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I conservatori americani ovviamente l’hanno presa malissimo. A parte qualche Finally! di entusiasmo per il forte rimbrotto all’amministrazione Trump e al presunto network di fondamentalismo religioso che ne sostiene l’agenda, per il resto la reazione degli Usa all’articolo di Civiltà Cattolica è un mix tra sorpresa, amarezza e punte di rabbia. Ancora da apprezzare nelle sue conseguenze dopo la descrizione di un Paese, gli Stati Uniti, dipinto come sostenuto da una “visione manichea” che si nutre della paura e genera un “ecumenismo dell’odio” tra fondamentalisti evangelicali e integralisti cattolici. In generale prevale lo smarrimento. Perché il giudizio di due uomini molto vicini a Jorge Mario Bergoglio – il direttore del quindicinale dei gesuiti e il coordinatore dell’edizione argentina dell’Osservatore Romano – è così chiaro da avere bisogno di tempo per metabolizzare il colpo. Come sottolinea il vaticanista inglese Austen Ivereigh, Civiltà Cattolica ha toccato un nervo scoperto.

“ANTIAMERICANISMO CHE DANNEGGIA SANTA SEDE E PAPA”

Di strano e inquietante antiamericanismo scrive il Catholic World ReportSamuel Gregg così conclude la sua recensione al saggio firmato a quattro mani dal gesuita Antonio Spadaro e dal presbiteriano Marcelo Figueroa: “Il Papa e i suoi consiglieri sono liberi di avere opinioni diverse sulle nazioni. Ma dovrebbero svilupparsi da una comprensione accurata della storia di un paese. E questo manca nell’articolo di Spadaro-Figueroa”. Per Gregg “il danno più grande è per la credibilità della Santa Sede come serio interlocutore sulla scena internazionale. Non ne beneficia nessuno, più di tutti Papa Francesco”. Non è un giudizio da sottovalutare. Gregg è research director dell’Acton Institute, think tank statunitense alfiere di un capitalismo informato dai valori religiosi. Nel 2014 premiò indirettamente Papa Francesco, assegnando il suo più prestigioso riconoscimento a un economista che tesseva le lodi di Bergoglio, paladino del libero mercato.

TESTO SUPER BLINDATO DALLA SANTA SEDE

Anche il portale Crux, che certo non è da ascrivere alle categorie progressismo-conservatorismo, boccia lo studio della rivista dei gesuiti come mediocre e male informato, privo di argomentazioni sostanziali e che quindi danneggia il Papa. Ci si rammarica che la Segreteria di Stato non sia intervenuta prima della stampa e si auspica una tempestiva correzione. Ma Spadaro ha già blindato il testo. Per sovrammercato di informazione, in una intervista concessa al magazine dei gesuiti America, tiene a precisare quanto già noto: come ogni altro pezzo di Civiltà Cattolica, anche questo è stato letto e approvato in Vaticano. Sul punto insiste Alberto Melloni in una analisi del saggio uscita oggi su Repubblica. A suo dire i correttori delle bozze sono stati tre: il segretario di Stato Pietro Parolin, il segretario per i Rapporti con gli stati Paul Gallagher e, soprattutto, Papa Francesco. Per lo storico della Scuola di Bologna sono loro ad avere “avallato e/o provocato questa denuncia teologico-politica molto netta”.

LO SCONCERTO DELL’ALT-RIGHT

La prospettiva che quanto uscito rifletta la posizione del Papa è “spaventosa”, denuncia Catholic Culture: “Il Vaticano si è buttato a capofitto in un dibattito partigiano interno ad una società che non capisce”. Ne esce un saggio “scritto dal punto di vista di persone che si formano la loro opinione sugli Stati Uniti da riviste di sinistra piuttosto che dall’esperienza”. Perché, si domanda il direttore Phil Lawler, “questo attacco agli alleati naturali degli insegnamenti cattolici tradizionali? E perché le figure più influenti del Vaticano di oggi vogliono allontanarsi da questi insegnamenti e formare una nuova alleanza con la modernità?”. Per Spadaro-Figueroa gli evangelici fondamentalisti e i cattolici integralisti si incontrano “sul terreno di questioni considerate genericamente morali o legate ai valori”. Così facendo finiscono per promuovere un “ecumenismo del conflitto che li unisce nel sogno nostalgico di uno Stato dai tratti teocratici”. Secondo Thomas Williams, corrispondente da Roma per Breitbart, la piattaforma dell’Alt-right Usa, Spadaro e Figueroa invece di “costruire ponti hanno eretto un muro di pregiudizi impossibile da scalare”. Breitbart News è stato a lungo diretto da Steve Bannon, oggi chief strategist di Trump, randellato da Civiltà Cattolica come “sostenitore di una geopolitica apocalittica”.

