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Tutto è cominciato sul finire del 2015, mentre mi trovavo con la mia famiglia nella California del Sud. A quei tempi – sembra passata una vita – usavo Facebook esclusivamente per conseguire gli scopi per cui è stato progettato, cioè controllare come erano invecchiate le mie ex fidanzate.

Avevo circa centocinquanta contatti, con i quali condividevo vecchie foto, avventure scolastiche e ricordi dei professori più bizzarri. A un certo punto un’amica, che aveva creato un gruppo dove s’incontravano centinaia di mamme, mi invitò a partecipare per spiegare qualcosa sui vaccini. Mi disse che c’era molta confusione, si diffondevano molti timori e sarebbe stato utile fugare qualche dubbio. Accettai con piacere, non fosse altro perché, essendo padre estremamente apprensivo di una bambina che allora aveva 4 anni, capivo bene cosa significasse temere per il proprio figlio.

Entrai, cominciai a illustrare i vaccini, il loro funzionamento, la loro efficacia, le loro modalità di somministrazione e rimasi scioccato: erano le mamme che li spiegavano a me! Avete capito bene: gente che aveva come unico titolo di studio la tessera a punti del supermercato, che come unici esami superati poteva vantare quelli del sangue, che non sapeva cosa fossero il sistema immunitario, un virus, un batterio, un vaccino, mi faceva notare che le vaccinazioni sovraccaricano il sistema immunitario, che i virus possono danneggiare lo sviluppo del bambino, che i batteri sono benefici e comunque dalle malattie si guarisce da soli; insomma, che i vaccini – forse la più grande conquista dell’uomo – sono non solo inefficaci, ma anche pericolosissimi. Io tentavo di ribattere, ma non c’era niente da fare. Mi opponevano pagine internet strapiene di sciocchezze, finti lavori scientifici, siti dove si diceva che «un ricercatore dell’Università di [mettere il nome di una città esotica]» (espressione che ha ormai sostituito la desueta «un amico di mio cugino mi ha detto che…») aveva infallibilmente dimostrato che le vaccinazioni provocano l’autismo, l’epilessia, la forfora, la calvizie e pure gli errori arbitrali.

Di queste mamme ne ricordo una, appassionata di cucina, che pubblicava elaborate ricette con relative foto dei succulenti risultati. Voleva spiegarmi come funzionano gli adiuvanti (le sostanze contenute nei vaccini in grado di aumentarne l’efficacia stimolando in assoluta sicurezza il sistema immunitario), allora le feci notare che, mentre io non mi sarei mai permesso di insegnarle come si cucina una lasagna, lei stava invece facendomi una lezione proprio sugli argomenti che insegno ai miei studenti e ai miei colleghi durante lezioni e convegni.

Niente da fare. Lì mi accorsi che erano in tanti, e le pagine della rete e dei social network erano i pascoli dove scorrazzavano non solo indisturbati, ma pure padroni. Parlavano di cose che non conoscevano, insegnavano nozioni che non sapevano, spiegavano concetti che non avevano capito. Erano moltissimi, erano ovunque.

Avevo sempre sospettato che i babbei in circolazione fossero in quantità considerevole ma, in un solo istante, Facebook non solo confermava in maniera definitiva la mia convinzione, ma mi forniva contestualmente nome e cognome di un gran numero di loro. Da appassionato di musica mi venne in mente La Cenerentola di Rossini e mi risuonò nella testa la voce di Don Magnifico, che cantava: «Mi sognai tra il fosco, e il chiaro un bellissimo somaro; un somaro, ma solenne». Avevo incontrato i Somari. I Somari Raglianti.

Ora dobbiamo un poco intenderci: come nel vecchio film di André Cayatte, Siamo tutti assassini, nella vita siamo tutti somari. Nessuno di noi conosce tutto: io – tanto per fare un esempio – so qualcosa di vaccini, virus e batteri non perché sono particolarmente intelligente e intuitivo, ma perché li studio da una vita. Se parliamo  di come preparare una torta o come montare una presa elettrica sono somarissimo, non avendo idea di come si faccia. Però quando mi serve una torta vado in pasticceria, dove è al lavoro un esperto pasticciere, e allo stesso modo, se necessito del montaggio di una presa elettrica, chiamo un bravo elettricista. Questo precetto basilare – e per me decisamente scontato – su internet non è applicato: ci sono elettricisti che parlano di terremoti, geologi che parlano di prese elettriche, pasticcieri che parlano di terapia dei tumori e oncologi che parlano di torte. Da qui la corretta definizione di Somaro, un termine grottesco e spiritoso che in nessun modo vuole essere un insulto, ma che io, da quel momento in poi, mi misi a utilizzare per descrivere una persona che blatera di un argomento che non conosce.

