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Dopo mesi di attesa, il piano di salvataggio del Monte dei Paschi di Siena dovrebbe finalmente ricevere il via libera dell’Europa la settimana prossima. Lo riferisce Il Sole 24 ore del 18 maggio, secondo cui “dovrebbe finalmente essere quella buona per il via libera della struttura tecnica della Dg Comp”, ossia l’Antitrust Europeo, guidato da Margrethe Vestager (nella foto), che ancora non ha emesso luce verde sul piano di Mps.

NODO ESUBERI

Ma l’ok della Commissione Europea rischia di diventare un ok “lacrime e sangue” per la banca senese. Lo ha dichiarato la stessa Vestager, in una intervista alla Stampa del 18 maggio. Il dossier Mps “sta facendo passi avanti”, ha riconosciuto la numero uno dell’Antitrust europeo, ammettendo però che gli ostacoli da superare sono ancora tanti e soprattutto c’è il nodo legato ai tagli del personale “che è sempre molto doloroso”. “Noi non chiediamo di licenziare dipendenti – ha spiegato Vestager – ma va tenuto in considerazione un aspetto: di solito la metà dei costi è per il personale. Quindi quando si parla di ridurre i costi si finisce sempre sul numero dei lavoratori, ma anche sugli stipendi dei dirigenti. È sempre stato così per tutti i casi simili finiti sul tavolo della Commissione dalla crisi finanziaria: circa 120 casi. E purtroppo è sempre molto molto doloroso per le persone coinvolte e per le regioni in cui ciò accade”. Da tempo, era evidente che Bruxelles stesse rimettendo mano al piano presentato dall’istituto di credito guidato da Marco Morelli.

LA DIALETTICA CON LA BCE

Nella medesima intervista, Vestager ha, ancora una volta e se mai ce ne fosse stato bisogno, confermato il non allineamento con la Banca centrale europea. Da ricordare che Francoforte per Mps aveva già a dicembre indicato un fabbisogno di 8,8 miliardi (di cui, si è calcolato fino a ora – ma a questo punto non si escludono sorprese – 6,6 da parte dello Stato italiano con la ricapitalizzazione precauzionale, previa conversione in azioni delle obbligazioni subordinate). Da tempo si sosteneva che tra le due autorità, la Bce più concentrata sulla solidità delle banche e la Commissione Ue più sul nodo degli aiuti statali, ci fosse divergenza di vedute e si pensava che proprio questo fosse alla base dei continui slittamenti dell’ok al piano senese. “Non va dimenticato – ha ammesso Vestager nell’intervista – che noi e la Bce abbiamo diverse responsabilità. La Commissione deve assicurare che le autorità italiane intervengano nel quadro delle regole comuni, mentre la Vigilanza ha il compito di sorvegliare la banca. Loro fanno il loro lavoro e noi facciamo il nostro. Se ritengono necessarie ulteriori discussioni, spetta a loro dirlo in base alle responsabilità di vigilanza”. La differenza di vedute tra autorità è uno dei prezzi da pagare per il fatto di essere, proprio come nel caso di Mps, la prima banca che chiede il salvataggio con la ricapitalizzazione precauzionale che implica l’intervento pubblico.

LA QUESTIONE VENETA

La richiesta del medesimo tipo di salvataggio, in un secondo momento rispetto a Mps, è stata avanzata dalla Popolare di Vicenza e da Veneto Banca, per le quali la Bce ha individuato un fabbisogno complessivo da 6,4 miliardi. Il 17 maggio, il sottosegretario al ministero dell’Economia e delle Finanze, Pier Paolo Baretta, intervenendo alla tavola rotonda organizzata dalla Fisac Cgil sugli scenari economici in Europa, si è detto fiducioso che la questione Mps si possa chiudere “in tempi brevi”, con l’ok dell’Europa. Baretta, nello stesso tempo, ha ammesso che “forse un po’ più complicata è la questione delle venete”. In particolare, secondo il sottosegretario all’Economia, “l’economia del Triveneto è una tra le più importanti d’Europa e il crollo di due banche, della dimensione delle venete è un problema non solo locale ma ha delle ha conseguenze di sistema vere e proprie”. Baretta è inoltre intervenuto sulla questione dei maxi esuberi che pare possano essere domandati dall’Europa alle banche italiane in crisi: “Chi pensa che il bail-in (la nuova regolamentazione sui salvataggi bancari, che limita alla ricapitalizzazione precauzionale l’intervento pubblico, ndr) debba essere applicato farà di tutto perché i piani industriali siano più duri anche del necessario, ma su questo il governo ha un dovere pubblico perché il risultato del decreto è che diventiamo noi gli azionisti e diventare azionisti con un disastro sociale è un controsenso che non ci possiamo permettere”. Del resto, più parti, negli ultimi mesi, hanno invitato il governo di Paolo Gentiloni, e in particolare il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, a difendere le banche italiane, cercando di ottenere in tempi stretti l’approvazione di piani di salvataggio che non siano lacrime e sangue.

mps,

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