse maggiori investitori stranieri”.

LA RICETTA PER UNA MAGGIORE PRODUTTIVITÀ

A #IdeeItalia – La voce del Paese i presenti hanno poi discusso degli interventi legislativi necessari per agguantare la ripresa e aumentare la produttività. Per Gigi Pettemi della Cisl “occorre anzitutto includere tutti. Non si può costruire una cattedrale senza pensare a chi batte le pietre”.
Va più nello specifico il giuslavorista Bocchieri: “Dobbiamo evitare che si crei un conflitto tra i lavoratori ancora coperti dall’art. 18 e quelli senza. Bisogna inoltre ripensare l’intero mercato del lavoro, partendo dai centri di collocamento che versano in una condizione disastrosa. Più in generale – ha concluso – bisognerebbe fare in modo che la parola ‘competizione’ non spaventi il Paese, che ancora discute su temi antichi quando ormai nel resto del mondo tra smart-working e co-working nemmeno ha più senso parlare di orari di lavoro e uffici”.

UIL: “GUARDARE ALLA GERMANIA”

“Serve un serio investimento per le nuove generazioni – ha dichiarato il segretario della Uil di Milano, Danilo Margaritella – inoltre occorre agire per snellire il fisco così da avere buste paga e pensioni un po’ più pesanti”. Secondo Margaritella una possibile ricetta potrebbe essere “guardare a quanto avviene in Germania, che investe miliardi in istituti professionalizzanti spesso sostenuti dalle imprese. Occorre rivedere l’orientamento scolastico, elevando gli istituti professionali che nel nostro Paese, non si capisce perché, sono considerati di serie B e infine andrebbero riformati così da fare in modo che sfornino figure ricercate dall’industria 4.0”.

CISL: “UN ERRORE ELIMINARE I VOUCHER”

“L’errore più grosso commesso dall’attuale governo – ha sentenziato Gigi Petteni della Cisl – è stato eliminare i buoni lavoro, nella convinzione che costituissero un ostacolo al posto fisso e che la loro scomparsa avrebbe magicamente portato al posto fisso. Non è così: il pizzaiolo che ha bisogno di un assistente solo il sabato sera perché quella è la serata in cui ha più clienti, paga in voucher mentre non può chiaramente permettersi di assumere”.

ICHINO: “SMETTERE DI AVERE PAURA DELL’IMPRENDITORE STRANIERO”

“Per aumentare la produttività si potrebbero approntare due novità che non richiedono nemmeno di riformare il Paese” ha dichiarato il senatore Ichino. “Anzitutto, smettere di tenere in vita imprese moribonde con la respirazione bocca a bocca dei contribuenti. Ogni volta che sento dire ‘sono stati salvati 100 posti di lavoro’ rabbrividisco, perché è stata messa una pezza su un vestito logoro. Sarebbe semmai meglio favorire il travaso dei posti di lavoro dall’impresa in agonia a quella in vita, finanziando corsi di aggiornamento”.
“Inoltre – ha spiegato Ichino – bisognerebbe smettere di proteggere le imprese italiane, affette da nanismo, dall’imprenditore straniero che avrebbe le risorse per farle crescere e spalancare davanti a loro il palcoscenico internazionale. Abbiamo il precedente di Alitalia, che sarebbe potuta essere venduta ad Airfrance ma sindacati prima e Berlusconi poi si misero in mezzo. Senza dimenticare Alfa Romeo, che sarebbe potuta essere acquistata da Ford a un prezzo maggiore e invece si è preferito darla alla Fiat”.

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