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Dopo il voto del Bundestag che, solo alla seconda seduta, ha dato il via libera a Fredrich Merz come nuovo cancelliere tedesco, è d’obbligo ragionare di dinamiche e proiezioni prima che di numeri e maggioranze. Non fosse altro perché la Germania è di fatto entrata in una fase del tutto nuova, con un “amministratore delegato” diverso, per carattere e formazione, rispetto agli ultimi due predecessori. Merkel e Scholz, infatti, hanno dovuto gestire una crisi esterna come quella del debito ellenico e una interna come quella dell’automotive sommata all’instabilità dell’alleanza semaforo. Merz ora deve vedersersela con tre fronti: gli scontenti di Cdu e Spd per le sue scelte su deficit e immigrazione, i dazi di Trump e un carattere poco diplomatico, all’interno di una cornice altrettanto nuova perché tocca il futuro dell’Ue e di alleati come l’Italia. Formiche.net ne ha parlato con uno dei più esperti analisti politici del panorama teutonico, Tobias Piller, fino a due anni fa corrispondente in Italia della Frankfurter Allgemeine Zeitung.

La fumata è stata bianca per Merz ma qualcuno ha voluto lanciare un segnale al cancelliere?

Ci sono stati vari personaggi che sicuramente avevano qualche sassolino nella scarpa e avevano calcolato (male) che in caso di più voti di protesta non sarebbe bastato il voto al primo round.

Quali i più scontenti?

Da un lato i socialdemocratici, divisi tra quelli più conservatori e riformisti, e dall’altro lato la sinistra che è stata molto vociferante durante la discussione sul voto per il contratto di coalizione, che alla fine ha avuto l’approvazione dell’ 86%. Ma la sinistra voleva ancora molto di più e poi si è risentita del fatto che una loro componente alla presidenza del partito di nome Saskia Esken non ha ottenuto un posto nel gabinetto della cancelliere. Così, pur avendo i socialdemocratici solo 16%, la sinistra dei socialdemocratici si è comportata come se avesse una maggioranza assoluta e come se potesse chiedere molto di più e condizionare Merz.

E la Cdu?

I democristiani hanno imputato a Merz di aver ceduto troppo ai socialdemocratici e poi anche nei democristiani c’era sicuramente qualche risentimento, perché Merz ha scelto tanti ministri esterni e così ha lasciato fuori tutta la vecchia guardia. Poi aveva annunciato che voleva tagliare una serie di posizioni come sottosegretari altri personaggi da loro incaricati. Infine Merz caratterialmente non è un grande diplomatico, non ha questo modo che c’è ad esempio in Italia di accogliere persone provenienti da partiti diversi, per cui si è mostrato più ruvido: così facendo, è chiaro che potevano esserci degli scontenti nel proprio campo.

Al di là del voto in sé, crede che due temi come l’immigrazione e il cambio della politica fiscale dopo l’austerità degli ultimi vent’ anni abbiano influito nelle dinamiche di coalizione?

Tra i democristiani c’erano molti delusi che sostenevano la tesi che si potesse andare avanti anche senza fare altri debiti per avere una politica di deficit quasi zero, così la svolta di Merz non è piaciuta. Ma, di contro, Merz voleva far vedere che dopo la scenata di Trump e Zelensky alla Casa Bianca lui stesso non avrebbe avuto limiti di spesa per dare una virata alla politica della difesa. In cambio ha dovuto anche garantire ai socialdemocratici e ai Verdi un grande fondo per le infrastrutture. Comunque, anche se i tedeschi si indebitassero per 1 miliardo di euro in più, il rapporto debito-pil salirebbe a occhio e croce dal 60 all’ 85%. Non mi sembra un grande dramma.

Quale la differenza nella maggioranza attuale rispetto al gabinetto Scholz?

La Democrazia cristiana in sé è suddivisa in due, perché ci sono i bavaresi della Csu che vogliono sempre avere anche l’ultima parola, e la Cdu di Merz. Poi ci sono i socialdemocratici sono stati anche contenti di rimanere al governo. Invece fino a ieri i tre partiti nella maggioranza di Scholz erano molto diversi e la convivenza era certamente molto più difficile. Inoltre qualcuno voleva crearsi un profilo per le prossime elezioni. Adesso forse la situazione sarà un pochino più tranquilla.

Germania e Italia sono le due più importanti economie manifatturiere del nostro continente: in che modo, alla luce del neo governo federale, potranno meglio collaborare per la competitività e nel settore automobilistico?

Credo che al momento dovremmo aspettare cosa succederà negli Stati Uniti. Poi comunque bisognerà avere sangue freddo anche su quello. Mi sembra che già tra un anno e mezzo la situazione potrebbe cambiare. Se Trump andrà avanti così, nel prossimo anno ci saranno molti aumenti di prezzi causati dalla sua politica sulle tariffe. Oltre a questo, è chiaro che tutti possono fare qualcosa in più per facilitare anche le nuove tecnologie. L’Italia potrebbe fare per avere molte più colonne per ricaricare le auto elettriche e- aiuterebbe il turismo dall’estero di chi ha le auto elettriche. E poi l’Italia si lamenta tanto perché non è più un grande paese di produzione di automobili, ma ciò è stato causato dai sindacati che non sono interessati alla competitività delle produzioni. Inoltre la Fiat non ha investito abbastanza nel rinnovo della gamma dei modelli.

Il peso negato alla destra è la traccia da seguire? Cioè non ci sarà mai nessun dialogo della Cdu con AfD, anche se il partito dovesse dovesse mostrare dei progressi?

AfD è nata da una protesta contro l’euro sulla base delle delusioni viste in Italia e in Grecia in occasione della crisi finanziaria, e poi è diventato un partito sempre più di destra. In gran parte anche va anche oltre ai limiti della Costituzione tedesca che prescrive, come prima frase, la dignità inviolabile dell’uomo e mette al centro la democrazia. In questo senso il sistema tedesco, dopo le esperienze della Repubblica di Weimar e del nazismo, aveva deciso che non avrebbe tollerato più un abuso delle libertà democratiche: noi abbiamo una democrazia combattiva, nel senso che non permettiamo a quelli che vogliono abolire le libertà di abusare di queste libertà per arrivare al potere e poi stravolgere il sistema, così come accaduto nel 1933. Al momento, quindi, nessuno vuole cooperare con AfD a livello regionale e nazionale. Ma tutti sanno che il sistema dei partiti e il sistema democratico sono messi alla prova, e i partiti moderati devono risolvere i problemi, altrimenti potrebbero essere troppi gli scontenti che si troveranno a dover votare ancora in più per AfD e le loro tesi populiste. In quel caso finirebbe il sistema democratico, ma anche l’euro e l’Unione europea.

Non solo Cdu, ecco il futuro della Germania. Pregi e difetti di Merz secondo Piller

Conversazione con l’esperto giornalista, già corrispondente in Italia della Frankfurter Allgemeine Zeitung: “Il voto? La sinistra si è comportata come se avesse una maggioranza assoluta e come se potesse condizionare Merz. L’addio all’austerità? Anche se i tedeschi si indebitassero per 1 miliardo in più, il rapporto debito-pil salirebbe dal 60 all’ 85%. Non mi sembra un grande dramma. Se AfD aumentasse i voti? Finirebbe il sistema democratico, ma anche l’euro e l’Unione europea”

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