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Al sesto test nucleare effettuato dalla Corea del Nord il 3 settembre 2017 sono seguiti rapporti che registravano scosse fino a Changchun, oltre 640 chilometri dal sito di test. Nonostante sia ragionevole pensare che tali scosse siano arrivate anche nel poco popolato estremo oriente della Russia, sia i media sia la reazione ufficiale del Cremlino sono stati piuttosto moderati. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, si è appellato alla calma e ha invitato le parti ad “astenersi da azioni che possano portare a un’ulteriore escalation di tensione”.

Nonostante la sua vicinanza geografica e i confini condivisi con la Corea del Nord, la Russia occupa un ruolo di secondo piano nella questione dello sviluppo nucleare nordcoreano; il ruolo di leader viene ricoperto da Pechino. Dopotutto, la sfrontatezza del test nordcoreano è senza precedenti e l’umiliazione per Xi Jinping è stata senza dubbio maggiore, dato che il test si è verificato alla vigilia di un vertice Brics a Xiamen, in cui era presente Putin, e che Xi intendeva utilizzare per affermare ulteriormente la leadership globale cinese. Al contrario dell’esperienza internazionale del P-5 Plus one con l’Iran, in cui era stata la Russia a giocare in prima linea, con la Cina alle sue spalle.

L’interesse di Pechino per la questione nordcoreana è legato sia alla volontà di stabilizzare la penisola, sia al suo ruolo storico di organizzatore dei cosiddetti six party talks e a quello di fornitore di cibo e carburante per la Corea del Nord. Il contributo della Russia ai six party talks, invece, è legato quasi esclusivamente agli interessi commerciali ed è decisamente marginale rispetto al ruolo di Pechino. Il ruolo secondario del Cremlino nella questione della penisola coreana non impedisce, però, a Mosca di avere occasionalmente un ruolo degno di nota. Nel 2016, gli Stati Uniti si erano impegnati primariamente con la Cina nella negoziazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in risposta al quarto test nucleare della Corea del Nord, provocando però un’obiezione degli ufficiali russi, che giudicavano il testo della risoluzione limitante nei confronti delle vendite del carburante per gli aerei alla Corea del Nord.

Nelle negoziazioni sulla recente risoluzione 2375 del Consiglio di sicurezza Onu, a seguito del sesto test nucleare nordcoreano, Russia e Cina si sono opposte alla bozza proposta dagli Usa che prevedeva l’embargo petrolifero e il blocco delle esportazioni a basso costo del lavoro per lucrare attraverso dei giochi valutari. Insieme all’adozione della risoluzione 2375, gli ufficiali russi e cinesi hanno ribadito l’invito alla diplomazia, strumento necessario per la risoluzione dello stallo nucleare nordcoreano, mostrandosi però allo stesso tempo scettici nei riguardi dell’efficacia delle sanzioni. Il ministro degli Esteri russo ha espresso il suo sostegno alla proposta cinese di doppia sospensione, che invita gli Stati Uniti e la Corea del Sud a terminare le loro due esercitazioni militari annue in cambio di una sospensione ufficiale dei test missilistici e nucleari della Corea del Nord. Gli Stati Uniti hanno però obiettato questo primo punto, ribadendo che i test nordcoreani sono meritevoli di sanzione, come tra l’altro prevede la risoluzione, mentre la prontezza militare è un elemento-chiave per una deterrenza efficace.

L’essere vittima di un raddoppio delle sanzioni americane – rivolte anche alla Corea del Nord – a causa della legislazione congressuale approvata nella prima metà di quest’anno, costituisce un altro motivo per cui la Russia potrebbe non accettare di buon grado l’istituzione di maggiori sanzioni economiche nei confronti della Corea del Nord. Il Cremlino è legato a doppio filo alla Nord Corea e, al tempo stesso, gli viene chiesto di cooperare alle sanzioni contro quest’ultima. Data la volontà della Russia di rimanere un player rilevante nelle questioni della penisola coreana, l’obiettivo primario di Mosca sarà quello di riservarsi una presenza continua nei prossimi rinnovi di diplomazia multilaterale con Pyongyang. Uno scenario più aggressivo potrebbe vedere la Russia giocare un ruolo di spicco nel contrastare gli interessi degli Stati Uniti, ma si tratta di una strategia rischiosa data l’imprevedibilità e gli evidenti costi di essere trascinati in un conflitto militare nordcoreano.

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