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La catena di attentati dell’ultimo decennio ha fatto piombare l’Europa in un clima di terrore che sta, inevitabilmente, condizionando le vite e le scelte dei cittadini europei. Per capire cosa sta succedendo nel Vecchio Continente è fondamentale partire dagli attori che stanno mettendo in scena questo atroce spettacolo del quale non si riesce ad intravedere la fine. Federico Mello, giornalista e scrittore, nel suo “La Viralità del Male”, edito da Baldini e Castoldi, mette in fila le biografie degli attentatori che hanno agito sul suolo europeo negli ultimi 10 anni.

“La biografia che mi ha colpito di più è quella di Mohamed Bouhlel l’attentatore di Nizza. Bouhlel aveva un profilo criminale e non di certo religioso. Basti pensare che due mesi prima aveva iniziato il Ramadan ma non l’aveva portato a termine, che la Polizia aveva trovato sul suo cellulare tracce di rapporti sessuali promiscui con uomini e con donne e che qualche tempo prima aveva aggredito un automobilista e per questo perso la licenza di camionista con la quale viveva” – dice Mello a Formiche.net – “I suoi vicini parlano di lui come di un uomo scontroso che si era lasciato crescere la barba solo qualche settimana prima dell’attentato. Nonostante questa “conversione” radicale last minute ha avuto una determinazione incredibile nel portare a termine l’attentato. Qualche passante provò anche a fermarlo ma lui fece tanta strada prima di fermarsi ed essere abbattuto. Questa storia secondo me è abbastanza esemplare”.

BREIVIK FANATICO CLASSICO E FANATICO MODERNO

Un ruolo di primo piano è quello che spetta a Anders Breivik, il terrorista norvegese che il 22 luglio del 2011 ha fatto strage di ragazzi sull’isola di Utoya nel corso di un campo estivo organizzato dalla Lega dei giovani lavoratori. Breivik racchiude in sé le tre direttrici analizzate nel libro. Il Cavaliere Templare, setta da lui fondata e alla quale appartiene solo lui, è un fanatico classico, vittima di utopie che diventano azioni radicali. “Lui era suggestionato dall’Eurabia, un’entità che esiste solo nella sua fantasia, un’Europa che rischia di diventare musulmana” – dice Mello – “Quindi come un fanatico classico porta alle estreme conseguenze questo tipo di paura e suggestione fino al punto di arrivare a compiere attentati terribili”. Breivik però è anche un “fanatico da cameretta”, un uomo che si è radicalizzato in totale autonomia.

“Nel fanatismo classico o nelle forme di suggestione tipiche delle sette c’è sempre una dinamica di gruppo o di gregge” – prosegue il gironalista – “Una dinamica per la quale a una continua escalation nessuno ha il coraggio di porre fine per paura di sembrare pavido rispetto al resto del branco. Un esempio lo ritroviamo negli attentatori dell’11 settembre che formavano la “cellula di Amburgo”, un appartamento nel quale tutti gli attentatori delle Torri Gemelle passarono. Invece nel caso del “fanatico da cameretta” lui è solo in un contesto non fanatico. Brevik viveva in Norvegia, in una terra civilissima. Il fanatico da cameretta è solo, in una specie di bozzolo nel quale si va ad arrotolare e dal quale si fa avvinghiare e che può portare ad esplosione di violenza”. Oltre a questo Breivik è un “fanatico dell’io”. “Quando la Polizia lo prende dice “Sono solo io”. Ha elaborato da solo le sue teorie e non ha avuto contatti con nessuno con cui confrontarsi e fomentarsi. Il ruolo di internet nella sua vita è centrale e fondamentale” – prosegue Mello – “Prima di uscire di casa manda una mail a circa 3mila indirizzi che aveva raccolto nel corso dei mesi con in allegato un “Manifesto” scritto di suo pugno. Circa 1500 pagine nelle quali esplicita la sua visione del mondo querula, piccina e narcisistica. Del resto in carcere gli verrà diagnosticato un disturbo psicotico della personalità”.

INTERNET CONFERMA LE TUE OPINIONI, QUALSIASI ESSE SIANO

I terroristi che hanno caratterizzato quest’ultimo decennio terrorizzando l’Europa sono differenti da quelli che l’Italia ha conosciuto negli anni ’70. Ciò che, tra le altre cose, li rende diversi è la mancanza di un’idea di mondo, seppur radicale e utopistica, e la rapidità nella radicalizzazione. I profili tracciati ne “La Viralità del Male” raccontano di uomini che prima di radicalizzano e poi si islamizzano, utilizzando la religione a mo’ di veste grafica con la quale rivestire i propri gesti fanatici. Questo tipo di radicalizzazione avviene di solito attraverso internet. Gli algoritmi di Google e Facebook trattano gli utenti come clienti consumatori e propongono loro sempre e solo ciò che desiderano. Questo porta, però, ad essere raggiunti solo da informazioni che non mettono mai in discussione le proprie credenze.

“Per tanti anni c’è stata la vulgata relativa all’informazione secondo la quale in futuro ognuno avrebbe le informazioni che gli interessano. E questa era vista come una forma di progresso, come una forma di servizio innovativo” – conclude Mello – “Internet è fondato sullo “You”, dà del tu all’utente. Però questo approccio è dannoso perché ci porta a rinchiuderci in una bolla nella quale tutto è consonante a noi. Senza considerare che è sbagliato credere che a noi siano utili solo le informazioni che ci interessano. Noi dobbiamo sapere anche ciò che non ci interessa. Noi non sappiamo farci un’opinione sensata su tutto per questo abbiamo bisogno di esperti. Questa, tra l’altro, è proprio una delle chimere di Internet: distruggere i corpi intermedi, disintermediare, e permettere a tutti di costruirsi una propria verità. Ma è quella non può che essere una verità solipsistica”.

Questo è un problema che Facebook sta provando a porsi, cioè ridurre l’effetto bolla. Se noi non ci muoviamo i soggetti privati non hanno alcun interesse ad implementare delle innovazioni che rendano meno interessante e meno fruibile l’esperienza dell’utente. Anche perché noi ci chiamiamo utenti ma loro ci chiamano consumatori. Pensare che il mercato si possa regolare da solo è una chimera.

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