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Immobili per un valore di oltre 500 milioni di euro grazie a contratti di acquisto “esclusi da Iva e assoggettati alle imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura fissa di euro 200”. C’è anche questo nell’accordo tra Intesa San Paolo e Tesoro per l’acquisizione di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Secondo quanto svelato dal Fatto quotidiano, il 26 giugno Fabrizio Viola e gli altri commissari liquidatori nominati da Banca d’Italia – rispettivamente Claudio Ferrario e Giustino Di Cecco e Alessandro Leproux e Giuliana Scognamiglio – hanno firmato la cessione al gruppo guidato da Carlo Messina (nella foto) dei due istituti veneti e, nel contempo, il suo chief governance officer Paolo Grandi ha siglato un contratto “riservato e confidenziale” redatto dal notaio e manager Pier Gaetano Marchetti.

PAGAMENTI SIMBOLICI

Con i due pagamenti simbolici da 50 centesimi l’uno, dunque, Intesa acquisisce il patrimonio immobiliare delle due venete. Oltre a rilevare – come ha evidenziato in una nota ufficiale diffusa proprio il 26 giugno, all’indomani del varo del decreto con cui il governo ha messo le due banche in liquidazione coatta amministrativa – crediti in bonis diversi da quelli ad alto rischio per circa 26,1 miliardi di euro; attività finanziarie per circa 8,9 miliardi di euro; attività fiscali per circa 1,9 miliardi di euro; debiti verso clientela per circa 25,8 miliardi di euro; obbligazioni senior per circa 11,8 miliardi di euro; raccolta indiretta per circa 23 miliardi di euro, di cui circa 10,4 miliardi di risparmio gestito; circa 900 sportelli in Italia e 60 all’estero, inclusa la rete di filiali in Romania; circa 9.960 dipendenti in Italia e 880 all’estero.

LE CLAUSOLE

Il quotidiano diretto da Marco Travaglio segnala anche una clausola contrattuale di cui non si era a conoscenza ovvero il fatto che la sera stessa dello scorso lunedì via XX Settembre ha versato nelle case di Intesa Sanpaolo 4 miliardi e 985 milioni di euro pena la decadenza dell’atto notarile. Soldi che servono a coprire gli esborsi per gli esuberi, 332mila euro per 3.874 persone – 3.000 di Intesa e 850 dei due istituti incorporati – e 3,5 miliardi “per mantenere inalterati i suoi ratio di capitale”.

IL NODO ESUBERI

Cifre “per gestire l’integrazione” di cui dà conto pure il comunicato di Ca’ de Sass. Interessante però quanto si legge nel contratto confidenziale, ovvero che quanto si dovesse eventualmente risparmiare per mandar via i quasi 4.000 lavoratori viene trattenuto per confluire nei dividendi futuri. Storia nota la clausola che invita a convertire in legge il decreto e a farlo senza modifiche che rendano l’operazione più onerosa per Intesa, pena la decadenza dell’accordo.

COSA HA DETTO PADOAN

Lo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha avvertito le Camere: “Non voglio considerare il caso in cui il decreto non verrà approvato, ci sarebbe la clausola di rescissione di Intesa. Sono fiducioso che il Parlamento voterà”. Nel frattempo è in corso la due diligence di Intesa sui crediti delle due ex popolari per retrocedere quelli non in bonis e quelli in bonis ma ad alto rischio. Palazzo Chigi fa sapere che è pronto a sborsare al massimo 6,3 e 4 miliardi.

ECCO IL DECRETO LEGGE DI LIQUIDAZIONE DELLE 2 BANCHE VENETE

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