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Quattro verbi. Quattro strade concrete indicate alla Chiesa e alla società civile nel segno dell’accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Non lascia spazio a interpretazioni Papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata mondiale del Migrante e Rifugiato che sarà celebrata il 14 gennaio 2018. Messaggio diffuso ieri, ma firmato il 15 di agosto. È un caso. Ma proprio in quei giorni in Italia infuriava la polemica intorno al codice Minniti sull’operato delle Ong in soccorso ai migranti nel Mediterraneo. Regole approvate dalla Cei, non senza un certo tormento da parte di ecclesiastici di primo piano che si erano spesi in ben altro giudizio. Codice benedetto dai vescovi, ma solo dopo rapporti diplomatici tra le due sponde del Tevere che hanno portato Palazzo Chigi a rivedere alcune delle posizioni più forti per rispondere alle richieste delle organizzazioni non governative.

ACCOGLIENZA DEL FORESTIERO

Non c’è distinzione tra migranti. Per Francesco tutti sono forestieri “che fuggono dalle guerre, dalle persecuzioni, dai disastri naturali e dalla povertà”. Quindi “accogliere significa offrire a migranti e rifugiati possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei Paesi di destinazione”. Perciò auspica “un impegno concreto affinché sia incrementata e semplificata la concessione di visti umanitari e per il ricongiungimento familiare”, l’adozione di “programmi di sponsorship privata e comunitaria” e “corridoi umanitari per i rifugiati più vulnerabili”.

PROTEZIONE IN CASO DI RIMPATRIO

Proteggere, sottolinea Francesco, comincia dal Paese di origine, mettendo in campo azioni di “salvaguardia dalle pratiche di reclutamento illegale”. La protezione proseguirà “per coloro che decidono di tornare in patria” attraverso “programmi di reintegrazione lavorativa e sociale”. Va tutelato il “trasferimento dei loro contributi nel caso di rimpatrio”. Proteggere significa valorizzare capacità e competenze dei migranti: “Per questo auspico che, nel rispetto della loro dignità, vengano loro concessi la libertà di movimento nel paese d’accoglienza, la possibilità di lavorare e l’accesso ai mezzi di telecomunicazione”.

PROMOZIONE DELLE DIFFERENZE RELIGIOSE

Promozione non è solo adoperarsi perché “siano valorizzate le competenze professionali dei migranti”; ma anche riconoscere “il giusto valore alla dimensione religiosa, garantendo a tutti gli stranieri presenti sul territorio la libertà di professione e pratica religiosa”.

INTEGRARE SENZA ASSIMILARE. LE RAGIONI DELLO IUS SOLI SECONDO FRANCESCO

Infine, sul quarto verbo, integrare, per Bergoglio si deve tenere conto delle opportunità “di arricchimento interculturale generate dalla presenza di migranti e rifugiati”. Cita Giovanni Paolo II, nel ricordare che l’integrazione non è “un’assimilazione, che induce a sopprimere o a dimenticare la propria identità culturale”, per indicare, senza citarlo esplicitamente, lo ius soli, come “l’offerta di cittadinanza slegata da requisiti economici e linguistici e di percorsi di regolarizzazione straordinaria per migranti che possano vantare una lunga permanenza nel paese”.

NON SOLO IUS SOLI

C’è dunque un riferimento inequivocabile allo ius soli nel documento di Papa Francesco. Ma c’è soprattutto tanto altro. La priorità, sempre e comunque, viene data alla persona e al dovere di accogliere partendo dal biblico principio che Bergoglio ricorda nell’incipit del suo messaggio, citando il libro del Levitico: “Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto”. Non ci sono, nel messaggio di Francesco, quei richiami forti alla necessità di un’accoglienza responsabile da parte dei Paesi ospitanti, che pure in passato aveva fatto propri. Dal principio biblico della reciprocità nell’essere uomini senza patria, derivano le azioni concrete che i singoli Paesi e tutta la comunità internazionale è chiamata a mettere in pratica. Che significa, per Francesco, incrementare e semplificare la concessione di visti umanitari, favorire i ricongiungimenti familiari, oltre a concedere la cittadinanza a chi nasce in un determinato luogo e a percorsi di regolarizzazione straordinaria.

PRIMA LA PERSONA DELLA SICUREZZA NAZIONALE

C’è poi un passaggio forte, quando ricorda che “il principio della centralità della persona umana, fermamente affermato dal mio amato predecessore Benedetto XVI, ci obbliga ad anteporre sempre la sicurezza personale a quella nazionale”. Con una aggiunta: “È necessario formare adeguatamente il personale preposto ai controlli di frontiera”. Ma non tanto in nome della sicurezza nazionale, come spiega il seguito: “Le condizioni di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, postulano che vengano loro garantiti la sicurezza personale e l’accesso ai servizi di base”. Il passo citato di Ratzinger, dal numero 47 della sua enciclica Caritas in Veritate, era più sfumato. Benedetto ammoniva piuttosto affinché il potenziamento dell’impresa economica mirasse a un profitto “come uno strumento per raggiungere finalità di umanizzazione del mercato e delle società”, da perseguire “anche nei Paesi che soffrono di esclusione o di emarginazione dai circuiti dell’economia globale”. L’accento di Bergoglio torna nel mezzo di un ragionamento che si apre “sull’importanza di offrire a migranti e rifugiati una prima sistemazione adeguata e decorosa”, chiudendosi con l’indicazione perché “le condizioni di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, postulano che vengano loro garantiti la sicurezza personale e l’accesso ai servizi di base”. E ancora: “In nome della dignità fondamentale di ogni persona, occorre sforzarsi di preferire soluzioni alternative alla detenzione per coloro che entrano nel territorio nazionale senza essere autorizzati”. Passaggio che, se letto con la lente dell’attualità, rimanda a certe condizioni a cui sono sottoposti i migranti in Libia più volte denunciate da Ong e organizzazioni umanitarie.

L’AGGANCIO ALLA TRADIZIONE DELLA CHIESA

L’occasione per legare il messaggio di Francesco alle ultime dichiarazioni del premier Gentiloni e il disco verde allo ius soli, è ghiotta. Ma ovviamente il Papa non si rivolge solo all’urbe italiana ma all’orbe mondiale. Eppure blinda alcuni punti chiave. Bergoglio presenta sedici citazioni in nota. Per un Papa che è solito richiamare i suoi precedenti interventi e documenti, non sembra casuale la scelta di utilizzare soprattutto riferimenti al magistero precedente. Più della metà sono ai pontefici da Pio XII a Benedetto XVI, passando per Paolo VI e Giovanni Paolo II. Importanti anche riflessioni di alcuni dicasteri vaticani precedenti al pontificato bergogliano. Si contano sulla metà delle dita di una mano le autocitazioni e ai documenti dal 2013 ad oggi. Quasi a volere ricordare ai critici che la sua posizione sulle migrazioni è, semplicemente, in linea con la Chiesa.

Papale papale, Papa Francesco apre allo Ius soli (senza citarlo esplicitamente)

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