Nel tempo, più scrupolosamente, avvantaggiandomi della formazione scientifica che mi appartiene, ho messo a punto la descrizione del Somaro Ragliante, giungendo alla formula esatta che oggi sono in grado di pubblicare: «Un essere umano tanto babbeo da ritenersi tanto intelligente da riuscire a sapere e capire le cose senza averle studiate». Da buon ricercatore, ho analizzato a lungo il suo comportamento, accorgendomi che la vita di branco è indispensabile a questa molesta specie: solo quando si trova circondato da simili il Somaro riesce a ritenersi molto intelligente, visto che il primario bisogno di ogni babbeo è quello di avere accanto un collega che lo rassicuri sulle sue capacità mentali. Inoltre, ragliando all’unisono, tanti asini tutti insieme possono convincersi a vicenda che non stanno effettivamente ragliando, ma intonando un gospel o una celestiale cantata di Bach. La prossimità di estranei è dunque evitata, visto che potrebbero accorgersi che non di Bach si tratta, ma di ragli sonori. La promiscuità (quella cosa che i Somari scrivono spesso «promisquità») viene quindi sfuggita con cura, attraverso una vita riservata e un generico ricondursi alle cose «naturali» che vengono considerate a priori estremamente benefiche, dimenticando che tra i genuini doni della natura, oltre al virus dell’Ebola, alle eruzioni vulcaniche, ai terremoti e alle inondazioni, devono essere annoverati il veleno più potente che esista (la tossina di un batterio chiamato botulino) e il cancerogeno più pericoloso (si chiama aflatossina ed è prodotto da certi tipi di muffe).

Alcune abitudini della specie sono singolari. Il Somaro Ragliante si nutre avidamente di stupidaggini che trova su internet: oltre alle scontate notizie riguardanti conseguenze mortali delle vaccinazioni, predilige scie chimiche rilasciate da aviogetti nonché terremoti provocati da onde elettromagnetiche emesse da alieni. Se trova una balla gigantesca, la beve con gusto. Conoscete quelli che quando un dito indica la Luna guardano il dito e non la Luna? Bene, in questo caso il Somaro non guarda né il dito né la Luna, ma dice: «Noi lassù non ci siamo mai andati, l’allunaggio è tutta una truffa!». Certo, non se la passano bene: sono circondati da avvocati a corto di lavoro, medici con procedimento disciplinare a carico e giornalisti in disuso malinconici e vocianti, che succhiano al Somaro Ragliante i liquidi (dal conto in banca); singolarmente, la vittima trae piacere da tale pratica, avvantaggiando il parassita.

La specie è tutto sommato pacifica, ma può essere dannosa: a se stessa e ad altri. Infatti, seppure in buona fede, può diffondere pericolose bugie e instillare ingiustificate paure tali da indurre le persone a comportamenti che possono avere gravi conseguenze. La brutta notizia è che sono tanti, molti più di quelli che immaginiamo.

La bella notizia è che non solo li possiamo fermare, ma possiamo anche farli tornare a essere persone normali in grado di ragionare. Perché io, che sono ottimista, so che dentro ogni Somaro c’è un cervello, e se c’è un cervello c’è speranza.

Ma come fare? Niente paura: per bloccare i Somari e per convertirli alla ragione abbiamo qualcosa di più efficace degli antibiotici, più sicuro dei vaccini, un rimedio antico ed economico. Vi state chiedendo di cosa si tratti? Ma la soluzione è molto semplice! Ne avete in mano un esemplare in questo momento.

I Somari si curano con i libri, in dosi massicce.

Burioni cover libro

Roberto Burioni

La congiura dei somari. Perché la scienza non può essere democratica

Rizzoli, 2017, pp. 176 euro 17

virus, malaria

Vaccini, chi sono i Somari Raglianti secondo Roberto Burioni

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