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Dopo 153 morti, quasi tutti giovani tra i 13 e i 18 anni, il Vaticano non ha esitato a prendere una netta posizione sulla crisi in Venezuela. Fino ad oggi, la Santa Sede è stata piuttosto tiepida nel pronunciarsi contro il regime di Nicolás Maduro. Il Vaticano fino a oggi aveva sempre auspicata il dialogo come unica via per la risoluzione della grave situazione socio-economica del Paese e il conflitto tra il governo e l’opposizione. Papa Francesco ha sempre preferito evitare la strumentalizzazione del Vaticano nel processo di mediazione e dopo i negoziati falliti del 2016 ha preferito non commentare quanto accadeva nel Paese sudamericano.

L’APPELLO DI PAPA FRANCESCO

Tuttavia, l’aggravarsi della situazione ha spinto evidentemente il Vaticano ad un netto pronunciamento contro l’Assemblea Costituente di Maduro. Oggi Papa Francesco ha chiesto che si “eviti o si sospenda” la Costituente che cercherà di riscrivere la Costituzione venezuelana, nonostante l’impresa Smartmatic, responsabile del sistema del voto elettronico, ha denunciato la manipolazione del voto del 30 luglio per l’elezione dei membri della Costituente.

Secondo il comunicato, il Vaticano è preoccupato per la situazione che vive il Venezuela e per l’aggravarsi delle tensioni dopo la giornata elettorale di domenica: “La Santa Sede chiede a tutti gli attori politici, in particolare al governo, che garantisca il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, così come alla Costituzione in vigore”. Il Vaticano chiede che sia sospeso l’insediamento della Costituente previsto per oggi, con l’obiettivo di favorire “la riconciliazione e la pace, evitando un clima di tensione scontro che ipoteca il futuro”.

Per concludere, il comunicato lancia un appello urgente “a tutta la società per evitare qualsiasi forma di violenza, invitando, in particolare alle forze di sicurezza, ad astenersi dell’uso eccessivo e sproporzionato della forza”.

LE CONDIZIONI PER LA NEGOZIAZIONE

Il Vaticano ripete quelle che sono state le condizioni per la negoziazione scritte dal segretario di Stato, Pietro Parolin, in una lettera al presidente Maduro inviata il primo dicembre del 2016: libertà dei prigionieri politici, apertura di canali umanitari per il rifornimento di cibo e medicine, rispetto del Parlamento democraticamente eletto nel 2015 e convocazione di elezioni libere.

In Venezuela il comunicato della Santa Sede non ha suscitato clamore. “Bergoglio: infallibile ma troppo tardi”, ha commentato il giornalista Alexis Correia. Ancora comunicati? I venezuelani devono fare i conti con una situazione di rischio che ha aumentato il prezzo del dollaro nel mercato nero di circa il 20 per cento in poche ore. Intanto, il governo ignora l’invito e preferisce dedicarsi alla militarizzazione della città di Caracas per garantire l’insediamento della Costituente oggi. Tra i 545 membri ci sono noti esponenti del chavismo, come Diosdado Cabello, Aristóbulo Isturiz, Delcy Rodríguez, Iris Varela, Francisco Ameliach e due membri della famiglia Maduro: il figlio Nicolás Maduro Guerra e la moglie Cilia Flores.

E MACRON? TENDE LA MANO A MADURO

In Europa sono arrivate le richieste di sanzioni contro il governo venezuelano da diverse Paesi. Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che non voterà per le misure contro Maduro all’Unione europea e sembra si sia proposto come mediatore per un’uscita diplomatica. Un caso che il presidente francese tenda la mano a Maduro? Non molto. Nel suo staff c’è gente che conosce il presidente venezuelano: Ismaël Emelien, stratega delle comunicazioni di Macron, ha disegnato la campagna elettorale di Maduro nel 2013 (qui il ritratto di Formiche.net).

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