ARMA IN MANO AGLI ENTUSIASTI CONTRO I TRADIZIONALISTI

A scuotere l’albero del conservatorismo e dell’eccezionalismo americano, il quindicinale dei gesuiti raccoglie anche i frutti di commenti entusiastici. Al momento pochi. Il National Catholic Reporter brinda esclamativo: Finalmente!. “Finalmente e con autorevolezza si è riconosciuta la distorsione del cristianesimo operata dai conservatori, più interessati alla politica che alla religione. Finalmente dal Vaticano si dichiara che c’è qualcosa di non cristiano nella visione del mondo manichea adottata da troppi leader politici degli Stati Uniti, che pone il governo americano nel ruolo di salvatore mondiale e che spinge al conflitto con qualcuno (chiunque?) per giustificare i bilanci del Pentagono e la vendita delle armi”. Se lo scopo di Civiltà Cattolica era indicare la via dei ponti di Francesco, per Michael Sean Winters che ha firmato il pezzo è faccenda evidentemente non rilevante, dal momento che dedica sprezzanti giudizi a pubblicazioni e autori cattolici tradizionali. E pure alla Conferenza episcopale, quando scrive che “finalmente si riconosce che esiste un limite alla preoccupazione per la libertà religiosa, che non può costituire un alibi ai credenti religiosi per assentarsi da altre preoccupazioni né tanto meno sfidare la laicità dello Stato”. La conferenza episcopale Usa aveva molto valorizzato l’impegno per la libertà religiosa di Trump. Lo aveva fatto anche il Vaticano dopo l’incontro di The Donald con Francesco.

NEL MIRINO ANCHE I VESCOVI USA?

L’impressione che tra gli obiettivi dell’articolo di Civiltà Cattolica ci sia anche una correzione dei vescovi Usa si rafforza leggendo il breve commento del direttore del Sismografo, pubblicazione considerata molto vicina al Vaticano. Per Luis Badilla è singolare che sui temi sollevati da Spadaro e Figueroa non abbiano parlato per primi i vescovi degli Stati Uniti: “La questione non è irrilevante e certamente non lo sarà nel futuro. Vedremo cosa accadrà dopo il silenzio imbarazzante di queste ore”. Il commento è stato prontamente rilanciato via Twitter da padre Spadaro.

ALLEN: NERVI SALDI, SIAMO AMERICANI

Per John Allen (qui), tra i più autorevoli vaticanisti degli Stati Uniti, l’articolo, letto insieme alle scelte dei vescovi operate da Francesco, conferma l’impressione che il Papa e la sua squadra di governo stiano consapevolmente cercando di orientare l’ehtos della Chiesa americana lontano dall’attenzione all’identità cattolica, e all’insistenza sulle battaglie culturali, verso un approccio che percepiscono più ampio e pastorale. Allen ricorda che non è la prima volta che il Vaticano giudica “manichea” la cultura politica americana. Ai tempi della guerra in Iraq (regnante Giovanni Paolo II), il cardinale Pio Laghi definì la determinazione militare di George W. Bush “qualcosa di calvinista”. Che è una rigidità, un senso dualistico tra bene e male. In questo senso, “Spadaro e Figueroa hanno fornito un servizio nello scoprire le carte” dell’interpretazione del Vaticano sulla faccende Usa. Fin qui Allen. Rimane da rispondere alla curiosità su quale saggio Civiltà Cattolica avrebbe mandato in stampa se alla Casa Bianca oggi sedesse Hillary Clinton.

Papa

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